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Senzatetto, Valduga: "Mai detto che non accetto lezioni" e al confronto con Petroni e Canestrini apre a un allargamento dell'accoglienza diurna

L'incontro si è svolto oggi, dopo che nelle scorse settimane la tematica è stata affrontata in diverse occasioni: l'Amministrazione ha confermato la volontà di migliorare sul territorio comunale la presenza di un sostegno diurno in città. Nelle due ore d'incontro però, sono state molte le posizioni differenti evidenziate e pochi i punti condivisi

Di Filippo Schwachtje - 24 January 2022 - 20:11

ROVERETO. È stato un incontro lungo e ricco di riflessioni quello che questa mattina (24 gennaio) ha visto protagonisti a Rovereto il primo cittadino Francesco Valduga e l'assessore alle politiche sociali Mauro Previdi, che insieme a Gloria Canestrini di Rinascita e Riccardo Petroni, volontario di strada (nonché blogger su il Dolomiti) hanno portato avanti un confronto (più volte richiesto dai due) sul tema dei senza dimora in città e sul territorio provinciale: molte le posizioni differenti e pochi i punti condivisi, tra i quali però c'è la volontà di migliorare la presenza di un sostegno diurno in città. Quello dell'accoglienza è un tema che nelle ultime settimane è stato affrontato in diverse occasioni e sul quale, secondo quanto riportato in un articolo dall'Adige, il primo cittadino roveretano avrebbe detto di “non accettare lezioni” (Qui Articolo): la dichiarazione però è stata smentita proprio nell'incontro di oggi dal diretto interessato, che ha precisato di aver detto di “non accettare speculazioni” sulla situazione. “A domanda specifica di un consigliere – ha sottolineato Valduga – avevo risposto con delle riflessioni che però, all'interno dell'articolo, sono state in parte travisate o non riportate accuratamente”. E anche alcuni dei numeri legati all'accoglienza riportati dall'Adige sarebbero stati sbagliati.

 

In ogni caso, ha specificato il primo cittadino roveretano, coinvolgendo gli attori del territorio che hanno un ruolo nella gestione della problematica: “E' emerso che ci sono alcune persone che non riusciamo a coinvolgere completamente in un percorso d'assistenza e che si approssima a 16-17. Di questi, la metà circa sono cittadini stranieri che non hanno mai accettato di entrare in un percorso condiviso e un'altra metà sono stati ospitati temporaneamente all'oratorio Rosmini. All'interno di questo gruppo, due hanno deciso di entrare in un percorso e gli altri si sono sparsi sul territorio e si trovano in particolare all'ex-Gil, ma non si riesce a convincerli”. Insomma, l'attenzione sulla questione è alta, dice il sindaco, e sul territorio è coinvolta un'ampia rete di attori: “Come Comune abbiamo sempre puntato ad accompagnare, anche fisicamente, le persone che ne avevano bisogno nelle varie strutture: a livello Provinciale infatti pare non evidenziarsi una carenza nel numero di posti letto, ma piuttosto una difficoltà nel far arrivare le persone dove necessario. Siamo comunque disposti ovviamente ad ascoltare chi fornisce dei dati differenti, in grado di testimoniare la presenza di persone che in qualche modo 'sfuggirebbero' a questa rete che, ricordiamo, vede il lavoro in sinergia di tutta una serie di enti sul territorio”.

 

Ed è proprio dalla questione territoriale che ha preso il via l'approfondimento di Petroni, che ha allargato la prospettiva ribadendo come in sostanza siano solo Rovereto e Trento a gestire il problema dei senza dimora in tutto il Trentino, mentre in futuro bisognerebbe puntare sulla promozione di un'accoglienza diffusa in tutta la Provincia. “In questo contesto non si può ragionare, per esempio, solo su Rovereto – ha detto Petroni – ma a livello generale. Il meccanismo dei dormitori funziona così: i non residenti hanno a disposizione 30 giorni ed i residenti 60. Trascorso quel tempo poi, prima di poter accedere nuovamente bisogna aspettare uno stesso periodo fuori”. Di conseguenza, sottolinea Petroni, i dati delle persone realmente 'in attesa' di un posto letto sarebbero parecchio superiori rispetto a quelli registrati ufficialmente. Secondo Alessandro Martinelli però (referente della Caritas diocesana e consigliere delegato della Fondazione Comunità solidale, presente all'incontro insieme a don Cristiano Bettega, presidente della Fondazione Comunità solidale e ad uno degli operatori dell'Unità di strada attiva nella Città della quercia) la situazione sarebbe diversa.

