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Riti voodoo e minacce, dopo aver organizzato l'ingresso in Italia facevano prostituire le ragazze e chiedere l'elemosina ai ragazzi. Arrestati a Trento

L'indagine iniziata a Catania e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia etnea si è conclusa in Trentino. Tra le aggravanti quella della transnazionalità con altri soggetti non ancora identificati in Libia e Nigeria

 

Pubblicato il - 17 marzo 2018 - 11:22

TRENTO. Sono stati arrestati a Trento e le accuse sono pesanti: tratta di persone e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. A questo si aggiunge il fatto di aver messo in pericolo di vita dei trasportati, i quali sono state imbarcate su natanti occupati da numerosi migranti privi di ogni necessaria dotazione di sicurezza, ma anche di avere agito per reclutare persone da destinare alla prostituzione e all’accattonaggio.

 

Tra le aggravanti quella della transnazionalità con altri soggetti non ancora identificati in Libia e Nigeria

 

Dopo un'intensa attività investigativa avviata dalla polizia di Catania con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia etnea e conclusa dalla Squadra mobile di Trento sono finiti in manette Queen Enaye, classe 1980, e Collins Omorgbe, classe 1986.

Tutto inizia il 26 ottobre scorso, dopo alcune dichiarazioni della responsabile del Centro di accoglienza che segnala alcuni minori giunti al Porto di Catania l'11 ottobre precedente a bordo della nave Marina Militare francese 'Ducuing' insieme a altri 134 migranti di varie nazionalità.

 

Le indagini tecniche, corroborate da attività di tipo tradizionale e condotte dal personale della Sezione criminalità straniera della Mobile di Catania, hanno consentito di individuare un gruppo di trafficanti legati da rapporti di parentela tra la Nigeria e l’Italia, dedito al reclutamento, al trasferimento in Italia di giovanissime connazionali per destinarle al meretricio.

 

In questo gioca un ruolo fondamentale Queen Enaye che aveva l'incarico di curare l’immissione delle vittime nel circuito della prostituzione su strada onde assicurare la 'messa a reddito'.

 

L’attività tecnica ha inoltre permesso di mettere in luce i numerosi contatti tra la donna e le persone offese. L'indagine ha permesso di ricostruire esattamente tutti i segmenti della condotta del traffico di esseri umani gestito dalla donna e dai suoi correi: questo ha consentito di rilevare la pluralità delle vittime trafficate e le continue minacce ai danni delle stesse per sottometterle e soggiogarle psicologicamente.

 

Nel corso dei  frequenti dialoghi con le vittime che tardavano a eseguire i suoi ordini, la donna ricordava loro che nessuno avrebbe potuto sentirsi libera con 'i suoi soldi': le giovani avevano, infatti, assunto un debito verso la Enaye che avrebbero dovuto ripagare con i proventi della prostituzione e il mancato rispetto dell’obbligo si traduceva in un mancato guadagno, inaccettabile per l’indagata.

 

Le indagini consentivano di evidenziare ancora una volta che il reclutamento delle giovani, tutte in condizioni di estrema vulnerabilità per la minore età, per il basso livello di istruzione e l’estrema povertà, era stato accompagnato dal noto rito religioso-esoterico 'Ju Ju'.  

 

Il ricorso al rito 'Ju Ju', ma anche a quello più temuto dello Aielallà veniva effettuato da Enaye anche nelle fasi successive al reclutamento e, in particolare, diveniva imprescindibile se una giovane vittima riusciva a darsi alla fuga per sottrarsi al suo controllo: in questo caso entrava in gioco anche la sorella, residente in Nigeria e coinvolta in questo traffico, per rivolgere il rito ai genitori della ragazza in modo da creare ulteriori pressioni psicologiche sulla vittima che poi ritornava a sottomettersi al volere della donna.

 

Gli sviluppi investigativi hanno inoltre permesso di evidenziare gli interventi del marito della donna, Collins Omorgbe, detto 'Don Bonbino', sempre domiciliato a Trento, uno spessore criminale che l'uomo ostentava, tanto che un video su youtube lo ritraeva con in mano uno scettro, mentre ballava con in mano un mazzo di banconote che lasciava cadere con indifferenza a terra, ostentando la ricchezza accumulata.

 

Il 13 marzo l'intervento della polizia di Trento ha messo fine alla 'carriera' di Enaye e Omorogbe, che sono stati arrestati e condotti al carcere di Trento.

 

 

 

 

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