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Testimoni di una vita dalle doppie radici

Questo pomeriggio alla sala Falconetto del Comune di Trento, alle 17.30, si presenta il libro "Adottato anche tu? Allora siamo in due o anche di più". Attraverso interviste a personaggi non solo famosi e con il filo conduttore delle e mai tra due adolescenti si entra in un mondo spesso sconosciuto fatto di sfide, difficoltà e successi. Una buona occasione per scappare dal promettificio elettorale per ancorarsi alla realtà

Pubblicato il - 22 febbraio 2018 - 10:55

TRENTO. Consiglio utile a chi prova disperatamente a non rimanere intossicato dall'aria elettorale  impestata dal virus della nullità di contenuti e della disonestà intellettuale? Proteggersi con la realtà. Evitare di frequentare il promettificio che sta insultando ogni intelligenza.  Ascoltare chi parla d'altro.

 

 Un'occasione è offerta questo pomeriggio a palazzo Geremia, sala Falconetto, sede del Comune, dove alle 17.30 Paolo Ghezzi e il sindaco Andreatta presenteranno "Adottato anche tu, allora siamo in due o forse anche di più". E' il libro di storie, sentimenti, sogni, passi indietro e passi avanti scritto da Sara Pistoletti e Sonia Negri. Ci sarà anche un testimone esemplare: Yeman Crippa, campione europeo del mezzofondo che dalle Giudicarie ha saputo correre verso traguardi personali e collettivi lasciandosi alle spalle più di un pregiudizio.

 

 Il lavoro delle due autrici porta un sottotitolo intrigante: "Da Aristotele a Steve Jobs", L'adozione, insomma, è l'oggi ma è anche ieri. Con le difficoltà e le gioie di oggi. Con le difficoltà e le gioie di ieri. Un ieri che si perde nelle notte dei tempi e che - così almeno si spera - invita a riflettere. Per capirne di più è bene partecipare all'incontro. Ma c'è chi ha da tempo lavorato per promuovere l'argomento del volume editato dall'Ancora.

 

 E', ad esempio, Sara Leo, animatrice del  blog "Adozioni in corso" che nel 2016 ha dedicato ampio spazio all'iniziativa della coppia Pistoletti e Negri. In una bella intervista si coglie il senso del rapporto e mail tra due adolescenti che raccontandosi raccontano le adozioni. Senza permesso, facciamo man bassa dell'articolo.

 

 "Nel libro ci sono tante storie di adozione e i protagonisti sono personaggi più o meno famosi. Così dopo aver divorato in un giorno tutte le pagine, il mio spirito giornalistico mi ha sussurrato nelle orecchie qualche domanda per le autrici. Le loro risposte sono una grande risorsa e offrono molti spunti di riflessione per costruire passo dopo passo fondamenta resistenti e solide per un cammino adottivo il più sereno possibile. Scopriamo di più dalle loro parole".

Come è nata l’idea del libro Adottato anche tu? Allora siamo in due! … o forse di più! ?

 

Il libro è nato dal desiderio di raccontare storie di adozione di persone che sono diventate famose e hanno realizzato i loro sogni. Spesso chi ha avuto esperienze avverse  nell’infanzia fa fatica a credere in se stesso e a sognare un futuro felice. I protagonisti del libro, quando hanno cominciato la loro corrispondenza via mail, erano esattamente così. Lily, molto insicura, non riusciva a pensare al suo futuro con serenità e si sentiva sola. Gabriel invece, all’apparenza spavaldo, in realtà non aveva la forza di cercare le risposte a tutte le domande che gli affollavano la mente e si sentiva incompreso da tutti. Abbiamo scritto questo libro proprio con l’intento di raccontare le molteplici sfide dell’adozione e le diverse esperienze di chi ha saputo affrontarle con positività e forza tali da trasformarle in occasioni di successo.
Non siamo noi ad avere un messaggio da trasmettere, ma sono le singole storie, nelle loro somiglianze e diversità che hanno tanto da insegnare. Sta ai lettori leggerle con curiosità e lasciarsi coinvolgere nelle domande e nelle riflessioni dei protagonisti.

 

Nel libro ricorre l’immagine del volo, come lo spieghereste?      

 

 Molte volte si tende a pensare che avere vissuto delle esperienze di vita dolorose e complesse, spesso traumatiche, sia la premessa per un futuro privo di una visione in prospettiva, quasi come se l’avere fatto esperienza di una storia difficile, nostro malgrado, non possa permetterci di fare altro se non di tenerci ancorati a terra, come una zavorra. Certo non possiamo immaginare che le nostre storie non abbiano un peso significativo, spesso determinante, nella nostra vita personale e di relazione, nel modo in cui costruiamo la nostra identità e individuiamo il nostro posto nel mondo; ma è altrettanto vero che proprio le risorse che mettiamo in campo per far fronte alle avversità, la conoscenza delle nostre fragilità e dei nostri punti di forza, le esperienze nuove e gratificanti che viviamo nella quotidianità, gli incontri di vita, possono avere un valore trasformativo, aiutandoci a dare un senso a quel dolore, a quella rabbia, a quel vuoto che abbiamo dentro, permettendoci di guardare con atteggiamento positivo al futuro.

