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La Marmolada è trentina, la sentenza di Roma cancella l'accordo Dellai-Galan: ''Vale la decisione del presidente Sandro Pertini''

Forse arriva la parola fine a una disputa secolare tra i bellunesi di Rocca Pietore e Canazei. L'accordo degli allora governatori di Trentino e Veneto del 2002 non è valido. Ma il confine è anche una sfida tra diversi progetti di sfruttamento della montagna

Di Luca Andreazza - 06 luglio 2018 - 13:14

MARMOLADA. L'Agenzia del territorio mette, forse, la parola fine alla disputa sui confini in Marmolada tra Trentino e Veneto. Una sentenza romana tanto storica, quanto clamorosa: vale il decreto promulgato da Sandro Pertini nel 1982 in qualità di presidente della Repubblica, gli allora governatori Lorenzo Dellai e Giancarlo Galvan non potevano cambiare nulla.

 

Una Regina delle Dolomiti un po' troppo veneta per i trentini e un po' troppo trentina per i veneti. Il confine doveva essere un capitolo chiuso, ma come nelle migliori trame il finale è rimasto sempre aperto, anche se la narrazione risente di anni di sentenze, ricorsi e appelli.

 

"Una decisione auspicata - commenta Luca Guglielmi, segretario politico di Associazione Fassa - ma anche una posizione, quella del sindaco di Canazei, Silvano Parmesani, che è stata sostenuta dall'intera valle, in tutti i consigli comunali e nel Consei general tra prese di posizione unitarie da parte di entrambi gli schieramenti politici fassani".

 

"Un successo - aggiunge il segretario politico - che ora apre ulteriori importanti ragionamenti sullo sviluppo della Regina delle Dolomiti che meritano lo stesso maturo tipo di sostegno, unità e condivisione rispetto

a quello che il Comune di Canazei e tutti gli interessati decideranno di proporre e attuare. Questa vicenda dimostra che la valle, quando unita, è capace di incidere fortemente. Un inizio può portare a maggiore unità di intenti e progettualità nell'interesse di tutti".

 

Una sfida secolare tra i bellunesi di Rocca Pietore e Canazei. Aldilà della sottile linea rossa, i bellunesi sono stati riconosciuti titolari del ghiacciaio fino al 1911, quando poi la proprietà è piombata aldiquà dopo la sentenza della commissione internazionale istituita per definire i confini tra Italia e Austria.

   

Questo confine del ghiacciaio lungo la cresta è stato confermato e ratificato anche nel 1982 dal presidente Sandro Pertini. Il calumet della pace però non è mai stato fumato e da allora si è assistito a liti giudiziarie e carte bollate riguardo soprattutto alle costruzioni degli impianti. 

 

I cippi di confine non sono mai stati posizionati e la richiesta del Comune trentino era che Belluno arretrasse lungo la cresta e non a Punta Rocca, come tracciato nel loro piano urbanistico.

 

Nonostante la decisione dell'allora Presidente della Repubblica, Rocca Pietore non si è però mai arresa e nel frattempo sono arrivati gli anni caldi delle bordate all'autonomia. In quel clima si raggiunse l'accordo di comodo tra i governatori Lorenzo Dellai-Giancarlo Galan datato 13 maggio 2002, un'intesa per cercare di sistemare l'impasse e salvaguardare la 'specialità': il Trentino porge l'altra guancia al Veneto e la Provincia si ritira di 30-40 metri.

 

Ora la marcia indietro: il confine è sul displuvio della cresta, cioè il punto più alto misurabile con la tecnologia satellitare e così l'Agenzia del territorio di Roma cancella in un colpo solo l'accordo del 2002, non ha alcun valore: conta il decreto del 1982 del presidente della Repubblica e ribadito nella sentenza del 1998 del Consiglio di stato

 

Una disputa risolta a Roma su sollecitazione di Canazei, che si è sempre battuto per far rispettare il decreto Pertini, contro le posizioni venete che hanno sempre osteggiato e contestato il confine sulle creste.

 

Ma non è solo una questione solo di confini, bensì di impianti, possibilità di sviluppo e sfruttamento del (morente) ghiacciaio. Un'accesa battaglia in barba al patrimonio Unesco e al delicato ghiacciaio. Canazei e il Trentino, dopo anni di immobilismo e tanti forse, sembrano decisi a modificare il piano (attualmente non prevede impianti a quelle quote) e cavalcare l'onda del turismo.

 

Sul tappeto ci sono però idee e proposte diverse. Da un lato la proposta trentina di una funivia da Porta Vescovo al Passo Fedaia, saltando il Passo Padon che si trova in zona Rocca Pietore, mentre dall’altro la proposta di parte veneta di realizzare una nuova seggiovia da Passo Fedaia (lato bellunese) verso la bidonvia trentina (da ristrutturare) sopra la diga e evitare in questo modo di portare migliaia di sciatori da Arabba-Porta Vescovo a quel che resta dello storico ghiacciaio della Marmolada.

 

Una zona di pregio, dove l'amministrazione di Canazei vorrebbe realizzare un nuovo collegamento sciistico, dopo aver già visto una prima bocciatura dell'Unesco sul progetto provinciale, che prevede un impianto tra Arabba e Porta Vescovo per quindi scendere a Fedaia e salire a Punta Rocca: un piano che comprende anche la costruzione di un traliccio di 65 metri in mezzo al ghiacciaio per raggiungere la vetta e massimizzare così milioni di introiti.

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