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Pergine non è un paese per cani? In sette mesi più di 10 uccisioni e spesso è stato usato un pesticida al bando dal 2006

Dopo il caso dei due pastori tedeschi grigioni avvelenati a Susà Alta abbiamo cercato di approfondire. L'amministrazione risponde solo con l'ordinanza di tenere al guinzaglio i cani ma le uccisioni sono troppo numerose per essere ignorate e avrebbero un elemento in comune

Di Tiziano Grottolo - 20 luglio 2018 - 06:02

PERGINE. "C’è un avvelenatore seriale che colpisce i cani nelle campagne a sud di Pergine?". È quello che iniziano a chiedersi molti degli abitanti della zona e i dati sembrerebbero inconfutabili. “Se dovessi fare una stima per difetto - ci spiega Giovanni Monsorno, che per anni è stato il veterinario dell’azienda provinciale in servizio in quelle zone - direi che solo nell’ultimo anno i casi sono stati almeno dieci e distribuiti in un territorio compreso tra le frazioni di Canale, Susà e Costasavina”. Un dato allarmante, che tradotto vuol dire più di un cane al mese ucciso, senza contare i casi di chi potrebbe non aver denunciato l'accaduto o averlo denunciato altrove.

 

E se a livello istituzionale il consiglio migliore pare essere ''tenete al guinzaglio i vostri animali'' una pista, come ilDolomiti, l'avremmo trovata: in molti casi i bocconi avvelenati ingeriti dagli animali sono stati contaminati con un pesticida messo al bando dal 2006. Ma andiamo con ordine.

 

Qualche giorno fa vi abbiamo raccontato dell'avvelenamento di due pastori tedeschi grigioni rinvenuti già morti in un terreno agricolo a Susà Alta. L'ennesima uccisione avvenuta in quella zona di Pergine dove, evidentemente, c'è un grosso problema al riguardo. Abbiamo provato ad approfondire interpellando il veterinario della zona, Giovanni Monsorno che c'ha spiegato come solo negli ultimi sette mesi si sono verificate almeno dieci uccisioni.

 

Resta comunque difficile risalire con precisione alle zone in cui vengono posizionati i bocconi avvelenati “Perché - racconta ancora Monsorno - i tempi in cui agisce il veleno variano in base al tipo, alle quantità, e al fatto o meno che il cane abbia lo stomaco pieno, sia di grossa o piccola taglia. A seconda dei casi il veleno può fare effetto in un lasso di tempo che va dai 15 minuti alle 2 ore”. Fino ad ora però i ritrovamenti di queste ‘trappole velenose’ sono avvenuti tanto in zone di passaggio quanto in aree più impervie e difficilmente accessibili.

 

Una traccia però c’è: in molti casi i bocconi avvelenati ingeriti dagli animali sono stati contaminati con ‘l’Endosulfan’, un insetticida impiegato in agricoltura ma bandito dall’Unione Europea già nel 2006 proprio per via della sua pericolosità. Si tratterebbe quindi di una sostanza impossibile da reperire sul mercato ma che è rimasto nelle disponibilità di qualcuno che con ogni probabilità ne ha fatto uso negli anni passati.

 

C’è anche un’altra pista che potrebbe portare agli ambienti legati alla caccia di frodo: nel 2010 sempre nella zona di Susà di Pergine, ad essere uccisi furono due cavalli, che vennero avvelenati mediante l’utilizzo di stricnina. In questo caso con ogni probabilità si trattò di una vendetta all’interno della comunità venatoria: il proprietario l’anno precedente, in compagnia di un guardiacaccia, rinvenne dei camosci cacciati di frodo con l’utilizzo di trappole illegali. Lo stesso cacciatore fu bersaglio di altri atti intimidatori ma il colpevole, o i colpevoli, non vennero mai rintracciati.

 

Tutto questo fa pensare che l’episodio fosse da ascrivere ad una vendetta ai danni di chi scelse di denunciare pratiche illegali. Tornando ai fatti più recenti in molti casi i cani avvelenati erano stati lasciati liberi, o erano fuggiti dalle proprie abitazioni. Una volta liberi, soprattutto quelli di grossa taglia, possono mettersi a dare la caccia ad ungulati come camosci e caprioli. Questa pratica illegale e dannosa per l’ambiente, ma che rientra negli gli istinti dei canidi, li porta in conflitto con chi fa della caccia la propria passione. Va aggiunto che queste stesse zone della Valsugana sono battute anche da cacciatori di frodo che di certo non vedono di buon occhio la presenza di cani e potrebbero essere propensi a volersene sbarazzare.

 

Ipotesi, che restano tali senza un'indagine approfondita. L’amministrazione comunale di Pergine-Valsugana, però, pare poco in grado si intervenire in maniera efficace per contrastare questa piaga: “Non appena ci è stato comunicato il ritrovamento di questi due cani morti sono stati appesi gli avvisi che dicono di fare attenzione - afferma il sindaco Roberto Oss Emer - l’esame tossicologico arrivatoci dall’Istituto Zooprofilattico delle Venezie non esclude l’avvelenamento, ma le analisi sono ancora in corso, non appena ci sarà l’eventuale conferma, a parte gli avvisi già affissi, verrà emessa un’ordinanza apposita”.

 

Interrogato sul fatto se saranno attivate o meno misure speciali per il contrasto di questo fenomeno il sindaco Oss Emer risponde che bisogna ragionare a mente fredda: “Mi viene chiesto di posizionare fototrappole, mandare vigili o agenti in borghese in giro per il territorio, ma su un’area estesa come quella di Pergine che supera i 54 chilometri quadrati questa è una strada difficilmente percorribile”. Infine il sindaco di Pergine-Valsugana invita tutti a seguire i regolamenti comunali. Proprio lui questo autunno aveva emesso un’ordinanza che prescriveva ai possessori di cani di tenerli legati ad un guinzaglio non più lungo di 1,5 metri.

 

Se da un lato quest’ordinanza permette ai padroni di prestare più attenzione ai propri ‘amici a quattro zampe’ d’altro si può ragionevolmente affermare che non contribuirà a fermare il colpevole e nemmeno a rendere più sicure le strade di Pergine.

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