 

 I protagonisti del libro stanno cercando di trovare una propria collocazione nel mondo, pensarsi in una prospettiva futura, immaginare cosa saranno da grandi. Questo processo di crescita e di costruzione della propria identità di giovani adulti, non può però prescindere dall’avvio di un processo elaborativo legato alla propria adozione, che integri passato e presente, mettendo in ordine "i puntini della propria storia" quelli di cui parla Steve Jobs, a suo modo un eroe dei nostri tempi, un uomo che non solo pensava al futuro ma, possiamo ben dirlo, lo anticipava! 

 

 Ecco, le storie di vita raccolte nel libro attraverso interviste  mostrano come ciascuno, a proprio modo, costruisca giorno dopo giorno il proprio futuro, “volando” con slancio ed entusiasmo verso obiettivi e progetti sempre nuovi. È una energia vitale contagiosa, una visione positiva verso il futuro quella che si respira tra le pagine del libro. Che il “volo” sia da un trampolino o che sia un runner a darci l’impressione di volare, o il testo di una canzone, o un viaggio di ritorno nel proprio Paese di origine, l’importante è riuscire a rialzarsi da terra, poggiarsi ben in equilibrio e “guardare oltre”.

 

 Una delle frasi che fanno riflettere è quella pronunciata da Mario Balotelli in un’intervista di qualche anno fa, riportata nel libro: "Un bambino abbandonato non dimentica". Mi chiedo, come le famiglie possono sostenere il proprio figlio durante il percorso di vita, imparando a vivere la condizione adottiva nel modo più sereno possibile?

Quali strumenti possiamo dare a questi ragazzi per vivere al meglio la loro vita, accettandosi nelle proprie origini?                                                                                              

 Dare ascolto al loro dolore, alle loro parole di rabbia, alle loro domande il più delle volte senza risposta, accogliendo il senso di vuoto, di frustrazione, di inadeguatezza, di vergogna, di impotenza che li accompagna: ecco questa è la prima cosa che possiamo fare. Di qualsiasi storia si tratti, noi possiamo essere accanto a loro. Che immenso privilegio abbiamo, potere cercare di riparare a quel vuoto originario, oltre che accompagnare questi ragazzi verso una progressiva elaborazione della propria storia.

 Lily e Gabriel hanno bisogno di parlare di sé, delle sensazioni che vivono nel presente ma anche di ciò che provano rispetto alla propria storia di abbandono. Domande, ricordi o assenza di ricordi, ipotesi, scenari possibili, somiglianze, vissuti di diversità legati al colore della pelle e, più in generale, all’essere figli adottivi. Noi adulti siamo pronti per ascoltarli? E se loro preferissero parlarne con un coetaneo? Be’, come vediamo, alla fine i genitori sono sempre messi in mezzo! Leggere per credere!

Il libro parla di “ricercatori di risposte”, di adolescenti alle prese con domande esistenziali che riportano prevalentemente alla ricerca di una propria identità ( somiglianze, ecc), come se solo queste risposte siano fondamentali per sentirsi davvero felici.

 Come non consigliarvi quindi di leggere “Adottato anche tu?”, un libro che può rivelarsi, a nostro parere, un utile strumento proprio per i genitori adottivi: uno spaccato del mondo adolescenziale che, con la disarmante schiettezza che solo i ragazzi possiedono, pone dinnanzi le sfide che l’adolescenza adottiva porta con sé.

 Il rapporto tra genitori e figli è sempre complesso, soprattutto in adolescenza, quando i ragazzi cominciano a sentirsi abbastanza grandi per “fare da soli”, ma al contempo hanno un forte bisogno dei genitori che rimangono un punto di riferimento insostituibile per affrontare il passaggio al mondo degli adulti. Lily e Gabriel non sono esenti da questa ambivalenza: vorrebbero pensare alla propria storia senza coinvolgere i genitori, senza dare loro preoccupazioni, senza svelare i propri sentimenti più profondi, senza correre il rischio di incomprensioni, domande, giudizi, discussioni… ma nello stesso tempo hanno un grande bisogno di confrontarsi con loro e di sentirsi sostenuti in un percorso incerto.
 

 Vivian Lamarque, intervistata dai protagonisti, racconta la sua storia adottiva e dice: "Le ferite si sono ormai sanate, le cicatrici non fanno quasi più male (un pochino quando… cambia il tempo)…Che i punti deboli di ciascuno di voi possano trasformarsi in punti di forza, questo il mio augurio a tutti voi.".Aggiungono le autrici: “Ed è anche il nostro! Lo rivolgiamo con affetto ai ragazzi, ai genitori, alle famiglie, con il desiderio sincero che il nostro libro sia da incoraggiamento per tutti!”.

 

 

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