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Oltre 500 mila euro sequestrati tra soldi, auto, moto e case. In sei nei guai per aver truffato l'Arcese

Questo il risultato dell'operazione 'Tre carte' diretta dal sostituto procuratore di Rovereto Fabrizio De Angelis e guidata da carabinieri e guardia di finanza di Riva del Garda. La truffa coinvolgeva anche ditte a Milano, Verona e Brescia. Le indagini sono ancora in corso

Pubblicato il - 06 gennaio 2018 - 11:59

ROVERETO. Nei guai alcuni dipendenti della Arcese Trasporti e diverse officine e ditte nella province di Milano, Verona e Brescia, che sono tutti indagati a vario titolo per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa ed all'autoriciclaggio per un giro d'affari sequestrato di oltre 500 mila euro tra soldi, auto e moto, ma anche un casa sul lago di Garda.

 

Questo il risultato dell'operazione 'Tre carte' diretta dal sostituto procuratore di Rovereto Fabrizio De Angelis e guidata da carabinieri e guardia di finanza di Riva del Garda.

 

Le indagini hanno attualmente portato alla denuncia a piede libero di sei indagati ritenuti responsabili a vario titolo dell’associazione a delinquere emersa dall’attività svolta con l’ausilio anche di intercettazioni telefoniche, che hanno fatto emergere senza ombra di dubbio le varie responsabilità tra dipendenti della Arcese e collaboratori esterni titolari di aziende.

 

I militari hanno eseguito una serie di sequestri disposti da Riccardo Dies, Gip del Tribunale di Rovereto: l'Arma è, infatti, riuscita a ricostruire una lunga serie di truffe ai danni dell'Arcese e già nel corso del novembre scorso si erano svolte diverse perquisizioni ai danni degli indagati.

 

Le indagini, partite su segnalazione dei titolari della Arcese che si erano resi conto di alcune irregolarità e di cifre spropositate nelle fatture per l’acquisto dei pezzi di ricambio, sono riusciti a portare alla luce anche il modus operandi per mettere a segno le truffe: nel corso degli ultimi anni gli indagati sono riusciti a sfruttare la posizione di responsabilità e controllo all'interno dell’azienda per sottrarre dai magazzini di Rovereto dell'Arcese costosi pezzi di ricambio per poi destinarli alle officine complici.

 

Il piano prevedeva inoltre l'emissione di false fatturazioni da parte delle ditte esterne per far risultare compravendite di materiali mai effettivamente avvenute e lavori di manutenzione mai realizzati, sui veicoli di proprietà dell'Arcese.

 

Questo elaborato metodo, iniziato già nel 2014, ha permesso agli indagati di accumulare ingenti e illeciti profitti, che gli inquirenti hanno quantificato in circa mezzo milione di euro

 

Gli inquirenti hanno anche sentito numerosi dipendenti della società trentina quali persone informate sui fatti. L’attività di indagine è ancora in corso e le forze dell'ordine non escludono di poter identificare ulteriori responsabili, ma soprattutto che il danno alla ditta possa rivelarsi ancor maggiore.

 

Nel mirino delle forze dell'ordine in particolare R.R., 40enne dipendente dell’Arcese e mente del sodalizio, al quale sono stati sequestrati oltre 425 mila euro, 200 mila dei quali depositati all'Istituto di Credito del Bresciano, quindi un’abitazione sulla sponda bresciana del lago di Garda per un valore di 180 mila euro, ma anche un'auto e otto moto per circa 45 mila euro.

 

Tra i mezzi sequestrati figurano anche moto d’epoca e da competizione, acquistate con i proventi illeciti della truffa.

 

 

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