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Attentato incendiario alla chiesa di Rovereto, don Matteo: ''Ho paura ma non fermano la nostra battaglia contro l'aborto. Un genocidio è in atto''

Per il prete che si occupa della chiesa di San Rocco, don Matteo Graziola, la battaglia contro l'aborto non si ferma: "Vogliamo individuare e denunciare le ideologie e le menzogne per liberare le tante donne che ne rimangono vittima". Molti messaggi di condanna per l'attentato sono arrivati dai sindacati e da diverse forze politiche

Di Giuseppe Fin - 10 gennaio 2019 - 19:01

ROVERETO. “Ora ho paura ma vado avanti. Chi fa questa azioni e ci critica non sa che in Europa vengono uccisi ogni giorno 5600 bambini. Siamo difronte ad un vero e proprio genocidio”. Don Matteo Graziola è un punto di riferimento per la chiesa di San Rocco di Rovereto e per i tanti momenti di preghiera assieme  ai cittadini e alla comunità Pro Life, quella stessa comunità che nei giorni scorsi ha esposto il presepe “antiabortista” con all'interno dei piccoli feti in plastica.

La chiesa è stata colpita questa notte di un grave atto vandalico. Qualcuno ha incendiato il portone d'entrata dell'edifico del 1631 che si trova in corso Bettini. Le fiamme hanno divorato gran parte del portone in legno e il fumo assieme alla fuliggine potrebbero avere creato anche dei problemi alle antiche tele che si trovano all'interno. All'esterno, a firma dell'atto vandalico, la scritta “I veri martiri sono in mare”.

 

Il presepe antiabortista esposto nei giorni scorsi (e ricomparso anche nella giornata di oggi) aveva creato numerose polemiche. Don Graziola questa mattina è stato avvisato alle 6.50 di quello che era successo al portone della chiesa. L'allarme scattato alle 5.30 ha visto l'intervento dei vigili del fuoco volontari di Rovereto assieme alle forze dell'ordine, carabinieri e polizia di stato, che hanno avviato le indagini per individuare l'autore del gesto.

Il presepe è stato esposto anche oggi. Foto tratta da Facebook (Se te sei de Rovereto)

 

“Siamo difronte ad una reazione molto forte – ha spiegato don Graziola – che qualcuno ha voluto fare non avendo altri argomenti per rispondere a quello che stiamo dicendo”. La comunità che si raduna alla chiesa di San Rocco, spiega il parroco, porta avanti numerose attività. “Siamo qui per fare opere di carità verso persone bisognose ma anche verso gli immigrati. Sosteniamo poi anche Radio Maria con dei nostri volontari che diffondono i bollettini nelle parrocchie e portiamo avanti tutti assieme la battaglia Pro Life”. Già in passato la chiesa di San Rocco era stata luogo di ritrovo dei gruppi antiabortisti e delle "Sentinelle in piedi" locali.

 

“A noi interessa portare avanti soprattutto – spiega Graziola – una battaglia culturale. Le persone devono capire le ragioni di questo genocidio che è in atto. Dobbiamo partire dai dati reali che abbiamo. In Italia negli anni '60 avevamo 950 mila bambini all'anno, l'anno scorso, considerando solo gli italiani, abbiamo avuto un terzo delle nascite”. Un calo, ha spiegato don Matteo Graziola, non è spiegabile solo in termine economici.

 

“Nel dopoguerra i figli erano numerosi pur essendoci problemi all'economia” ci spiega. “La ragione di una denatalità in continuo aumento – continua – la si deve trovare nella cultura e questo riguarda anche il crollo dei matrimoni e alla volontà di non fare più una famiglia. Poi ci sono tutti i problemi connessi alla sessualità, l'uso dei preservativi per non fare figli”.

 

Un pensiero antiabortista che don Matteo Graziola, assieme alla comunità Pro Life, ha concretizzato con un presepio che al suo interno ha dei feti in plastica. “Non pensavo che l'esposizione di questo presepe potesse creare tante polemiche. Non pensavo che questi piccoli bambini dormienti di 10 settimane potessero sorprendere le persone. Evidentemente c'è poca conoscenza di queste cose”. I dati sugli aborti sono stati riportati in cartello appeso accanto al presepe antiabortista che quest'oggi è stato nuovamente esposto. “Anche dopo quello che è successo noi vogliamo andare avanti. Vogliamo individuare e denunciare le ideologie e le menzogne per liberare le tante donne che ne rimangono vittima”.

