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Identità Golose, alla kermesse gastronomica internazionale protagonista il Trentino da Felicetti al Panificio Moderno

La 14esima edizione di Identità Golose parla trentino. Presenza massiccia di Pasta Felicetti e – novità assoluta – per la ‘prima’ del Panificio Moderno, il forno che ad Isera, in riva all’Adige ha conquistato fama e prestigio nella massima autorevolezza. In scena nella kermesse milanese c’è Alfio Ghezzi

Di Nereo Pederzolli - 03 marzo 2018 - 20:48

MILANO – C’è molto Trentino nella kermesse gastronomica tra le più autorevoli in campo internazionale. Perché Identità Golose, la tre giorni appena partita a Milano, 14esima edizione, nasce dall’idea (geniale) di Paolo Marchi, per certi versi un vero ‘trentino d’adozione’, in quanto figlio del compianto Rolly Marchi, figura fondamentale nell’evoluzione dello sci e della montagna dolomitica.

 

Ancora Trentino per gli chef sul palcoscenico, per la presenza massiccia di Pasta Felicetti e – novità assoluta – per la ‘prima’ del Panificio Moderno, il forno che ad Isera, in riva all’Adige, ha conquistato fama e prestigio nella massima autorevolezza. Al punto da essere chiamato - con Matteo Piffer, portavoce della famiglia, contitolare con il fratello Ivan e i suoi genitori Anna e Paolo – a tenere una lezione d’alta gastronomia.

 

Sarà in scena lunedì, con un progetto perfettamente in linea con il tema di Identità Golose: Il Fattore Umano. In sintonia in quanto proporrà il pane come autentica condivisione, facendo assaggiare ai fortunati presenti – la kermesse registra quasi 2 mila operatori dell’informazione e annovera i veri protagonista dell’alta cucina internazionale – qualche trancio di pane e pure la degustazione di una speciale colomba.

 

Il Valore della Condivisione, per un miscuglio sapiente di grani, per avere le ‘mani in pasta’, con tante spighe nel campo, per recuperare grani a rischio d’estinzione, per rimettere il ruolo del panettiere al centro della schietta condivisione.

Ci sarà pure un pane che nasce dall’idea di un artista, Michelangelo Pistoletto, autore ad Arte Sella della simbolica ‘Trincea della Pace’, creando – con il pane – un simbolo che ricorda l’infinito. E ancora, il pane Revèrs, quasi un panino, col companatico che si scambia con il pane stesso.

 

Condivisione per un Fattore Umano spesso – troppo spesso – relegato nelle cucine, ‘brigate’ di cuochi, inservienti, camerieri, che in un certo modo si sacrificano a vantaggio del loro chef. Ecco, stavolta, a Milano, i ruoli s’invertiranno. Così…’Fuori i secondi”. Un modo immediato per rispettare quanti sono dietro le quinte. Slogan adottato pure da Felicetti – che di IG è uno dei protagonisti e fondatori – presentando le sue creazioni di primi piatti proprio… ai secondi.

 

Lo stand del pastificio di Predazzo è un ‘faro dell’alta cucina’. Cracco, Bottura, Scabin e tante altre stars sono decisamente di casa e - in questa occasione – si ‘nascondono’ proprio per far emergere, valorizzare i loro ‘secondi’. Trentino, si diceva. Da anni in scena nella kermesse milanese c’è Alfio Ghezzi. Che stavolta –coadiuvato dai giovani dell’Alta Formazione di Tione e supportato da Ferrari, la ‘maison’ della famiglia Lunelli – affronterà pure la questione della sala, intesa come l’importanza di curare il servizio, il ruolo dei camerieri. Questione, questa, di fondamentale attualità e un settore che la formazione alberghiera dovrà sempre più curare.

 

Torniamo a parlare della presenza trentina. C’è pure il gin, elaborato da Alessandro Gilmozzi con la consulenza del mastro distillatore Bruno Pilzer. Non manca neppure il vino, lo spumante Trento DOC, nello spazio d’Identità di Vino. A proposito di Gilmozzi: pure lui è tra i docenti della kermesse, sempre più legato alla valorizzazione dei prodotti della montagna, tra muschi e licheni, sperimentando in continuazione.

 

Ma è ancora la cucina ad attirare la ressa dei visitatori. Con lezioni che si susseguono a ritmo incessante. Per educare, per far capire come la gastronomia non sia solo apparenza. Come il Fattore Umano rappresenti il futuro. Per il bene della gola. Per la nostra identità, non solo gastronomica.

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