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Colombia, attacco armato contro la Comunità di Pace di San José de Apartadò. I volontari trentini "Situazione grave"

La comunità è stata vittima di un attacco di un gruppo neoparamilitare. Nei primi mesi del 2018 alcuni volontari trentini dell'Operazione Colomba arriveranno in Colombia per proteggere, con la loro presenza, le persone che vivono su quel territorio

Di Giuseppe Fin - 31 dicembre 2017 - 18:04

COLOMBIA.  “Aiutateli a rimanere vivi”, questa la richiesta di aiuto che arriva dai volontari dell'operazione Colomba, il Corpo di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII, che si trovano in Colombia in difesa della Comunità di San José de Apartadò. Un impegno che vede in prima linea anche il Trentino e che nel 2018 porterà alcuni volontari da Trento in Colombia.

 

Stiamo parlando di una comunità di circa 200 – 300 persone che venerdì scorso, alle 10.15 ora locale, è stata vittima di un attacco armato dove quattro uomini appartenenti a gruppi neoparamilitari che hanno cercato di assassinare il leader della Comunità di Pace, Germàn Graciano Posso.

 

 

I volontari dell'Operazione Colomba, che da mesi denunciano l'escalation di minacce, sono stati testimoni diretti dell'attacco. Sul posto, in quel momento, tra i 4 volontari presenti, nessuno era trentino ma il progetto di aiuto dal 2013 è stato supportato anche dalla Provincia di Trento che, di recente, ha stanziato un aiuto finanziario all'associazione Quilombo Trentino (che riunisce i volontari trentini dell'operazione Colomba) che permetterà con il nuovo anno di programmare delle attività anche nella Comunità di San José de Apartadò.

 

In Colombia, purtroppo, la situazione è molto instabile e nonostante la firma degli accordi di pace con le Farc, esistono dei gruppi neoparamilitari dei quali lo stato nega l'esistenza ma che un po' alla volta stanno prendendo possesso del territorio mettendo in ginocchio i contadini e comunità intere. Da anni la Comunità di San Josè ha scelto di non partecipare in nessun modo, diretto o indiretto, ad un conflitto armato che sta provocando profughi e vittime. Proprio per questo i volontari di Operazione Colomba proteggono, con la loro presenza, le persone che vivono in questa comunità.

 

 

“L'impegno dei volontari – spiega Fabrizio Bettini, coordinatore provinciale dell'operazione Colomba e appartenente all'associazione Quilombo Trentino – è quello di proteggere le persone che  sono continuatamente minacciate da ormai 18 anni. Questi gruppi neoparamilitari obbligano i contadini che operano al di fuori della comunità a coltivare la coca e cercano di impossessarsi di nuovi spazi”.

 

La situazione con il passare del tempo si è aggravata e le richieste di aiuto da parte dei volontari sono rimaste spesso inascoltate.

 

Nell'ultimo attacco i paramilitari hanno cercato di rinchiudere in una stanza diversi membri della Comunità presenti, minacciandoli di morte con le loro armi. Questi sono riusciti a disarmarli e a immobilizzarne due. Nella colluttazione sono rimasti leggermente feriti i due aggressori, German e altri membri della Comunità. I due uomini sono stati trattenuti in attesa dell’arrivo della Defensoria del Pueblo, organo istituzionale con lo scopo di monitorare e tutelare i Diritti Umani.

“La pressione delle minacce sulla comunità era aumentata negli ultimi mesi – spiega Bettini - per questo è stata chiesta una forte mobilitazione di pace anche per far sapere la situazione in cui vivono tutto queste persone”.

 

Come già detto nel 2018 altri volontari trentini si recheranno nella comunità di San José de Apartadò per portare avanti diverse attività tra le quali quelle di accompagnamento e difesa delle persone dai gruppi neoparamilitari. Tra questi volontari ci sarà anche Giorgia Segata che già in passato ha preso parte all'operazione Colomba in Colombia. “Sono stata in questa comunità già per due anni e mezzo – ci racconta – e l'attacco di venerdì è avvenuto nel villaggio principale dove vivono circa 150 persone. Noi volontari viviamo proprio all'interno della comunità e accompagniamo soprattutto i membri del consiglio che si devono spostare da un villaggio all'altro o per lavorare semplicemente la terra”.

 

Tra pochi mesi Giorgia tornerà in Colombia. “Sarà per un breve periodo – ci spiega – perché il legame è comunque rimasto molto forte”.

 

Nel comunicato divulgato dopo l'ultimo attaccato dei gruppo neoparamilitari, la Comunità di Pace di San Josè riferisce di aver interloquito con il Vicepresidente della Repubblica Colombiana, General Óscar Naranjo, il quale “ha promesso di esaminare l'enorme complicità della Forza Pubblica presente nella regione” che è, secondo la Comunità di Pace, “il fattore chiave della grande libertà di azione con la quale i paramilitari si muovono nella zona”.

 

 

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