“Ho preso l’unica zecca della mia vita e mi ha trasmesso la Tbe. Non riuscivo nemmeno a bere e a parlare: è stato devastante. Non fare il vaccino è una stupidaggine”
Il racconto a Il Dolomiti dell’esperienza di una donna, che a inizio giugno ha manifestato i primi sintomi di quella che poi si è rivelata essere meningoencefalite da zecche (Tbe). Il suo percorso per tornare alla vita normale sarà ancora lungo, ma si ritiene fortunata e vuole far capire i rischi di una malattia dalla quale nessuno è immune

BELLUNO. “Ho preso una sola zecca nella mia vita e, con lei, la Tbe. Non pensi che un essere così piccolo possa ridurti così, ma è importante non sottovalutare i rischi come ho fatto io pensando che il vaccino non servisse perché non mi punge mai nulla. Le conseguenze sono talmente gravi che non ne vale la pena, per te stesso e le persone che ti circondano”. A raccontare a Il Dolomiti la sua esperienza con la meningoencefalite da zecca (Tbe: Tick Borne Encephalitis) è una nostra lettrice, che preferisce rimanere anonima ma vuole mandare un messaggio di consapevolezza.
Ha manifestato i primi sintomi a inizio giugno e il suo percorso sarà ancora lungo. “Sono sempre stata bene - esordisce - e non ho mai contratto niente, pur visitando spesso Sud America e la foresta amazzonica, dove abbondano zanzare vettori di malattie come la malaria. A differenza dei miei compagni di viaggio, infatti, non vengo mai punta perciò ingenuamente non ho nemmeno fatto il vaccino contro la Tbe. Non sono contraria ai vaccini, ma mi sembrava superfluo nel mio caso. Invece non era così”.
Sandra (nome di fantasia) non si accorge della zecca, che si stacca da sola senza lasciarle nemmeno il dubbio di monitorare eventuali sintomi nel mese successivo. La Tbe, infatti, ha un esordio dai 4 ai 28 giorni dopo la puntura perciò è bene, qualora la si tolga prima che si stacchi, segnare la data per riferirla ai medici in caso di insorgenza di febbre, cefalea, affaticamento e dolori, che poi possono degenerare in un interessamento neurologico (qui).
“Ho iniziato - prosegue - con poche linee di febbre e una grande stanchezza. Erano i primi di giugno, faceva caldo e pensavo di star pagando un eccesso di escursioni e di lavori domestici. Per circa 15 giorni ho continuato ad avere pochissime forze, finché la febbre è salita a 39.8 ed è cominciato il calvario: è rimasta alta per cinque giorni, senza che nulla la facesse scendere”. Poi il nuovo sintomo: segni di broncopolmonite bilaterale, con versamento pleurico. “A un certo punto - aggiunge - non camminavo più e sono svenuta. Mi hanno ricoverata in pneumologia pensando alla broncopolmonite, ma i dubbi non mancavano perché ero in sedia a rotelle e nemmeno le braccia mi reggevano”.
Dal ricovero la situazione peggiora: non muove le gambe e la febbre scende solo con flebo di tachipirina, ma finito l’effetto ritorna a salire. “Non riuscivo a mangiare - afferma - perché le mani tremavano e non trovavo la bocca. Né parlavo correttamente, sembravo ubriaca, e non riuscivo a scrivere messaggi: una cosa devastante. Poi alcuni valori sballati nel sangue hanno fatto accendere la lampadina e sono risultata positiva alla Tbe: a quel punto poteva solo essere il mio fisico a rispondere”.
L’unico trattamento che riceve sono diventate le flebo per la reidratazione: non avendo nemmeno la forza per bere, il paziente ha estremo bisogno di liquidi. Si parla in questi casi di “astenia”, uno stato di debolezza generale dovuto alla perdita di forza muscolare che porta ad affaticamento e difficoltà a reagire agli stimoli. “Sono rimasta in ospedale 10 giorni - prosegue - e mi ritengo fortunata. Negli ultimi tre, infatti, la febbre è passata e ho fatto progressi enormi, passando da non alzarmi dal letto a camminare da sola. I medici hanno capito che avevo un fisico forte: sono sana, da sempre molto attiva, e hanno ritenuto che potevo uscirne anche a casa mia. Altri rimangono per mesi interi: assieme a me c’era una persona che muoveva solo un dito, altri hanno paralisi a braccia e gambe, altri ancora problemi neurologici. A tutti però lascia qualcosa, a volte per sempre. Conosco una signora che, dopo sette anni, ha ancora difficoltà”.
A Sandra i medici hanno detto che, stando bene, potrebbe comunque volerci anche un anno. “Non devo avere fretta di tornare alla normalità. L’altro giorno - ammette - ho visto il decespugliatore: fino a pochi mesi fa mi sarei messa a sistemare il giardino, invece ho lasciato perdere”. È infatti tornata a fare passeggiate e ha ripreso nel volontariato, ma non è come prima. “Chi mi conosce - riflette - si è spaventato, pensando che se io, che sono instancabile, ero ridotta così, non potevano immaginare cosa può succedere a qualcuno più fragile. Non so quanti mi hanno riferito di aver prenotato il vaccino: non si tratta di novax, ma magari non lo facevano per pigrizia o perché hanno sempre preso zecche senza avere problemi. Quando però qualcuno vicino a te rischia così tanto, ti convinci subito”.
“Non so dove l’ho presa - conclude - potrebbe essere successo anche nel giardino di casa. Non è più un problema solo di chi va in montagna, perciò non fare il vaccino è una stupidaggine perché si rischia la vita, e infatti si sono stati quattro decessi in due mesi, o si può rimanere paralizzati. È sicuro e, per noi bellunesi, anche gratuito. Io sono certa che me la caverò, anche se non ne sono ancora fuori, perciò ho deciso di diventare testimonial del vaccino, perché nessuno è immune. Ora guardo il Serva ma non ci provo neanche, perché poi mi avvilisco: mi basta infatti pulire casa per dover passare il pomeriggio seduta. Quando esagero ho subito fiato corto e gambe molli e devo trovare un appoggio stando ferma in piedi. Da questa malattia non sai cosa aspettarti e questo spaventa: perciò, se per la borrelia non c’è vaccino ma si può curare, per la Tbe va fatto”.














