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Violenza di gruppo a Maso Ginocchio, scagionato Kenneth il ragazzo che aveva tentato il suicidio per il quale chiedevamo il beneficio del dubbio

Era stato sbattuto con tanto di foto su tutte le prime pagine dei giornali e la politica lo aveva "condannato" insieme agli altri accusati buttandolo fuori dal progetto di accoglienza. Dopo un confronto con la vittima è stato scagionato ma essendo fuori dal percorso di accoglienza i guai per lui non sono finiti

Di Luca Pianesi - 03 aprile 2018 - 21:36

TRENTO. Sarebbe stato scagionato direttamente dalla vittima, dalla donna stuprata quella notte del 24 novembre a Maso Ginocchio. Dopo quattro mesi di prigione, una condanna unanime da parte di tutta la stampa locale e quindi, di conseguenza, dell'opinione pubblica e della politica, e un tentato suicidio dietro le sbarre, Kenneth Obasuyi è fuori dal carcere. Noi c'avevamo provato ad instillare il dubbio, da subito, evitando di pubblicare le foto degli accusati (perché di quello si tratta fino a sentenza) e poi con una piccola inchiesta nel tentativo di ricostruire le sue ultime mosse, nel tentativo di capire chi fosse questo ragazzo di 23 anni che in carcere aveva provato a uccidersi ripetendo mille volte di essere innocente.

 

Noi, ovviamente, non avevamo elementi per dirlo e non li abbiamo tutt'ora, ma trovavamo comunque sbagliato il linciaggio preventivo foss'anche per un reato orribile e mostruoso quale è uno stupro. Il titolo dell'articolo che abbiamo pubblicato era "Violenza di gruppo di Maso Ginocchio, dov'è il beneficio del dubbio? Dal tentato suicidio in carcere di uno degli accusati al racconto di chi lo ha conosciuto prima dell'arresto". Una piccola indagine (che ovviamente aveva fatto arrabbiare e non poco giustizialisti e forcaioli) che ci aveva spinto a lasciare a quel ragazzo quanto meno, appunto, il beneficio del dubbio. Troppe incongruenze, troppe cose che non tornavano, a partire dal fatto che tutti e cinque gli uomini arrestati provenivano dalla residenza Fersina mentre lui viveva dall'altra parte della città, nel centro di via Brennero e non aveva contatti con quell'altra struttura.

 

Poi c'erano i racconti di chi lo aveva conosciuto, a cominciare dal proprietario del Simposio Andrea Bosisio che aveva avuto Kenneth a lavorare nella sua cucina anche in quella fatidica sera, praticamente fino a pochi minuti dell'avvenuto stupro di gruppo. "Mai una battuta fuori posto. Era gentile ed educato. Noi non possiamo che avere un buon ricordo di lui. E anzi, quando sono venuti a prenderlo per noi è stato un shock. Aveva appena trovato lavoro, era contento, noi lo avremmo tenuto e lui che fa? Va a mettersi in quel guaio? Ci sembra impossibile", ci aveva detto Bosisio. Da quel che c'era stato riferito era stato riconosciuto da un giubbotto. Una giacca in dotazione a tantissimi altri profughi come lui, dunque non unica e identificativa.   

 

Ma dopo fatti del genere l'opinione pubblica ha "fame" di colpevoli, il mostro va sbattuto in prima pagina e poi, purtroppo, a ruota, arriva la politica che ha voluto mostrare il pugno di ferro con il governatore Rossi e l'assessore Zeni che hanno mandato un comunicato stampa congiunto che recitava così: "La Provincia ha immediatamente revocato l'accoglienza ai richiedenti asilo accusati della violenza". Bravi, bene, bis. Ma come? Senza la certezza che siano colpevoli? E le regole di diritto? E la presunzione di non colpevolezza? E se uno di loro fosse innocente? 

 

La decisione della Pat, in realtà, ha avuto delle conseguenze molto gravi. Da subito, per esempio, è nato il problema che se anche si fossero dati i domiciliari al ragazzo dove li avrebbe scontati, visto che era fuori dal progetto di accoglienza. Lui è rimasto quattro mesi in carcere ed ha anche tentato il suicidio. 

 

E da oggi il problema diventa ancora più grande: Kenneth è uscito di prigione e si sarebbe diretto nell'unico posto dove si sentiva a casa, la Residenza di via Brennero ma qui gli avrebbero detto che essendo fuori dal progetto di accoglienza nella struttura non poteva stare. La decisione se riammetterlo o meno, a questo punto spetta al Commissario del Governo perché a lui, al momento, è stata revocata l'accoglienza. Da quel che ci viene riferito per questa notte ha trovato un alloggio in una struttura di bassa soglia, per la prima accoglienza. Ma il problema del rientro nella progettualità da parte del Commissariato del Governo (che, su imput della Pat l'aveva revocata) si pone eccome.  

 

Gli scenari che si aprono sono molteplici e non sappiamo se Kenneth sia ancora indagato o meno. Quel che è certo è che gli è stata quanto meno revocatala la misura cautelare e che a sbattere il mostro in prima pagina, quasi mai si fa giustizia.  

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