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Sfruttati nel ristorante di sushi 12 pakistani, tra paghe dimezzate e licenziamenti in bianco. Arrestati i titolari, le vittime gestiranno il locale

L'operazione condotta dalla tenenza della Guardia di Finanza di Riva del Garda. A mettere in campo il disegno criminale i due titolari del ristorante in franchising. Controlli e verifiche ancora in corso su tutto il territorio. Per il momento le 12 persone vittime di sfruttamento proseguiranno nella gestione del ristorante

Di Giuseppe Fin - 29 novembre 2018 - 12:33

RIVA DEL GARDA. Costretti a lavorare anche 12 ore al giorno senza riposo settimanale, a firmare dimissioni in bianco e obbligati anche a vivere in un appartamento in mezzo all'immondizia. La tenenza della Guardia di Finanza di Riva del Garda è riuscita a scoprire dodici persone vittime di sfruttamento del lavoro ed estorsione.

 

Si tratta di giovani pakistani, regolarmente residenti in Italia, impiegati all'interno del locale Sushiko di Riva del Garda che si trova nel centro commerciale Blue Garden.

 

Le persone arrestate dalle fiamme gialle, con l’accusa di sfruttamento aggravato del lavoro ed estorsione, sono invece due imprenditori cinesi, di 30 e 35 anni, titolari del ristorante orientale collegato alla famosa catena che, per chiarezza dei fatti, non è coinvolta nel reato. I due, infatti, erano titolare e socio di una società R.S.K srl che gestiva il locale in franchising.

Le indagini, partite qualche mese fa dagli sviluppi di alcuni controlli sul lavoro nero e irregolare condotti nell’Alto Garda, hanno consentito di puntare i riflettori sulla società R.S.K. s.r.l., con sede legale a Firenze e amministrativa e luogo di esercizio a Riva del Garda (TN), i cui titolare e socio principale avevano impiantato un vero e proprio sistema criminoso finalizzato al reclutamento di manodopera in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno e necessità dei lavoratori, mediante la corresponsione di retribuzioni difformi rispetto ai contratti collettivi di lavoro riconosciuti a livello nazionale e la sottoposizione a condizioni lavorative e alloggiative degradanti.

 

 

I due cinesi avvicinavano gli stranieri in evidente stato di bisogno e in ristrettezze economiche proponendo loro un lavoro nel proprio ristorante con contratti a tempo determinato per 40 ore settimanali (sette ore al giorno per cinque giorni ed una giornata da cinque ore), che comprendevano la possibilità di fruire dei riposi previsti nonché di vitto e alloggio.

 

La realtà scoperta dalla Guardia di Finanza, però, era ben diversa. Ai pakistani, assunti come cuoco, aiuto cuoco, aiuto cucina e cameriere non venivano mai concessi i riposi settimanali e le ferie, obbligando i lavoratori a una pausa pranzo di soli quindici minuti.

 

Venivano poi decurtati 27 euro dallo stipendio in caso di malattia o assenza dal lavoro e accanto a questo ogni mese dei 1100 euro di stipendio dovevano restituire 300-400 euro. Ovviamente il tutto dietro minaccia di licenziamento.

 

Il costo del vitto era decurtato, per una somma pari a 100 euro, dallo stipendio realmente percepito ed il pasto consisteva in farina per piadine e una modica quantità di pollo, uova e verdura una volta alla settimana.

 

I dodici lavoratori, inoltre, erano costretti ad alloggiare in un appartamento di Riva del Garda di circa 90 metri quadrati  con un unico bagno, regolarmente affittato e abitato da uno dei due titolari della società che aveva dei suoi spazi riservati. I pakistani, invece, venivano stipati in condizioni igienico sanitarie precarie, obbligati per lo più a dormire su pagliericci improvvisati sul pavimento.

Per tale sistemazione, i lavoratori si vedevano trattenere ulteriori 100 euro a testa, con un guadagno netto, alla fine, di ben 500 euro sul costo del canone, all’insaputa del locatore.

E' stato emblematico, e allo stesso tempo importante, il caso di un 29enne, pakistano, licenziato nel 2018 per essersi rifiutato di restituire il denaro eccedente gli 800 euro di stipendio nonché 27 euro per ogni giornata di malattia dovuta all’insorgenza di piaghe ai piedi, conseguenza dell’insostenibile orario di lavoro imposto.

 

Il giovane era stato licenziato con l'uso di una lettera di dimissioni volontarie riportante la sua firma falsa ed inoltre era stato costretto a lasciare l’alloggio e a dormire anche sulle panchine della città.

 

La Guardia di Finanza, come detto, ha provveduto ad arrestare i due cinesi. Al momento le chiavi del ristorante sono state consegnate al più anziano di lavoratori vittime dello sfruttamento che assieme agli altri, al momento, gestirà il locale. 

 

“L’operazione – ha spiegato il colonnello Roberto Ribaudo - fa parte del complesso di attività ed iniziative che la Guardia di Finanza dispiega a tutela del mercato del lavoro per contrastare, in particolare, le più gravi forme di prevaricazione e sfruttamento in danno dei lavoratori dipendenti. Durante le perquisizioni avvenute a Riva del Garda sono stati sequestrati anche circa 20mila euro ed ora le indagini verranno portate avanti per verificarne la provenienza e l'utilizzo”.

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