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Beccato dopo 48 ore di appostamento spacciatore truffato a sua volta dai colleghi criminali

I carabinieri di Mezzolombardo hanno atteso per due giorni che qualcuno andasse a recuperare i 4 chili di hashish nascosti davanti alla stazione di Mezzocorona. Ma all'apertura del ''pacco'' la scoperta: dei 4 chili di droga 1 era di sapone

Di Martina Lucia Zambelli e Martin Fedrizzi (Liceo Prati) Margherita Zocca (Da Vinci) - 14 June 2018 - 13:31

MEZZOCORONA. L'appostamento è durato oltre 48 ore e alla fine ha condotto i carabinieri della stazione di Mezzolombardo all'arresto di un giovane 20enne di origini tunisine. Era indirizzato a lui l'ingente quantitativo di hashish nascosto in un albergo abbandonato davanti alla stazione dei treni di Mezzocorona ed è stato colto in flagranza di reato.

 

Oltre 3 chili di hashish divisi in 30 panette più una serie di saponette che, evidentemente, rappresentavano un ''pacco'' per il giovane convinto di andare a prelevare non 3 chili ma 4 di sostanza stupefacente. L'operazione dei carabinieri si è protratta per oltre due giorni, ed ha preso il via in seguito a numerose segnalazioni dei cittadini, che si erano lamentati in più occasioni per i movimenti sospetti in zona stazione. Le forze dell'ordine si sono introdotte nella struttura dismessa e hanno rinvenuto quelli che si apparentemente erano 4 chili di hashish.

 

I carabinieri della sezione di Mezzolombardo si sono, quindi, appostati per 48 ore in attesa che arrivasse qualcuno a recuperarli. Nel pomeriggio di venerdì è entrato nella struttura il giovane in questione, residente a Roveré della Luna. Subito è stato fermato e arrestato. Non ha opposto resistenza, tuttavia è rimasto incredulo quando i carabinieri hanno appurato che 1 dei 4 involucri da 1 chilo non conteneva hashish, bensì saponette dall'aspetto e dalla consistenza simile alla sostanza.

 

L'intervento, portato avanti con grande tenacia e impegno dai militari dell'Arma di Mezzocorona, ha portato inoltre al ritrovamento di numerosi oggetti di refurtiva nell'abitazione del ventenne. Si tratta soprattutto di apparecchiature elettroniche, tra cui computer e fotocamere appartenenti ad un asilo di Riva del Garda. È ancora da chiarire se questi oggetti siano stati utilizzati come merce di scambio per procurarsi la droga da parte degli acquirenti, oppure se fosse lo stesso ragazzo a commettere i furti.

Nel frattempo proseguono le indagini per fare luce sul ruolo svolto dal tunisino all'interno della rete di spaccio: infatti non è chiaro se si tratta di un ricettatore o di un anello intermedio fra lo spaccio su ampia scala e la vendita al dettaglio. 

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