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Mentre era ai domiciliari faceva anche minacciare chi non pagava. Ancora guai per Benjamin Cardenas

Le disposizioni venivano diramate dalla casa della madre dell'indagato dove era stato posto ai domiciliari dopo che a Ballino era stato trovata una vera e propria 'fabbrica' di hashish e marijuana della quale vi avevamo già riferito

Pubblicato il - 15 gennaio 2018 - 17:06

ARCO. Nonostante fosse già indagato per spaccio di sostanze stupefacenti, e nonostante fosse ai domiciliari in attesa del processo, continuava indisturbato la sua attività a tal punto da minacciare i suoi 'clienti' che non pagavano le forniture. Ebbene si è aggiunta l'aggravante delle "minacce" a chi non riusciva a pagare in tempo, alla già ampia serie di accuse che gli sono state mosse. Stiamo parlando di Benjamin Cardenas Cedeno il 37enne di origine panamense che in passato ha già avuto diversi precedenti legati alla droga.

 

Chi non riusciva a pagare veniva infatti minacciato "anche mediante l’uso di un taglierino", spiegano i militari della Stazione dei Carabinieri che hanno svolto le indagini. E se il debito non fosse stato immediatamente saldato, sarebbero state applicati dei pesanti interessi. Le disposizioni venivano diramate dalla casa della madre dell'indagato dove era stato posto ai domiciliari dopo che a Ballino era stato trovata una vera e propria 'fabbrica' di hashish e marijuana della quale vi avevamo già riferito.

 

Lì, pur con il divieto di comunicare con persone diverse da quelle conviventi, di non usare il telefono e il computer connessi alla rete per comunicare anche a mezzo di social telematici, riusciva a tenere sotto controllo i suoi traffici

 

Noncurante delle prescrizioni, e “coadiuvato” da altre due persone, faceva recapitare messaggi dal tono non certo amichevole ai destinatari che avevano debiti di droga con lui; a quel punto quindi i Carabinieri di Arco hanno chiesto alla Procura della Repubblica di Trento l’aggravamento della misura cautelare che il Gip Forlenza ha immediatamente recepito.

 

Ora è stata emessa un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Contro l'imputato si è quindi aperto un nuovo procedimento penale per l’accusa di “estorsione aggravata”. E' stata quindi accolta la tesi investigativa, in virtù del concreto ed attuale pericolo che l'indagato potesse reiterare analoghe condotte o gravi delitti con l’uso di armi o altri mezzi di violenza personale.

 

 

 

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