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Cane spaventa un gregge: cadendo dal burrone muoiono oltre 60 pecore (il triplo di quelle predate da M49 in un intero anno)

Un intero gregge, composto da una sessantina di pecore è caduto in un burrone mentre era inseguito da un cane lasciato libero. I vigili del fuoco sono all’opera per recuperare le carcasse che ora rischiano di inquinare il vicino torrente

Di Tiziano Grottolo - 24 luglio 2019 - 17:20

RESIA (Udine). È successo in provincia di Udine sui pascoli del monte Canin, dove si trovava il gregge del pastore Emiliano Morandi, composto da una sessantina di capi.

 

Le pecore, spaventate dalla presenza di un cane si sarebbero date alla fuga precipitando però da un burrone lì vicino, tra quelle morte sul colpo e quelle da abbattere per via delle ferite riportate si parla di una sessantina di capi, praticamente l’intero gregge. Un danno stimabile in diverse migliaia di euro.

 

Sul posto sono intervenuti anche i vigili del fuoco, a causa del caldo infatti le carcasse rischiano di andare in putrefazione in poco tempo con il pericolo concreto di andare ad inquinare il vicino torrente.

I pompieri friulani stanno dunque procedendo al recupero degli animali morti anche con l’ausilio di un elicottero arrivato da Venezia, visto che i pascoli si trovano in una zona particolarmente impervia.

 

Il dato però ci riporta anche alle vicende trentine e a tutta la discussione che ruota attorno alla presunta pericolosità dei grandi carnivori. Come riportavamo in un precedente articolo M49-Papillon, recordbear indiscusso di predazioni, nell’arco di un anno (2018) si è reso responsabile dell’abbattimento di 21 capi fra ovini e caprini.

 

In un solo giorno dunque, un solo cane, ha causato il triplo dei danni procurati da M49-Papillon nell’arco di un intero anno di scorribande. Volendo guardare da un’altra prospettiva il plantigrado trentino potrebbe competere con il cane in questione solamente sommando tutte le predazioni effettuate nel 2018, dai bovini agli equini passando per suini, pollame e i già citati ovicaprini.

I lupi invece, altro cruccio degli allevatori trentini, nel 2018 si sono macchiati di 65 episodi in cui sono stati rilevati dei danni, purtroppo il dato sulle singole specie predate non è disponibile ma sappiamo che i risarcimenti per gli ovicaprini sono di poco superiori ai 36mila euro (considerando che la Pat risarcisce il 100% del valore del capo abbattuto). Da questo si evince che il numero dei capi predati dovrebbe attestarsi attorno alle 50 unità.

 

Numeri questi che se messi a confronto stridono certamente con la narrazione da “situazione di emergenza” di cui abbiamo sentito parlare in Trentino. Possiamo riconoscere che M49-Papillon sia un orso particolarmente vorace e come dimostrato fino ad oggi con una spiccata intelligenza è però lecito chiedersi se quella trentina sia davvero una situazione da codice rosso oppure, se ci si trovi di fronte ad un ingiustificato allarmismo dal momento che un solo cane, in una sola giornata, può causare il triplo dei danni “dell’orso più pericoloso del Trentino”.

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