Contenuto sponsorizzato

Campo profughi, i consiglieri provinciali visitano la struttura: ''Disagio dovuto a lunga permanenza''

Il sopralluogo organizzato dalla Quarta commissione. Detomas: "La risposta alla lunga permanenza nel campo non dipende dalla Provincia ma dalla Commissione territoriale incaricata dallo Stato". All'interno tutti i numeri dell'accoglienza a Rovereto

Il consigliere De Godenz nella sala adibita ai corsi di italiano
Pubblicato il - 22 marzo 2018 - 19:35

ROVERETO. Il campo profughi di Marco di Rovereto è stato al centro dell'attenzione della Quarta commissione del Consiglio provinciale che per approfondire la situazione ha fatto un sopralluogo. "Abbiamo trovato un campo ben organizzato, sufficientemente pulito e ordinato, dove il disagio dei profughi ospitati non è tanto legato ai limiti di una condizione residenziale certo non ottimale".

 

Il problema per i commissari, è "che la struttura dovrebbe servire solo alla prima accoglienza e a fronteggiare quindi un'emergenza temporanea, quindi la difficoltà è data dal fatto che le persone devono rimanere qui 18 mesi in attesa della risposta alla loro domanda di asilo".

 

Sette consiglieri provinciali hanno partecipato alla visita. C'erano il presidente Giuseppe Detomas (Ual), la segretaria Violetta Plotegher (Pd), Pietro De Godenz (Upt), Graziano Lozzer (Patt), Massimo Fasanelli (Gruppo misto), Mattia Civico (Pd), Alessio Manica (Pd).

 

Ma erano presenti anche l'assessore provinciale Luca Zeni, il dirigente del Dipartimento solidarietà sociale Silvio Fedrigotti, Tiziano Chizzola della Croce Rossa Italiana a cui la Pat ha affidato la gestione della struttura, il sindaco di Rovereto Francesco Valduga e l'assessore alle politiche sociali del Comune Mauro Previdi.
 

"La risposta alla lunga permanenza nel campo non dipende dalla Provincia ma dalla Commissione territoriale incaricata dallo Stato di vagliare le richieste e decidere sul diritto di immaginare un futuro fuori dai Paesi d'origine", ha sintetizzato il presidente dell'organismo Giuseppe Detomas.

 

"Su questa sfida – ha osservato il presidente della Commissione – si misura la capacità della Provincia di rispondere con la sua autonomia in maniera civile e degna facendosi carico anche attraverso il Consiglio delle difficoltà e delle necessità delle persone, che mettono a dura prova la tenuta della società trentina e dei suoi servizi".

 

"Gli inizi di questo campo risalgono al marzo 2014 - ha spiegato Fedrigorri - per fronteggiare l'emergenza libica con l'arrivo dei primi profughi ospitati in 4 container. Di mese in mese gli arrivi sono poi aumentati per cui sono stati allestite altre 10 casette provvisorie con 8-10 posti letto ciascuna, rivelatesi però insufficienti nel 2015.

 

Così nel 2016 è stata occupata anche la parte alta dell'attuale superficie utilizzata dalla Protezione civile per le proprie esercitazioni. Nel luglio 2017 il numero di profughi ospitati è salito a 240. Nel frattempo a Trento e in altri centri del territorio sono stati messi a disposizione appartamenti e per questo sono diminuiti sensibilmente i richiedenti asilo a Marco, che oggi sono 167.

 

A proposito delle ragioni delle tre manifestazioni di protesta collettiva dei profughi, Fedrigotti ha sottolineato che per il problema residenziale era meno grave di quello del tempo di attesa per poter conoscere il loro futuro. "Per queste persone il vero nodo da sciogliere riguarda la definizione della loro situazione giuridica e l'esigenza anche questa molto forte di svolgere un'attività lavorativa con cui prepararsi a vivere quando usciranno di qui".

 

Dal canto suo l'assessore Zeni ha evidenziato che la Provincia di Trento è stata insieme a quella di Bolzano l'unica realtà locale in Italia a chiedere allo Stato di gestire direttamente l'accoglienza dei profughi. "Siamo riusciti a sistemare in appartamento 1.000 degli oltre 1.600 richiedenti asilo – ha spiegato –, ma non abbiamo ancora raggiunto l'obiettivo di una loro distribuzione capillare sul territorio provinciale, importante per ridurre la tensione sociale".

 

"La sfida ora – ha concluso Zeni – è costituita soprattutto dalla terza fase, quella della cosiddetta post-accoglienza, perché i profughi iniziano a ricevere le prime risposte alla loro domanda di asilo e nasce quindi il bisogno di un lavoro, vera chiave di volta dell'integrazione".

 

Su richiesta di alcuni consiglieri, i responsabili del campo hanno fornito dati sugli operatori, gli ospiti e le strutture di accoglienza. Gli operatori impegnati con i profughi nella struttura di accoglienza di Marco sono oggi 23, uno ogni 10 richiedenti asilo, e con i turni prestano servizio 24 ore su 24.

 

I corsi offerti agli ospiti sono attualmente 12. Quanto alla nazionalità delle 167 persone accolte a Marco, tutti uomini, 3 provengono dall'Afghanistan, 34 dal Pakistan, 31 dal Bangladesh, 11 dalla Guinea, 8 dalla Guinea Bissau, 13 dal Senegal, 1 dalla Georgia, 9 dal Ghana, 18 dalla Nigeria, 6 dal Gambia, 1 dal Burkina Faso, 5 dal Togo, 6 dalla Costa d'Avorio, 20 dal Mali, 1 dalla Liberia, 1 dalla Libia e 1 dall'Egitto.

 

Le strutture del campo si suddividono in 12 container dormitorio, 6 magazzini, 3 bagni (uno solo dei quali interno a un dormitorio, con 12 docce e 14 servizi igienici), 2 casette ad uso ufficio e ambulatorio, 3 container adoperati per i corsi.

 

Contenuto sponsorizzato
Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 14 settembre 2019
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

16 settembre - 19:58

E' diventata un simbolo la canzone dell'Istituto comprensivo Trento 6 della Vela (contro il quale l'assessore Bisesti aveva annunciato approfondimenti) che parla di accoglienza, di rispetto, di amicizia di un parco giochi che non è di nessuno ma è di tutti e oggi è stata presentata all'inaugurazione dell'anno scolastico a 10 anni dal terremoto

16 settembre - 16:08

La deputata era stata al centro di numerose polemiche per aver votato la fiducia al Governo Conte. Il Patt, assieme all'Svp, aveva deciso per un'astensione benevola in attesa di capire l'intervento del Governo nei confronti delle autonomie

16 settembre - 18:16
L'incidente è successo intorno alle 14.15 sulla Marmolada, la persona è rimasta poi incagliata in un canalone a Punta Penia. Immediato l'allarme e sul posto si è portato il soccorso alpino. Difficile l'intervento della macchina dei soccorsi
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato