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Un tuffo nella preistoria: due turisti veronesi dormiranno nelle palafitte di Ledro

HAnno vinto il concorso "Una notte nelle palafitte". La coppia veneta potrà prendere possesso della struttura in legno e paglia per seguire lo stesso rituale di un tempo. Prima ci sarà la cena preistorica, il 5 agosto

Di db - 02 agosto 2018 - 12:07

VALLE DI LEDRO. Potranno dormire all'interno palafitte, come fossero dei primitivi. E potranno vivere l'esperienza della preistoria, facendo un balzo nel tempo di tremila anni. Saranno due turisti veronesi i fortunati ospiti delle costruzioni tutelate dall’Unesco

 

Domenica 5 agosto il Museo delle Palafitte di Ledro propone nuovamente la Cena Preistorica seguita dalla Notte in Palafitta, occasione unica riservata ai vincitori del concorso promosso dal Consorzio per il Turismo della Valle di Ledro. Lo scorso anno l’esperienza toccò a due turisti di Genova.

 

Per il 2018 l’opportunità di trascorrere un’intera nottata all’interno della palafitta è stata vinta dal veronese Cesare Schiavone, che sarà accompagnato da Margherita: dopo aver banchettato come gli abitanti della Valle di Ledro facevano tre millenni or sono, la coppia veneta potrà prendere possesso della struttura in legno e paglia per seguire lo stesso rituale di un tempo.

 

Immancabile sarà il rito propiziatorio celebrato prima di coricarsi e l’esperienza di accensione del fuoco con l’archetto in legno, il tutto sotto la guida degli esperti del MuSe di Trento e del Museo delle Palafitte di Ledro. E la notte verrà trascorsa sul pagliericcio posto sul tavolato della palafitta, con lo sciabordio delle acque del lago, distanti davvero pochi metri, a scandire le ore notturne.

 

Sono invece emiliani i vincitori del secondo premio: Alexia di Imola assieme a Maicol parteciperanno alla cena preistorica. Quest’ultimo evento è aperto anche ad altri interessati (necessaria la prenotazione) e che sarà preceduto a partire dalle 17 da “La tua idea di museo”, mentre il banchetto sarà allietato dal concerto jazz dell’ensemble “Jumble 4tet”

 

Ormai da anni la prima domenica d’agosto la Valle di Ledro fa un salto nel passato, tornando per un giorno all’Età del Bronzo, periodo a cui risalgono gran parte dei ritrovamenti nel sito preistorico di Molina di Ledro che ha ridato alla luce i resti di un villaggio palafitticolo adagiato sulle rive del Lago di Ledro. 

 

Un’esperienza davvero unica nel suo genere, un’occasione che questo ambito turistico del Trentino può offrire grazie al proprio bagaglio di storia, cultura e ricchezza ambientale, capaci di mantenere un sito archeologico di grande pregio e tra i meglio conservati del panorama alpino.

 

L'abitato palafitticolo di Molina di Ledro si affaccia sull'omonimo lago, in prossimità dell'emissario. In seguito al forte abbassamento delle acque dovuto alla costruzione della Centrale idroelettrica del Ponale, nel 1929 Ettore Ghislanzoni eseguì le prime indagini su un’area di cinquecento metri quadrati formulando l’ipotesi che si trattasse dei resti di una palafitta a terra o "bonifica".

 

Successivamente, l’ulteriore forte abbassamento del livello lacustre che si verificò nell’inverno 1936-37 permise a Raffaello Battaglia di ampliare la superficie di scavo a quattromiladuecento metri quadrati, portando alla luce oltre diecimila pali.

 

Fu individuato un tratto di tavolato di trentasei metri quadrati che Battaglia interpretò - diversamente da Ghislanzoni - come parte della struttura che avrebbe dovuto sorreggere una capanna sull’acqua. Altre ricerche sono state condotte tra il 1957 e il 1967 e tra il 1980 e il 1983.

 

Gli studi fino ad oggi condotti sui materiali di Ledro permettono di inquadrare la vita del sito tra l'antica e la media età del Bronzo (circa XXII - XIV sec.a.C.), anche se alcuni indizi fanno ipotizzare fasi di occupazione più antiche.

 

I materiali ceramici, sono attribuibili a sviluppi locali delle facies di Polada (antica età del Bronzo) e gardesane meridionali (media età del Bronzo). L'artigianato metallurgico è indiziato da crogioli, ugelli e forme di fusione e rivela nei prodotti di raffinata fattura (asce, spilloni, ornamenti) forti connessioni con il bacino medio - danubiano.

 

Di particolare rilievo sono i cosiddetti "diademi" in bronzo, con confronti nella necropoli di Pitten (Bassa Austria), come anche i vaghi d'ambra di provenienza baltica o ancora le Tavolette enigmatiche, che inseriscono Ledro in una rete di commerci che in tempi preistorici univa i versanti dell’arco alpino da Nord a Sud, da Est a Ovest.

 

Il locale Museo delle Palafitte del Lago di Ledro conserva ed espone un’importante selezione di reperti che fanno luce sulle numerose e complesse attività di produzione e di scambio, che quotidianamente facevano vivere il villaggio di agricoltori - pastori e il territorio circostante.

 

Altri materiali sono visibili al Museo di Riva del Garda e al Museo del Castello del Buonconsiglio a Trento. Da oltre 20 anni il Museo delle Palafitte del Lago di Ledro svolge un'intensa attività educativa e, di concerto con la locale Amministrazione Pubblica, con la Scuola e con il Consorzio per il Turismo della Valle di Ledro, organizza iniziative rilevanti finalizzate alla valorizzazione del sito e del territorio ledrense e ha colto, nel 2017, il considerevole traguardo di 41.000 presenze.

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