Contenuto sponsorizzato

Riti voodoo e minacce per le ragazze che si prostituivano. Quattro condanne. 12 anni di reclusione per un imputato: ne erano stati chiesti 6

La sentenza ha cambiato l'impostazione delle accuse. E' stato eliminato il vincolo associativo e questo ha portato all'assoluzione dall'accusa di associazione a delinquere di carattere transnazionale. Per un imputato il giudice ha emesso una condanna doppia rispetto alle richieste della Procura per il reato di riduzione in schiavitù in Libia

Di Giuseppe Fin - 04 dicembre 2018 - 18:57

TRENTO. E' avvenuta ieri la sentenza del Tribunale di Trento in merito alla vicenda che ha visto sei persone finire in carcere nell'operazione 'Justice' conclusasi lo scorso settembre con l'accusa di associazione a delinquere di carattere transnazionale finalizzata alla commissione dei reati di riduzione in schiavitù e tratta di persone.

 

Per uno degli imputati, per il quale inizialmente il Pm aveva chiesto una condanna di sei anni di carcere, il giudice ha raddoppiato la pena a 12 anni. Una sentenza meno pesante, invece, per quelli che in un primo momento erano considerati la mente criminale dei fatti.

 

Ma andiamo con ordine. Le indagini erano iniziate nel 2016, aveva spiegato al termine delle operazioni Salvatore Ascione, comandante della squadra mobile di Trento, quando una giovane nigeriana si recò in Questura a Bologna per raccontare la sua drammatica esperienza del viaggio clandestino verso l’Italia. Nel corso della sua testimonianza la donna ha spiegato agli investigatori le modalità di reclutamento in patria delle giovani e ignare donne, il trasferimento in Libia, il viaggio verso l’Italia e infine l'approdo in Francia.

 

Un racconto fatto di atteggiamenti violenti e intimidatori degli aguzzini, comprese le costanti minacce di morte ma non solo. Le ragazze, da quanto risulta dalle indagini portate avanti dalla polizia, tutte tra i 20 e i 30 anni, venivano reclutate in Nigeria con la falsa promessa di un lavoro in Europa, intimorite, venivano sottoposte a rito voodoo (ju-ju), in modo che fossero vincolate al pagamento del debito, circa 30 mila euro per coprire le spese di viaggio per raggiungere l'Italia. Per questo erano costrette a prostituirsi.

 

La sentenza di lunedì ha cambiato l'impostazione delle accuse. E' stato eliminato il vincolo associativo tra tutti i membri che erano finiti in carcere. Questo ha portato all'assoluzione dall'accusa di associazione a delinquere di carattere transnazionale che era stata inizialmente contestata a tutte le cinque persone coinvolte.

 

I principali imputati per il reato di associazione a delinquere, considerati la mente criminale, sono Olivia Atuma, classe 1987 difesa dalle avvocate Matilde Greselin e Marta Schiavo, e Justice Ehorobo, classe 1990, difeso dall'avvocato Nicola Zilio.

 

Il giudice ieri ha assolto queste due persone dall'accusa di associazione e per loro è rimasto solamente il reato di tratta di esseri umani che è stata riqualificata giuridicamente nell'ipotesi meno grave di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. A fronte di questa riqualificazione dei fatti è stato possibile per le difese chiedere ed ottenere il patteggiamento alla pena di 3 anni e 8 mesi di reclusione per la coppia. Peraltro entrambi dovranno scontare solamente il residuo della pena perché un anno di detenzione in carcere in misura cautelare è già stato scontato.

 

E' stato possibile avere una pena contenuta anche perché non hanno negato di aver aiutato dei connazionali nigeriani ad eludere i controlli delle forze dell'ordine al fine di attraversare il territorio nazionale italiano per raggiungere gli altri stati dell'Europa e in particolare l'Austria, la Germania e la Francia.

 

Coinvolti nel processo ci sono altri tre soggetti, tutti fratelli di Olivia Atuma (un quarto risulta essere ancora irreperibile). Questi erano inizialmente considerati come compartecipi dell'associazione a delinquere e che aiutavano soprattutto la sorella Olivia nella gestione della tratta.

 

Con la sentenza arrivata lunedì, il giudice ha assolto Andrea Atuma, difeso dall'avvocato Angelica Domenichelli di Trento mentre ha condannato Harrison Atuma, difeso dall'avvocato Marco Toniolli di Brescia, alla pena di anni 3 di reclusione. Questo sempre riqualificando i fatti nell'ipotesi di favoreggiamento di immigrazione clandestina.

 

 

Il colpo di scena della sentenza è arrivato invece per Lawrence Saribo, difeso dall'avvocato Marta Monticello di Vicenza, al quale gli è stata contestato anche il reato di violenza sessuale. Siccome le condotte erano indicate come avvenute in Libia è stato necessario ottenere dal Ministero la richiesta di procedere per la punizione del cittadino che si trova sul territorio italiano. Il ministro ha concesso l'autorizzazione consentendo in questo modo il processo in Italia per fatti avvenuti all'estero.

 

Il giudice, a fronte di una richiesta del Pubblico ministero di condanna a 6 anni di reclusione già ridotta per rito abbreviato, ha invece condannato Lawrence Saribo, alla pena di anni 12 di reclusione per i reati di riduzione in schiavitù e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

 

Oltre a questo è stato condannato anche ad una provvisionale di 25 mila euro con riserva poi, nel caso la controparte volesse, di chiedere un importo maggiore davanti al giudice civile.

 

Video del giorno
Contenuto sponsorizzato
Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 12 dicembre 2018
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

12 dicembre - 19:09

Dalla Francia la conferma dell'aggravarsi della salute del reporter. L'intervento per estrarre il proiettile risulterebbe non eseguibile. Il prete: ''Siamo vicini ai suoi cari. Quest'odio deve finire"

12 dicembre - 17:30

La capogruppo in consiglio della Lega interviene sulla necessità di realizzare l'infrastruttura e spiegare quale sarà l'iter da seguire: ''L’obiettivo della Lega e della giunta Fugatti è di uscire dall'impasse infrastrutturale degli ultimi 15 anni di autonomia mal governata dal centro sinistra autonomista''

12 dicembre - 13:58

L'allarme scatta intorno alle 16 di martedì 11 dicembre, quando una telefonata segnala la presenza di un uomo armato in area "Vanezom" al Bosco della città. Una situazione pericolosa e delicata, il ragazzo in grossa difficoltà e tante persone in zona

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato