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Era di origini trentine Bernardo Pisetta, il giovane portiere morto nell'incendio di Rio e in Brasile lo accostano al suo idolo Padilha

Mundo Deportivo ricostruisce la grande passione del giovane per il numero uno della Chapecoense morto due anni fa per il terribile incidente aereo avvenuto prima della finale di Coppa America. Il trisnonno di Bernardo si chiamava Antonio ed era emigrato da Fornace nel 1976

Di L.P. - 09 febbraio 2019 - 11:07

RIO DE JANEIRO. Si chiamava Bernardo Pisetta e il suo trisnonno, Antonio Giovanni Pisetta, era emigrato 22enne, nel 1876 dal Trentino, da Fornace per la precisione, direzione Brasile. Era un ragazzo pieno di speranze, di soli 14 anni e giocava nelle giovanili del Flamengo con il ruolo di portiere. E' rimasto vittima del terribile incendio che ha devastato due notti fa il cosiddetto Ninho do Urubu (nido dell'avvoltoio) il più moderno centro sportivo di Rio de Janeiro. Il rogo, forse scoppiato per un cortocircuito, ha distrutto l'alloggio dei giocatori delle giovanili (quelli di età compresa tra 14 e 17 anni) che era allestito in un container (erano in attesa di essere trasferiti in un edificio ancora in fase di completamento). 

 

Le fiamme hanno devastato la struttura e quando i vigili del fuoco sono arrivati sul posto (erano le 5.17 del mattino locali) era già troppo tardi per dieci di quei giovani, sorpresi dalle fiamme mentre dormivano. Uno di questi era Bernardo Pisetta, brasiliano a tutti gli effetti ma di chiare origini trentine, come il cognome lasciava trasparire. Il trisnonno, infatti, era emigrato da Fornace nella seconda metà dell'800 per arrivare nello Stato di Santa Caterina a Rodeio assieme a tantissimi altri trentini scappati dalla fame e dalla povertà assoluta nella quale vivevano. E solo da Fornace si calcola che emigrarono tra le 200 e le 300 persone in quegli anni.

 

Anche per questo nell'agosto del 2017 è stato siglato un patto di amicizia tra il comune fornasero e quello di Rodeio e ad ottobre dello stesso anno una delegazione di emigranti brasiliani è stata proprio a Fornace per suggellare questa vicinanza. Proprio in quell'occasione è stato riportato che in tantissimi, ancora oggi, parlano il dialetto trentino al di là dell'Oceano (QUI ARTICOLO). Lo parlava sicuramente Antonio Pisetta il trisavolo di Bernardo che in Brasile, sulla stampa sportiva, viene già accostato al suo mito quel Danilo Padilha, portiere della Chapecoense morto poche ore dopo l'incidente aereo del 28 novembre 2016 quello avvenuto durante il volo che portava la squadra brasiliana in Colombia per giocare la finale della Coppa Americana contro l'Atletico National e che ha, di fatto, azzerato completamente quella grande squadra.

 

 

Portiere fenomenale, grande protagonista di tutta la cavalcata trionfale della sua Chapecoense venne nominato miglior calciatore dell'anno del campionato brasiliano dopo la sua morte. Il giovane Bernardo stava entrando adesso nel mondo del grande calcio e Padilha rappresentava il suo idolo. Nel marzo 2016, infatti, si legge su Mundo Deportivo, Pisetta era  risultato il portiere meno battuto di un torneo estivo di calcio di Blumenau (sempre nello stato di Santa Caterina), nella categoria under 13. Da lì ha cominciato a crescere nell'Atletico Paranaense, fino ad arrivare a firmare per il Flamengo nell'agosto del 2018. ''Purtroppo - conclude il giornale brasiliano - la sua carriera è stata stroncata da una tragedia, ma il suo nome sarà sempre legato a quello del suo idolo Danilo Padilha''.

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