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Atti processuali negati ai 'pro-vita'. Un'altra vittoria di Alexander Schuster, l'avvocato che difende i diritti civili

Partendo dalla vicenda di due madri che aspettano di essere riconosciute entrambe nell'atto di nascita del figlio, il legale trentino ha sollevato la necessità di tutelare la riservatezza delle ricorrenti dalla prassi che concedeva alle associazioni costituite nel processo di accedere ad aspetti intimi delle vicende trattate. Il presidente della Corte costituzionale ha deciso in loro favore

Di Donatello Baldo - 06 dicembre 2018 - 17:52

TRENTO. Un'altra vittoria per l'avvocato Alexander Schuster, sempre sul tema dei diritti civili. Questa volta una questione giuridica è stata sollevata davanti alla Corte Costituzionale, a cui Schuster e il collega Zeno-Zenocovich si erano rivolti per chiedere di interrompere una prassi giudicata lesiva della privacy.

 

Con provvedimento reso pubblico in queste ore sulla homepage della Corte costituzionale, il presidente della Corte Lattanzi ha deciso di far prevalere la riservatezza, innovando così quella prassi contestata da Schuster che consentiva a chiunque – bastavano poche righe d’intervento – di accedere a tutti gli atti di causa in giudizi pendenti.

 

Il fatto da cui ha preso il via questa istanza deriva dalla vicenda di due madri pisane e del loro figlio, ai cui atti - contenenti dati personalissimi - potevano accedere l’associazione “Vita è”, rappresentata dal senatore leghista Simone Pillon, e il “Centro studi Livatino”, in quanto intervenuti nel giudizio. "L’istanza delle madri rivolta al presidente della Corte - scrive l'avvocato - trova così una giusta risposta e pone fine ad una prassi che si prestava all’abuso".

 

Da molti anni bastava intervenire con poche righe scritte per avere accesso agli atti di causa. Le questioni che giungono in Corte coinvolgono spesso questioni rilevanti per la sicurezza dello Stato, ma anche vicende intime, come la fecondazione assistita, la storia adottiva di un minore, divorzi, i percorsi di vita delle persone transessuali.

 

Le due donne di Pisa attendono il giudizio sul diritto del loro figlio, nato in Italia tre anni fa, di avere un atto di nascita che le riconosca entrambe madri. Preso atto dell'intervento delle associazioni, di cui due manifestamente contrarie alle loro richieste, le due donne rappresentate anche da Schuster hanno chiesto che a questa prassi fosse posto termine, perché contraria alle regole processuali comuni e perché incompatibile con la tutela della riservatezza dei dati personali contenuti negli atti di causa.

 

Dopo la decisione favorevole del presidente della Corte costituzionale, le madri esprimono soddisfazione per un processo che rientra nei confini naturali delle sole parti coinvolte. Per l’avvocato Schuster "questa prassi aveva sollevato dubbi in me sin dalla mia prima esperienza in Corte costituzionale nel 2010 con la sentenza sul matrimonio gay. Essa consentiva fino a ieri ad associazioni contrarie ai diritti delle donne e delle minoranze l’accesso senza filtro a informazioni assolutamente personali".

 

Ma aggiunge che "rimane ancora aperta la questione che abbiamo posto quanto all’opportunità che chiunque intervenga abbia diritto di prendere la parola in udienza, sottraendo di fatto tempo e spazio a chi deve difendere le libertà costituzionali di persone concrete: le vere parti del processo".

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