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Sistema accoglienza: un passo avanti? In Italia i migranti sono lo 0,3% della popolazione, tra i livelli più bassi d'Europa

L'associazione degli studenti roveretani Urla ha organizzato un incontro a Rovereto, Amnesty e Medici senza frontiere hanno presentato dati aggiornati. In Trentino sono 1.604 i richiedenti asilo, suddivisi principalmente tra Trento e Rovereto. In Italia, arrivano lo 0,3% dei migranti che raggiungono l'Europa

Di Cinzia Patruno - 13 aprile 2018 - 18:28

ROVERETO. Davanti all'immagine del volto di due uomini con lo stesso colore della pelle, si tenderà sempre a ritenere "più scuro" quello con i tratti somatici più africani, mentre "più chiaro" quello con i lineamenti più caucasici. E' questo l'assunto da cui parte il professor Jeroen Vaes dell'Università di Trento, psicologo sociale, per parlare del pregiudizio durante il suo intervento nell'incontro di mercoledì 11 aprile alla facoltà di Scienze cognitive. Il convegno, organizzato dall'associazione universitaria roveretana Urla, ha ospitato membri di varie associazioni, tra cui due rappresentanti di Amnesty International e Medici senza frontiere, per parlare della strada fatta finora in Italia e in Trentino nel sistema di accoglienza dei migranti

 

Un titolo evocativo, quello dell'incontro: "Un passo avanti".  A moderare l'incontro Luca Pianesi direttore del nostro giornale il Dolomiti. "Possiamo dire di aver fatto un passo avanti? - si interroga il professor Vaes - direi piuttosto un passo indietro". E un chiaro segnale sono state le ultime elezioni, che hanno visto il trionfo di partiti la cui retorica si basa sul "rispedirli, bloccarli, mandarli a casa". "Siamo di fronte - prosegue il docente - a meccanismi difficili da combattere". Primo fra tutti il pregiudizio, quella valutazione negativa da cui partiamo prima di conoscere la realtà dei fatti.

 

Insieme alla politica, i media contribuiscono fortemente alla perseveranza del pregiudizio. "Come vengono rappresentanti i migranti dai media? Nel 41% per cento dei casi si parla di flusso migratorio, mentre nel 34 di criminalità e sicurezza. Solo nel 7% delle notizie si sente direttamente la voce del migrante". Un esempio virtuoso era stato, due anni fa, il caso del bimbo siriano trovato morto sulla spiaggia, la cui fotografia aveva fatto il giro del mondo, contribuendo a cambiare il linguaggio dei media anche in Italia. "Questo fenomeno - spiega Vaes - è durato pochi mesi. Si parlava di più di accoglienza e si utilizzavano termini più corretti per definire gli immigrati". Il termine richiedente asilo, per esempio, resta l'unico concetto riconosciuto giuridicamente.

 

Quali i modi per contrastare il pregiudizio? "Dare le informazioni giuste, complete, equilibrate - conclude il docente - optare per il contatto diretto, evitare la separazione e la marginalizzazione".

 

Di che cifre si parla? Si è fatto il punto anche su questo. Secondo i dati di Amnesty International, nel 2017 sono stati 66 milioni i migranti forzati nel mondo, di cui oltre la metà (51%) donne e bambini. Secondo i dati del Centro Astalli, associazione romana di accoglienza legata ai Gesuiti con sede anche a Trento, ogni 1.000 abitanti accogliamo 3 migranti. Che paragonato a paesi come la Svezia dove (dati 2016) se ne calcolavano 23,4 ogni 1.000 abitanti, la Germania dove erano 8,1, l'Austria 10,7 ci fa capire come l'Italia rimanga agli ultimi posti in Europa per presenza di migranti. Siamo (dati Eurostat) il quinto Paese in Europa per presenza, invece, di stranieri e il quarto per emigranti (italiani che vanno a cercare miglior fortuna altrove).

 

Questo il grafico riferito al 2015 (uno dei periodi di massima pressione dei migranti in Europa: in Italia erano arrivati 153.842 migranti; nel 2016 sono stati 181.436; nel 2017 sono stati 119.369) dell'Eurostat

 

 

In Trentino, secondo gli ultimi dati di aprile 2018, sono 1.604 i richiedenti asilo, coloro in attesa di ricevere lo status di rifugiato. Si parla di un'attesa che può durare quasi due anni (20 mesi), un periodo di tempo che si traduce necessariamente in disagio, ansia, frustrazione. Di questi 1.604, l'81% sono di sesso maschile, prevalentemente giovani e le nazioni più rappresentate sono la Nigeria, il Pakistan e il Mali. 740 di loro si trovano a Trento e 250 a Rovereto, ma la Provincia sta spingendo per allargare il sistema d'accoglienza a tutto il territorio.

 

"Il Centro Astalli - spiega Mattia Beber - si occupa anzitutto di pronta accoglienza, che include lo smistamento, di prima accoglienza che riguarda le grandi strutture e di seconda accoglienza con gli alloggi". Inoltre, per i richiedenti che hanno ricevuto il diniego e che possono fare ricorso, viene offerta un'assistenza legale tramite un'associazione composta da studenti universitari della facoltà di giurisprudenza.

 

"Il passo avanti che abbiamo provato a fare - conclude Stefano Bleggi, dell'associazione Antenne Migranti che si occupa del monitoraggio della delicata tratta del Brennero - è aprire dei canali legali per permettere ai migranti di arrivare in Europa. E' necessario dare informazioni puntuali al momento della prima accoglienza, regolarizzare la concessione dei permessi di soggiorno umanitari per tutti e riuscire a garantire un miglior sistema di accoglienza in Italia, che è un sistema emergenziale, spesso corresponsabile del diniego". Un sistema che porta al tragico aumento, secondo la mappatura di Medici senza frontiere, degli insediamenti informali, che vede Bolzano come punto nevralgico. Il 53% sono edifici abbandonati e occupati, il 28% sistemazioni all'aperto e il 45% di questi alloggi di fortuna sono privi di acqua e elettricità.

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