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La Santa Lucia che non c'è più, insediata dagli acquisti online e dai regali senza identità

Un tempo si trovavano i doni magicamente donati dalla santa. Regali, se valutati con parametri attuali,  decisamente ridicoli, ma dotati di una carica simbolica come forse nessun attrezzo computerizzato potrà mai suscitare

Di Nereo Pederzolli - 12 dicembre 2017 - 18:01

TRENTO. E’ la santa del giorno, un tempo la più amata dai bambini. Portava doni, rilanciava la magia dell’attesa, il fascino del ‘non vedere, ma toccare’ ( non a caso è la protettrice dei non vedenti ), appagando le richieste dei più piccini con semplici regali, senza alcuna ostentazione, solo per soddisfare la bramosia di un frutto strano, di un oggetto per giocare, da condividere con gli amici più cari. 

 

Santa Lucia 2017: che fare? Nella frenesia del ‘tutto e subito’, di poter vedere in tempo reale ogni possibile soluzione alle regalìe del momento, la ‘santa con l’asinello’ sembra davvero un retaggio d’altri tempi. Dimenticata, sostituita, per certi versi ridicolizzata. Insidiata da Babbo Natale, da campagne promozionali dove tutto luccica e deborda.

 

Basti pensare che lo shopping natalizio è sempre più on-line. In Italia cresce del 16%, più del doppio della media europea, e raggiunge un valore medio di 170 euro, destinati prevalentemente a cibo, viaggi e svaghi. Spesa ‘in rete’ quantificabile in 72 euro a famiglia. Il web, i social. Senza attese. il regalo senza identità, stupire al posto dello stupore.

 

Quello che un tempo, la notte tra il 12 e 13 dicembre, per i bambini delle famiglie contadine, diventava sogno. Concreto. Perché al risveglio - nel piatto con carote, un pizzico di farina e sale, deposto questa sera sul davanzale della finestra della cucina di casa – si trovavano i regali, magicamente depositati dalla santa. Doni – se valutati con parametri attuali – decisamente ridicoli, ma dotati di una carica simbolica come forse nessun attrezzo computerizzato potrà mai suscitare. 

 

Perché nel piatto si trovavano pochi oggetti: trenino in legno, un paio di scarponcini, berretti di lana o maglioni per sfidare l’inverno. Ai più fortunati la ‘santa’ portava la slitta, rarissimamente gli sci. Ma a tutti deponeva nel piatto qualche mandarino, magari assieme ad un paio di arance o – ancora più insolito – un pompelmo. Era la prima ‘contaminazione’ del gusto tra sud e nord, tra mediterraneo e Dolomiti. Regali educati, si potrebbe dire.

 

Santa Lucia tra riti e ricordi. Ogni comunità montana ‘ripassava’ canti popolari, cadenze fonetiche dialettali, filastrocche da tramandare, per non disperdere suoni, per legare ai ricordi non solo i saperi, pure la genuinità dei sapori dei doni natalizi. Senza svelare ai bambini, senza farlo troppo capire, che i regali arrivano da mamma e papà…

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