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Tranquillini e Franchini, due dei migliori enologi delle nostre cantine "fatti saltare" perché troppo innovativi?

Ferie forzate per il wine maker della cantina sociale Mori Colli Zugna e per l'enologo della Cantina sociale di Ala. Entrambi – non per caso … - sono tra i promotori di un ‘manifesto’ che ripensa il modo di gestire il ‘vigneto Trentino’

Luciano Tranquillini con le famose anfore
Di Nereo Pederzolli e Sergio Ferrari - 25 settembre 2017 - 19:02

TRENTO. Via o meglio cacciati via. Due tra i più conosciuti enologi trentini hanno dovuto lasciare le rispettive cantine sociali, senza poter controllare quel ‘ribollir dei tini’ che in questa stagione è musica enologica. Ribolle, per contro la rabbia, per una scelta per certi versi incredibile. Perché Luciano Tranquillini, da anni wine maker della cantina sociale Mori Colli Zugna, da venerdì scorso è in ‘ferie forzate’. Via dalla mega struttura ipertecnologica che si nasconde sotto la montagna che da Mori porta al Baldo. Stessa sorte – anche se maturata da qualche mese – per l’enologo della Cantina sociale di Ala, Franco Franchini, da sempre in prima fila per la valorizzazione della ‘sua valle’, la bassa Vallagarina, dove è nato (figlio d’arte, suo padre fattore della Tenuta San Leonardo di Borghetto) e dove ha sempre operato nell’azienda vitivinicola che fa capo al Gruppo Mezzacorona.

 

Due casi apparentemente diversi, ma che chiamano in causa il ruolo degli enotecnici legati al mondo della cooperazione. Nessuna dichiarazione ufficiale, in primis dai diretti interessati. Neppure dai vertici delle cantine – decisioni maturate al chiuso delle riunioni dei consigli d’amministrazione – che per ora non hanno coinvolto né i gruppi di riferimento (Cavit, per Mori) e neppure il Consorzio Vini del Trentino. Uno stop impensabile. Che nessun enologo avrebbe mai immaginato. Lo ribadisce pure Goffredo Pasolli, presidente trentino dell’associazione di categoria. La professionalità di Franchini e Tranquillini ha riscontri a dir poco entusiasmanti. Per il rilancio delle rispettive zone, per la sperimentazione enologica. Specialmente per Luciano Tranquillini, tra i primi a gestire la cantina con tecniche altamente computerizzate e nel contempo sperimentare vasi vinari in terracotta, anfore fatte a Mori, dalla famiglia Tava, storici produttori di stufe ad olle.

 

Anfore per vini intriganti, pochissime bottiglie, testimoni di stile e ricerca enologica ‘copiate’ da una miriade di cantinieri. Con imminenti progetti spumantistici e per trasformare il Baldo in un grande bacino di biodiversità viticola. E' stato in prima fila per la cosiddetta ‘zonazione’ del Baldo e della Val di Gresta, con immediate positive ricadute – d’immagine ed economiche – su tutto l’areale. Franco Franchini – stando a ad alcuni soci della sociale di Ala – avrebbe più volte ribadito la necessità (per la cantina) di avere maggior autonomia rispetto al gruppo Mezzacorona. Più identità alense, magari una linea di vini specifica, per rispettare l’origine lagarina dei prodotti di una cantina – finora – usata prettamente come centro di conferimento di uve riservate ad ‘entrare’ in vini rotaliani.

 

Entrambi – non per caso … - sono tra i promotori di un ‘manifesto’ che ripensa il modo di gestire il ‘vigneto Trentino’. Gli enologi che scendono davvero in campo. Contro assurde contrapposizioni, per un Trentino vitivinicolo più coeso, deciso a ‘fare squadra’ indipendentemente se le uve sono destinate a vini cooperativi o a micro produzioni di vignaioli indipendenti. Licenziamenti dunque che chiamano in causa non solo le gestioni delle cantine sociali, ma tutto quanto ruota attorno il comparto vitivinicolo locale. Un settore che stenta – nonostante i buoni risultati del Trento DOC e la potenza commerciale dei colossi enologici come Cavit, Mezzacorona, Lavis, per non parlare dei successi del Gruppo Ferrari – stenta ad essere unanimemente ritenuto ai vertici del buon bere nazionale.

 

Due enologi costretti a lasciare. Sconcerto e interrogativi. Un caso che richiama quello legato ad una simile vicenda avvenuta ad Isera qualche anni addietro: Andrea Moser, enologo di grandissime capacità, che dopo solo un paio di vendemmie ha ‘dovuto’ lasciare Isera, destinazione Caldaro. Diventando subito uno dei leader della nuova enologia, non solo altoatesina. E ancora. Due enologi presi di mira per tarpare progetti innovativi? Per tutelare solo i progetti commerciali e non il ruolo dei soci conferenti? Domande per ora senza risposta. Neppure da parte dell’assessorato provinciale all’agricoltura.

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