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| 25 ott 2017 | 18:35

''Mi avete offerto soldi per andare via e stare zitto''. Il direttore della Cantina di Mori contro il cda che l'ha messo fuori

Durante l'assemblea dei soci della Mori Colli Zugna Luciano Tranquillini, accusato di 'disallineamenti sul bilancio' si è difeso: "Non ha rubato niente nessuno, e tutti sapevano di questo". Ma la testa che salta è solo la sua

di Donatello Baldo

MORI. L'assemblea dei soci della Cantina Mori Colli Zugna ha riempito l'auditorium. La convocazione di ieri è arrivata dalla base, una richiesta seguita alla notizia delle 'ferie forzate' che sono state imposte al direttore Luciano Tranquillini.

 

Un clima teso, tanto teso che il consigliere provinciale Claudio Civettini che si voleva intrufolare è stato messo fuori: non è socio, e se n'è dovuto andare borbottando. In sala, aperta l'assemblea, una pressante domanda di chiarimenti aleggiava palpabile nell'aria.

 

Si è iniziato con l'illustrazione del bilancio. Il direttore Tranquillini ha spiegato che anche quest'anno ci sarà il segno più, che i conti non sono ancora stati fatti ma che dalle prime stime sembra che la crescita continui. Poi ha concluso e ha comunicato che le ferie le ha finite, che ora è sospeso. Di questo l'assemblea era informata, le voci corrono e anche i giornali ne avevano parlato.
 

Non ho più la fiducia da parte di questo cda – avrebbe detto in conclusione – chiedete a loro cosa sia successo”. E a quel punto il direttore ha indossato i panni del semplice socio, con diritto di parola. Ma la parola a questo punto è passata al presidente che però non ha spiegato tanto, rimanendo un po' sul vago.

 

C'è stato un problema di disallineamento sul bilanci – avrebbe spiegato Saiani ai soci – e per cautelarci abbiamo siamo arrivati a questo”. Questo, solo questo, senza aggiungere altro. Troppo poco per un'assemblea convocata per capire e approfondire

 

All'assemblea questo non è bastato, i soci si sono un po' scaldati: “Non si può cacciare il direttore senza sapere cosa sia successo”, hanno detto coloro che sono intervenuti dal pubblico. Ma il presidente, con vicino l'avvocato che nell'orecchio suggeriva cosa dire e cosa no, si è tenuto abbottonato.

 

“Ma qual è il danno? Possiamo saperlo?”. E con l'assenso dell'avvocato questo è stato detto. “Mancano poco più di duemila ettolitri sul bilancio di esercizio”, ha spiegato. Spiegando anche che qui nessuno accusa nessuno, ma che il direttore deve assumersi le sue responsabilità.

 

Ma le accuse, nemmeno quelle velate, sono ovviamente sgradite al direttore, che intervenendo ha voluto chiarire che il ladro non è lui, che non è sparito niente, né vino né soldi. Che dopo tanti anni di lavoro non sopporta di veder sporcata la sua onorabilità.

 

Passare da mascalzone non gli va, e ci mancherebbe altro. “Tutti sapevano di quello che non è altro che un errore contabile, semmai un illecito di tipo amministrativo che si risolve con una multa, nulla di penale, nulla di illegale e men che meno si tratta di qualcuno che si sia intascato qualche cosa”. Ma la responsabilità è soltanto del direttore?

 

No, a quel che ha detto Luciano Tranquillini. Le scelte e le decisioni sono collegiali, in cantina si lavora in squadra e tutti erano informati. E all'assemblea, rivolto al presidente, dice questo: “Ditelo che mi avete offerto soldi per andare via e rimanere zitto”.

 

Nessuno del consiglio ha ribattuto su questo argomento, tutti sembra abbiano taciuto, anche il presidente, forse su consiglio dell'avvocato. Ma la proposta dei soldi Tranquillini l'ha declinata: "Perché ho una dignità".

 

Ma anche perché se avesse accettato quello che poi, a margine, ha definito un tentativo di accordo tombale, non avrebbe nemmeno potuto partecipare all'assemblea dei soci. “Ieri notte ho dormito tranquillo – si limita a dire al telefono, all'indomani dell'incontro – perché quello che dovevo dire l'ho detto, rinunciando ai soldi per potermi spiegare in assemblea”.

 

Ma si sapeva o no? Lo chiede l'assemblea. Il presidente è stato sempre abbottonato, a quel che dicono quelli che all'assemblea ci sono stati. Ma non si sa se per astuzia o ingenuità, ad ammettere che tutti sapevano di questo 'disallineamento' è il vicepresidente Francesco Moscatelli

 

Ammette che lo sapeva, che si sapeva, che la cosa andava sistemata diversamente. La cosa, da quel che si capisce, ha a che fare con la certificazione del bilancio. "Questa certificazione - spiega Tranquillini il giorno dopo l'assemblea - sembra debba passare attraverso il taglio della mia testa". 

 

"Alle feste se non mi invitano io non ci vado", spiega a chi gli domanda se vorrà rimanere al suo posto e dare battaglia per mantenerlo anche in futuro. Farà forse causa, impugnerà la sospensione. Quasi impossibile che accetti di rientrare passando dalle forche caudine quando la 'cosa' sarà sistemata. 

 

Qualche rammarico? "Quello di non aver preteso fino in fondo che a fronte di due milioni in più di di fatturato fosse aumentato il personale amministrativo. Se ci fosse stato non sarebbero stati fatti errori, anche se ripeto: nessuno ha rubato niente, soldi non ne mancano, il problema è tutto interno alla cantina". 

 

 

 

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