Buoni pasto, ora tocca alla terza in classifica. La Cisl Fp: ''La Provincia non vuole ascoltarci e ci rimettono i dipendenti''
Si riparte dalla Day Ristoservice: l'azienda di Bologna deve convincere entro 45 giorni 1.251 esercizi pubblici tra bar e ristoranti a sottoscrivere gli accordi di convenzione per i dipendenti pubblici. "In Alto Adige - evidenzia la Cisl Fp - sul tavolo c’è già il 4,8% di aumento oltre all'adeguamento generalizzato del buono pasto a 7 euro. Qui in Trentino tutto è fermo al 2009

TRENTO. "E' da mesi che chiediamo un confronto con la Provincia, ma non si muove niente. La politica sembra aver deciso di non voler decidere e intanto si perde tempo". Così Giuseppe Pallanch, segretario della Cisl Fp, sulla querelle relativa ai buoni pasto. Una vicenda che si arricchisce di un ulteriore capitolo perché ora tutto passa in mano alla terza classificata nella gara di appalto dopo che le prime due aziende hanno dovuto alzare bandiera bianca.
Si riparte dalla Day Ristoservice: l'azienda di Bologna deve convincere entro 45 giorni 1.251 esercizi pubblici tra bar e ristoranti a sottoscrivere gli accordi di convenzione per i dipendenti pubblici. "In Alto Adige - evidenzia la Cisl Fp - sul tavolo c’è già il 4,8% di aumento oltre all'adeguamento generalizzato del buono pasto a 7 euro. Qui in Trentino tutto è fermo al 2009. In questo modo si danneggiano i consumatori, ma anche gli esercizi".
Una vicenda che vede le associazioni di categoria compatte: il comparto chiede da tempo di rivedere il bando per il servizio sostitutivo di mensa, un appalto da 4 anni per un importo complessivo di base di 55 milioni e 392 mila euro al netto degli oneri fiscali e il criterio di aggiudicazione dell'offerta economicamente più vantaggiosa.
Un bando considerato sbagliato, nel mirino le commissioni e il criterio di aggiudicazione, già criticato anche in sede delle audizioni per il disegno di legge semplificazione. Anche i sindacati a più riprese avevano segnalato la necessità di intervenire e confrontarsi per trovare contromisure. Ma la Provincia aveva deciso di andare avanti.
Nel frattempo le ditte che avrebbero dovuto gestire il servizio si sono sfilate, soprattutto per l'opposizione degli esercenti nel firmare i contratti di adesione del progetto. Tanto che le prime due aziende hanno dovuto fare un passo indietro e ora la terza classificata deve cercare di chiudere il contratto. Una mission che sembra già in salita.
Un comparto ristorativo pesante per il territorio provinciale, un settore che tra bar e ristoranti comprende circa 3.382 imprese e 36.611 collaboratori pari al 16% della forza lavoro totale nella Pat. "E' urgente - conclude Pallanch - sedersi intorno a un tavolo per trovare una soluzione che possa mettere delle regole e difenda la possibilità ai lavoratori di poter usufruire di un buono pasto aggiornato ai tempi attuali e in linea con le misure del resto del Paese. Le nostre sono critiche costruttive e non riusciamo a capire le porte chiuse della Provincia".