 

“Una volta finiti i giorni a disposizione bisogna solo tornare ad iscriversi allo sportello” ha detto Martinelli (invitato poi durante l'incontro dal volontario di strada ad un approfondimento insieme sul campo, per per visitare 'dal vivo' le varie strutture presenti sul territorio ed approfondire i regolamenti: un invito rimasto però sostanzialmente in sospeso). Secondo i dati ufficiali infatti, è stato riportato, le strutture stesse sarebbero in grado di reggere la situazione: “Avendo accesso alla graduatoria dello sportello unico – ha spiegato l'operatore dell'Unità di strada roveretana – ho fatto una fotografia della situazione e ad oggi ci sono 37 posti liberi (a livello provinciale ndr) a fronte di 30 persone in graduatoria e ci aspettiamo quindi che lo sportello chiami queste persone. Su Rovereto ci sono 5 tra le persone intercettate da noi che vogliono entrare in graduatoria qui e il Portico ha ancora 4 posti liberi”.

 

“E' da anni che seguo queste dinamiche – ha però ribattuto Petroni – e tutti i giorni ci sono un certo numero di persone in attesa e un numero maggiore di posti disponibili. Chiediamoci il perché”. Quello che si chiede il volontario di strada in sostanza è come sia possibile che ci siano ancora persone per strada se la disponibilità di posti è regolarmente superiore alla richiesta. Un dubbio che secondo il referente della Caritas diocesiana e l'operatore dell'Unità di strada roveretana andrebbe però osservato tenendo a mente la grande mobilità che contraddistingue parte di chi richiede l'accesso alle strutture e la percentuale di persone che non accetta l'accoglienza: quello dell'accoglienza è in sostanza un fenomeno “fluido”, che è possibile cercare di contenere e ridurre grazie anche alle segnalazioni dei cittadini. Proprio questa 'fluidità' sarebbe alla base di alcune imprecisioni contestate da Petroni sui numeri riportati, sempre sull'Adige, in un'intervista proprio a Martinelli, che ha confermato come in merito alla vicenda sia stata pubblicata una rettifica.

 

A sottolineare il progressivo mutare della situazione è intervenuta anche Canestrini, che ha parlato di “dati in continua evoluzione” anche a causa del caro energia: “Ci sono persone che sono costrette a staccare l'energia anche in inverno e non dimentichiamoci dello sblocco degli sfratti. È fondamentale garantire una copertura del 100% sul territorio per chi necessita di un posto letto, poi sta anche ai singoli decidere in libertà del proprio destino. Quella abitativa è un'emergenza in continua evoluzione e in continua crescita. È importante ribadire che non siamo qui a discutere di numeri, ma di un problema che in questa fase è esplosivo”. Problema che però, come già suggerito in precedenza, non ha una soluzione all'orizzonte: “Sono il primo a riconoscerlo – spiega infatti don Cristiano Bettega – più che di 'problema' secondo me è necessario parlare di 'realtà'. Una realtà che ci accompagna come umanità ma che, chiaramente, non autorizza nessuno di noi a non prenderla in considerazione”.

 

Insomma, come detto sono emerse molte posizioni differenti e pochi punti condivisi. Ma nonostante tutto, in conclusione è stato possibile arrivare ad una sintesi sul tema dell'accoglienza diurna. “Un senzatetto a Trento – ha ribadito Petroni – ha una 'copertura' che tutti i giorni va praticamente dalle 9 alle 18 e 30, periodo nel quale può ricevere colazione, pranzo e un pasto serale. A Rovereto invece le fasce garantite sono dalle 9 alle 17 dal lunedì al giovedì, poi dalle 9 e 15 alle 13 e nel weekend dalle 11 e 45 alle 13. Quello che chiediamo è, almeno per il periodo invernale, di garantire una stanza riscaldata anche a Rovereto per tutta la giornata e di fornire ai bisognosi qualcosa per la cena”. Rispetto all'ampliamento dei servizi sul territorio, ha concluso il sindaco Valduga: “Non possiamo certo dirci contrari. Siamo d'accordo sulla possibilità di migliorare la presenza di sostegno diurno in città e ribadiamo la nostra disponibilità all'ascolto”.

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