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Profughi a Marco, Cinformi: ''Impegnati a cercare nuovi alloggi'', Croce Rossa: ''Nessun fine di lucro nella gestione dell’accoglienza''

A metà febbraio verranno messi a disposizione della Provincia per l'accoglienza dei migranti 10 alloggi sparsi sul territorio. Cri: "Non gestiremmo mai un centro di accoglienza ove non siano garantite le condizioni di umanità"

Di gf - 04 gennaio 2018 - 20:14

TRENTO. Una decina di appartamenti tra gennaio e febbraio saranno messi a disposizione della Provincia di Trento per l'accoglienza sul territorio dei migranti. Accanto a questo, proseguirà anche l'impegno di Cinformi per potenziare i vari servizi nelle strutture di accoglienza, in particolare al campo di Marco dove ieri mattina un centinaio di richiedenti asilo hanno protestato per i tempi lunghi di permanenza nel campo e le condizioni della struttura.

 

“Il nostro impegno e l'indicazione che ci è stata data – ha spiegato il direttore di Cinformi, Pierluigi La Spada – è quella di proseguire nell'attività di dislocazione nel territorio delle persone con la ricerca di alloggi. I dieci alloggi che avremo a disposizione a metà febbraio non sono arrivati a causa della protesta di Marco ma sono frutto della continua ricerca che portiamo avanti da diverso tempo”.

 

Nell'arco di questi anni sono stati circa 200 gli alloggi nel mercato privato degli affitti presi in gestione dalla Provincia di Trento per accogliere i migranti. Un'attività continua in collaborazione con le varie comunità presenti sul territorio. Nei nuovi alloggi che arriveranno a febbraio, troveranno posto circa 50 persone che saranno scelte a seconda dell'ordine di arrivo nelle strutture e molti dei quali arriveranno da Marco.

 

“Quella degli alloggi – hanno spiegato da Cinformi – è la principale istanza. L'obiettivo è quello di alleggerire le grandi strutture man mano che si trovano nuovi alloggi. Questa disponibilità viene accolta progressivamente”.

 

Gli interventi che verranno messi in campo nei prossimi mesi riguarderanno anche un miglioramento di alcuni servizi delle strutture. “Anche in questo caso – ha spiegato La Spada – è un lavoro che prosegue da diverso tempo. A Marco già lo scorso anno abbiamo migliorato la condizione di vivibilità nei container predisponendo una copertura migliore. Proseguiremo con il potenziamento dei servizi anche prevedendo, fra le altre cose, l'ampliamento dei bagni e altro".

 

A voler chiarire la situazione sono anche Alessandro Brunialti, presidente del Comitato Provinciale Croce Rossa Italiana del Trentino e il direttore provinciale Carlo Monti. “Croce Rossa, il movimento internazionale più grande al mondo, basato sul concetto di Umanità – hanno precisato - non può e non potrà mai avere fini di lucro nella gestione dell’accoglienza di esseri umani provenienti da Paesi del mondo in cui le condizioni di sopravvivenza e vita sono realmente disumane”.

Profughi, le proteste al campo di Marco di Rovereto

 

Per i rappresentanti della Cri, “E’ indubbio che i concetti e le posizioni espresse ieri dagli ospiti e dalle persone che li hanno accompagnati, siano condivisibili in termini generali e se riferiti forse ad altre realtà esterne al nostro territorio, ma devono pur sempre essere letti all’interno del contesto in cui si esplicitano e sono ben lontani da quella che è la realtà di Croce Rossa Italiana e della Provincia. I tempi di permanenza di alcuni ospiti al Centro di accoglienza di Marco di Rovereto sono indubbiamente lunghi e rischiano di compromettere l’efficacia del progetto di accoglienza del singolo individuo, ma tali tempi non dipendono né da CRI né da Cinformi, che è strumento operativo della Pprovincia”.

 

L’associazione, ha sottolineato, che “non gestirebbe mai un centro di accoglienza ove non siano garantite le condizioni di umanità”; la presenza quotidiana dei nostri operatori e volontari che mangiano insieme agli ospiti lo stesso cibo e sono attivi quotidianamente nel coinvolgere le persone in attività costruttive ed utili alla creazione di un futuro con prospettive, “testimonia l’impegno e la volontà di rendere la difficile situazione il più possibile accogliente”.

 

Sempre nella giornata di oggi, intanto, a farsi sentire è stato anche un gruppo di volontari, attivi con i richiedenti asilo di Rovereto, che ha espresso il proprio sostegno alle richieste avanzate nel corso della protesta dai migranti.

La protesta del 3 gennaio dei richiedenti asilo che risiedono al campo di Marco solleva la questione importante delle condizioni abitative in cui si trovano queste persone. In quanto volontari impegnati a vario titolo in attività volte all'integrazione dei richiedenti asilo accolti nel campo di Marco e in altre strutture di accoglienza a Rovereto e a Trento, sentiamo il dovere di contribuire ad un dibattito informato su questo tema.
 

Alcuni di noi conoscono la situazione del campo di Marco – viene spiegato - per aver svolto attività nella struttura, altri grazie ai racconti dei ragazzi che vi risiedono. Il quadro che ne emerge è quello di una situazione disagiata per molteplici ragioni, tra le quali il freddo dei container, la difficoltà ad accedere a servizi basilari per l'igiene personale (ad esempio il bucato), la convivenza forzata in un luogo molto affollato e la difficoltà di pianificazione del proprio futuro (dovuta al fatto che la permanenza nel campo dovrebbe essere temporanea, ma in molti casi si potrae per mesi, fino in alcuni casi a superare l'anno e mezzo.) A questi fattori si aggiunge la difficoltà di risiedere in una zona isolata.

 

I richiedenti asilo accolti in Trentino sono, in teoria, già beneficiari di un 'pacchetto' non piccolo di servizi: hanno un tetto sopra la testa, cibo, corsi di italiano e sanità gratuiti. La loro richiesta di un miglioramento di questi servizi non è però né un segno di ingratitudine verso la comunità che li ha accolti, né una pretesa fuori luogo di lussi e comodità. Condizioni di vita confortevoli non sono infatti un lusso, ma condizione necessaria per potersi costruire un futuro libero e dignitoso in una nuova terra".
 

Per questo sosteniamo e condividiamo le ragioni della protesta, e lanciamo un duplice appello alle istituzioni e alla società civile affinché rinnovino l'impegno a garantire a queste persone una quotidianità dignitosa che faccia da ponte verso un futuro di integrazione, nell'interesse non solo dei diretti interessati, ma anche e soprattutto della comunità tutta”.
 

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