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Protesta dei profughi a Marco, Zeni: ''Organizzazione efficiente'' ma per la Lega Nord: ''Sistema fallito''

Il consigliere Civico risponde a Zeni: "Se per un anno e oltre devo vivere in un container con altre 12 persone, alla lunga l’idea di far sapere che non è una buona condizione mi viene". Duro il Centro sociale Bruno: "Situazione insostenibile colpa della politica provinciale"

Pubblicato il - 03 gennaio 2018 - 19:46

TRENTO. “L’organizzazione efficiente del sistema trentino rende difficile accettare l’idea stessa di una protesta che, pur contenuta nei toni, fatica a risultare comprensibile per la nostra comunità”, queste le parole dell'assessore provinciale Luca Zeni a seguito della protesta avvenuta al campo di Marco e che ha visto coinvolti un centinaio di persone. Le motivazioni che hanno portato, dalle 5 di ieri mattina, un gruppo di migranti a radunarsi ai cancelli d'entrata della struttura, riguardano non solo i tempi di permanenza all'interno della struttura ma anche la vivibilità.

 

La protesta è durata oltre sei ore ed è rientrata verso mezzogiorno dopo un incontro fra una rappresentanza dei migranti e il Cinformi che ha raccolto i motivi del disagio.

 

"Alleggerire i grandi centri dove risiedono i migranti – ha ricordato l'assessore Luca Zeni - è un obiettivo primario del progetto trentino di accoglienza ma la presenza di strutture più grandi è difficilmente eliminabile. Il disagio che deriva dal vivere nei container è comprensibile e i tempi dell'iter della domanda di protezione internazionale possono avere conseguenze sul vissuto dei migranti, ma sta agli stessi richiedenti asilo superare il possibile senso di frustrazione cogliendo le molteplici opportunità formative del progetto trentino”.

 

Da parte degli ospiti del Campo di Marco le proteste, come già detto, riguardano soprattutto le condizioni in cui sono costretti a vivere: le docce al freddo, i lavelli per l'igiene personale messi in batteria, a terra i pallets per non toccare con i piedi la melma che si forma con il terriccio del pavimento. E tanto altro.

 

“Un approccio propositivo da parte di chi è accolto è requisito fondamentale di un percorso che viene gestito con professionalità e umanità da operatori ai quali voglio rivolgere, soprattutto in questo momento, un sentito ringraziamento. Attraverso il loro operato l'accoglienza in Trentino, il cui valore è riconosciuto nel contesto nazionale, rende i tempi di attesa - legati a dinamiche nazionali ed europee - un periodo nel quale i migranti hanno l'opportunità di costruirsi un futuro”.

 

Ma le parole dell'assessore Zeni, "l’organizzazione efficiente del sistema trentino rende difficile accettare l’idea stessa di una protesta che fatica a risultare comprensibile per la nostra comunità”, non trova d'accordo il consigliere provinciale Mattia Civico sulla sua pagina Facebook.

 

"A qualsiasi latitudine io sia nato, sia io italiano o eritreo, afgano o del Mali, se per un anno e oltre devo vivere in un container con altre 12 persone, in attesa che altri decidano se posso stare, alla lunga l’idea di far sapere che non è una buona condizione mi viene. Non perché sono un ingrato - spiega Civico - ma sto oggettivamente stretto: non vedo cosa ci sia di incomprensibile".

 

Di tutt'altra opinione è invece la Lega Nord del Trentino che con il segretario Maurizio Fugatti, assieme al segretario della sezione di Rovereto Maurizio Bisoffi e il consigliere comunale Vilian Angeli, hanno criticato duramente le politiche di accoglienza della Provincia. “Questo è l’ennesimo episodio che dimostra, in maniera incontrovertibile – hanno spiegato in una nota i leghisti - come il sistema di accoglienza promosso dal governo nazionale ed appoggiato da chi è alla guida della nostra Provincia abbia completamente fallito”.

Per la Lega Nord “la situazione ormai è fuori controllo ed il centrosinistra autonomista che oggi governa il nostro territorio ha la responsabilità politica di quanto sta accadendo e deve prenderne atto, dando un taglio alle scellerate politiche buoniste che ha adottato fino ad ora e che ci hanno condotti in questa situazione”.

 

“Non possiamo – hanno affermato Fugatti, Angeli e Bisoffi - pensare di spendere risorse economiche per accogliere con i “guanti bianchi” chiunque metta piede sul nostro territorio, quando nella nostra Provincia ci sono centinaia di famiglie e persone in profonda difficoltà che dalle Istituzioni vedono sbattersi le porte in faccia”. 

 

Di segno decisamente opposto l'analisi proposta dal Centro Sociale Bruno che parla di sovraffollamento, mancanza di spazio, cattive condizioni igenico-sanitarie. "A queste condizioni si somma il fatto di non vedere prospettive a breve termine e la costante percezione di rimanere sospesi, uno stato psicologicamente stancante di incertezza sul proprio futuro".

 

In una nota dal titolo "Le ragioni di una legittima protesta", il Centro Sociale addita le responsabilità della politica: "I richiedenti asilo accolti a Marco avrebbero dovuto essere trasferiti in appartamenti, o almeno in strutture più vivibili".

 

"Se questo non è accaduto la responsabilità è dell’amministrazione provinciale- scrive il 'Bruno' - che preferisce tenere le persone nei container piuttosto che spingere realmente le amministrazioni comunali trentine (alcune delle quali non ospitano nessuno e si rifiutano di accogliere) a trovare immobili dove collocare i richiedenti asilo".

 

"Ovviamente le opposizioni, dalla Lega ai 5 Stelle, con le loro campagne di odio razziale, non hanno certo aiutato alla risoluzione del problema, anzi hanno contribuito ad aggravarlo e sottotraccia, con il beneplacito del Patt, ad aumentare i comuni contrari all’accoglienza".

 

"La protesta dei richiedenti asilo di Marco - spiega la nota - è stata l’ovvia e legittima risposta ad una situazione invivibile creata dalle deficienze della politica trentina, troppo impegnata nei suoi miserevoli giochetti piuttosto che attenta a mettere in atto reali politiche di accoglienza ed inclusione, e preoccuparsi fino in fondo sulle condizioni di vita dei più poveri".

 

"Queste sì che sarebbero un fiore all’occhiello dell’autonomia trentina - chiude la nota - un laboratorio che forse potrebbe essere utile a livello nazionale. Ma la realtà è tutt’altra, ed è molto misera".

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