 

L’arcivescovo Lauro Tisi, attraverso il proprio vicario don Marco Saiani, si è messo in contatto con i sacerdoti operanti in zona per essere aggiornato sull’accaduto. “Bruciare una porta, che sia di una struttura di accoglienza, come accaduto in passato, o di una chiesa, luogo di culto aperto e libero, è uno sfregio per tutta la comunità”, commenta monsignor Tisi. “Ogni parola di condanna – aggiunge l’Arcivescovo – rischia però di essere scontata se non ne deriva l’impegno affinché il dissenso e la diversità di opinione, legittimi anche all’interno della comunità ecclesiale, non travalichino mai il rispetto delle persone e degli ambienti ad esse destinati. Chi ha appiccato quel fuoco potrà alimentare paura e divisione, ma non riuscirà mai a mandare al rogo la forza del dialogo e del confronto, conquista di civiltà di cui tutti dobbiamo essere custodi e garanti”.

 

L'attentato incendiario che ha colpito la chiesa di San Rocco a Rovereto è grave e sono molti i messaggi di condanna e solidarietà  arrivati dai sindacati e dal mondo della politica. Cgil Cisl Uil del Trentino nel condannare quello che è successo, hanno spiegato che “la violenza non può mai essere lo strumento per esprimere il proprio dissenso verso idee o posizioni che non si condividono. E non è certamente con azioni di questo tipo che si creano i presupposti per favorire un clima di tolleranza, integrazione e accoglienza”. Al di là dunque dei contenuti del presepe esposto all'interno della chiesa per Cgil Cisl Uil del Trentino quanto accaduto questa notte è un'azione “vigliacca, pericolosa e assolutamente inutile”.

 

A condannare il gesto è anche il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti. “Esprimere il proprio pensiero con il danneggiamento dei simboli e delle proprietà altrui, quindi con la violenza e la prepotenza – ha affermato il governatore - è sempre sbagliato. In una democrazia ci sono altri modi per esprimere le proprie idee. Chi ha incendiato l’ingresso della chiesa di San Rocco, a Rovereto, è nemico del dialogo e del confronto pacifico”.

 

Fugatti spiega che al momento non ci sono certezze sulla matrice dell'attacco. “Abbiamo fiducia – conclude – nelle forze dell’ordine e attendiamo che le indagini facciano il loro corso, nell’interesse di tutta la comunità. È certo che da parte nostra deve esserci tutta l'attenzione e la ferma condanna nei confronti dei responsabili che, qualora fossero garantiti alla giustizia, dovranno essere pesantemente condannati ”.

 

Anche Potere al Popolo pur considerando “orribile” il presepe allestito nel periodo natalizio a Rovereto e pur considerando il fatto che gli antiabortisti “praticano terrorismo psicologico e ideologico nel tentativo di riportare indietro di secoli le lancette dell'orologio della storia”, prende le distanze dall'attentato incendiario che è stato effettuato ai danni del presepe. “ Non è attraverso attentati o atti violenti – spiegano in una nota - che si contrasta l'avanzare dell'intolleranza e del razzismo, esito inevitabile di politiche neoliberiste e antidemocratiche messe in atto da questa unione europea e dai nostri governi”.

 

Solidarietà e vicinanza ai fedeli roveretano è stata espressa poi anche da Agire per il Trentino. “La pericolosità della violenza del noto gruppo anarchico – viene spiegato in una nota - continua a manifestarsi impunemente già da tempo e, miratamente, perseguita chi nel suo profondo ha la colpa di credere in valori non negoziabili, in difesa della vita dei più deboli. Questo attacco prosegue la scia delle precedenti aggressioni verbali e fisiche già viste quest'estate davanti all’ospedale di Rovereto”.

L'auspicio, spiegano da Adige è che “le Forze dell’Ordine e i magistrati individuino quanto prima i responsabili di un simile gesto, aggravando le accuse di attentato terroristico per odio per motivi religiosi, non dissimile dalle azioni portate avanti dai seguaci dell’Isis nei paesi dove vengono falcidiati migliaia di cristiani”

 

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