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Buoni pasto dei dipendenti pubblici, altro stop. La categoria: ''La Provincia rifaccia il bando e ci ascolti: può dimostrare la capacità innovativa del Trentino''

Una vicenda che vede le associazioni di categoria compatte. L’Agenzia per gli appalti della Provincia di Trento ha dichiarato decaduta anche la seconda azienda aggiudicataria. Fontanari: "Questo certifica la fondatezza delle perplessità che abbiamo evidenziato fin dall’emissione del bando"

Di L.A. - 19 febbraio 2020 - 13:36

TRENTO. Il bando per la gestione dei buoni pasto dei dipendenti pubblici segna un altro stop: l’Agenzia per gli appalti della Provincia di Trento ha dichiarato decaduta anche la seconda azienda aggiudicataria. "Questo certifica la fondatezza delle perplessità della categoria, criticità che abbiamo evidenziato fin dall’emissione del bando", commenta Marco Fontanari, presidente dell’associazione ristoratori.

 

Una vicenda che vede le associazioni di categoria compatte: il comparto chiede da tempo di rivedere il bando per il servizio sostitutivo di mensa, un appalto da 4 anni per un importo complessivo di base di 55 milioni e 392 mila euro al netto degli oneri fiscali e il criterio di aggiudicazione dell'offerta economicamente più vantaggiosa. 

 

"Abbiamo appreso – dice il vicepresidente di Confcommercio e presidente dell’Associazione ristoratori del Trentino – che anche la seconda aggiudicataria del bando per la gestione dei buoni pasto ai dipendenti pubblici della provincia di Trento è stata dichiarata decaduta. Questo esito conferma le preoccupazioni che abbiamo espresso fin da subito: si trattava di un bando che scaricava sugli esercenti tutti gli oneri, erodendo i margini già ridotti del servizio. Il meccanismo col quale è stato disegnato questo bando penalizza fortemente gli esercenti, che si sono resi conto della eccessiva onerosità della proposta a carico delle aziende". 

 

Un bando considerato sbagliato, nel mirino le commissioni e il criterio di aggiudicazionegià criticato anche in sede delle audizioni per il disegno di legge semplificazione. Anche i sindacati a più riprese avevano segnalato la necessità di intervenire e confrontarsi per trovare contromisure. Ma la Provincia aveva deciso di andare avanti.

 

Nel frattempo le ditte che avrebbero dovuto gestire il servizio si sono sfilate, soprattutto per l'opposizione degli esercenti nel firmare i contratti di adesione del progetto. "Anche Fipe, la nostra federazione nazionale, non più tardi della settimana scorsa - spiega il numero uno dei ristoratori del Trentino - aveva lanciato un appello proprio sul mondo dei buoni pasto: un servizio importante che però rischia di travolgere gli esercenti tra burocrazia, costi d’esercizio e riduzione del valore nominale del buono pasto che viene scaricata sulla nostra categoria per una quota anche del 30%".

 

Fipe ha chiesto al governo un’inversione di rotta, anche alla luce del fallimento di QuiGroup, costato 325 milioni di euro, dei quali 200 sulle spalle degli esercenti. "Un eventuale nuovo bando provinciale sarebbe un’ottima occasione per dimostrare le capacità innovative del Trentino, coniugando qualità e sostenibilità", conclude Fontanari. Un comparto ristorativo pesante per il territorio provinciale, un settore che tra bar e ristoranti comprende circa 3.382 imprese e 36.611 collaboratori pari al 16% della forza lavoro totale nella Pat.

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