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Ucciso dall'aria resa tossica sott'acqua. Per ritrovare il sub disperso decisivo il video del record dell'amico

Il sub polacco scomparso da sabato voleva raggiungere quota 330 metri sott'acqua e per riuscirci aveva uno scooter subacqueo e il Rebreather, non le bombole. Proprio il Rebreather deve aver cominciato a non ''pulire'' più l'aria che Pawlik stava respirando

Di Luca Pianesi - 17 ottobre 2018 - 20:45

LIMONE. E' stato ucciso dall'aria ''viziata'' che il Rebreather non sarebbe più riuscito a ''pulire''. Una morte lenta e tecnicamente non dolorosa ma comunque terribile, a circa 300 metri di profondità, avvenuta nelle acque del Garda. E' stato trovato questo pomeriggio dai sub del nucleo sommozzatori di Trento e dal Gruppo Volontari del Garda Adam Krzystof Pawlik.

 

Era adagiato sul fondale e galleggiava immobile con al suo fianco lo speciale scooter subacqueo che gli sarebbe dovuto servire a stabilire un nuovo record: puntava a quota 330 metri e aveva costruito il suo tragitto sulla base del precedente record, centrato pochi giorni prima da un suo amico. E proprio il video dell'impresa dell'amico è stato decisivo per i sub trentini per ritrovarlo. Studiando il percorso e il tracciato seguito dal primo sono, infatti, riusciti a risalire all'ipotetica linea seguita da Pawlik e sono così riusciti a ritrovarne il corpo.

 

 

L'uomo, di 50 anni originario della Polonia si era immerso nelle acque del Garda davanti a Limone e da sabato aveva fatto perdere le sue tracce. Dalla sera del 13 sono cominciate senza sosta le ricerche, senza esito fino a oggi pomeriggio. Sub esperto, titolare a Katowice, sua città di residenza, di un centro di immersioni, Pawlik non usava le bombole per tentare di stabilire questo record, ma il Rebreather un attrezzo che riutilizza il gas espirato e lo filtra dal biossido di carbonio prodotto dal nostro organismo tramite un sistema filtrante che contiene un composto chimico chiamato calce sodata.

 

Banalizzando si riutilizza il proprio ossigeno, ripulito dalla calce sodata. L'utilizzo di tale strumento, però, funziona per immersioni piuttosto limitate nel tempo mentre l'impresa di Pawlik, probabilmente, è durata troppo. Mentre tentava di raggiungere i 330 metri sott'acqua la calce sodata deve aver cominciato a pulire meno l'ossigeno e via via il gas respirato è diventato sempre più tossico.

 

Al lavoro oltre al nucleo sommozzatori di Trento e al Gruppo Volontari del Garda che hanno scandagliando la zona tra immersioni e l'utilizzo del robot sottomarino, il Rov, hanno partecipato anche i vigili del fuoco di Riva del Garda e la polizia nautica che tra barche e servizio a terra hanno aiutato i sommozzatori nella loro attività.

 

 

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