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Dopo 140 anni in Brasile si parla ancora il dialetto trentino: "Sono sangue del nostro sangue"

Venerdì scorso alla sala del Consiglio di Castel Roccabruna a Fornace sono risuonate le consonanti famigliari del nostro dialetto pronunciate da persone provenienti dall’altro emisfero. Per questa riunione speciale era presente la delegazione brasiliana, alcuni rappresentati del comune di Rodeio e di Rio dos Cedros

Di Margherita Girardi, Liceo linguistico Scholl - 15 ottobre 2017 - 19:07

TRENTO. "La lingua ufficiale dell’incontro di oggi sarà il dialetto trentino". Una lingua, un filo conduttore che attraversa il tempo e lo spazio, senza perdersi, né sbiadirsi. Una lingua parlata forse ai quattro angoli del globo che ci ricorda il nostro passato e il nostro presente di migrazione come un segno indelebile.

 

Una ricchezza, la conoscenza del dialetto, che si sta perdendo nelle nuove generazioni, come sottolinea il sindaco di Fornace Mauro Stenico.

 

Lo scorso venerdì pomeriggio si è parlato proprio di questo: fra i muri della Sala del Consiglio di Castel Roccabruna a Fornace sono risuonate le consonanti famigliari del nostro dialetto pronunciate da persone provenienti dall’altro emisfero.

 

Sono state raccontate storie di migrazione, di antenati salpati con la speranza negli occhi senza sapere se mai sarebbero arrivati, in mente una terra al di là dell’oceano, nel cuore quella che a malincuore lasciavano.

 

Sono state raccontate storie di dolore, di fame patita in patria, di duro lavoro una volta arrivati, di sacrificio, sangue e sudore, di villaggi costruiti dal nulla. Si è parlato d’amore e di nostalgia per una patria che continua a rivivere nel ricordo che si tramanda di padre in figlio, di tradizioni e usanze tutte trentine.

 

Bandiere del Brasile e del distretto federale di Santa Catarina occhieggiano agli angoli della sala. Il Patto d’Amicizia firmato lo scorso agosto è stato appeso al muro a perpetua testimonianza di un legame che va a dir poco oltre la geografia.

 

Per questa riunione speciale era presente la delegazione brasiliana (Qui articolo), composta da alcuni rappresentati del comune di Rodeio, con cui Fornace ha stretto il Patto, e di Rio dos Cedros, già gemellato con il comune di Albiano. E’ stato un momento importante per ufficializzare il nuovo legame che è stato stretto e gettare le basi per future collaborazioni.

 

“La cosa straordinaria - ha sottolineato Dino Caresia, autore dello spettacolo Viagio de sol andata messo in scena lo scorso agosto in terre brasiliane dalla Filodrammatica S. Martino di Fornace - è che dopo 140 anni ancora parlano il dialetto. Sono sangue del nostro sangue. Vogliono essere resi partecipi della loro storia, vogliono trovare la loro identità. Sono la nosa gent, i nosi fornasi . Hanno un attaccamento fortissimo alle loro radici trentine. Si riesce ancora a capire di che famiglia sono”.

 

E’ stata anche un’opportunità per ricordare la storia del paese, forse ancora sconosciuta ai più giovani. Si parla del 1875, la popolazione era cresciuta sensibilmente, si aveva quasi l’impressione che mancasse lo spazio, che si fosse in troppi. Quello che mancava al di là delle impressioni era sicuramente il cibo. La gente aveva fame. In tempi come quelli le navi che salpavano verso l’America del Nord e del Sud promettevano una vita migliore, la possibilità di scappare dalla miseria.

 

Si calcola che partirono dai 200 ai 300 fornasi, moltissimi se si considera che il numero attuale di abitanti del comune è circa 1.300, tanto che nei documenti storici è presente un’interrogazione da Innsbruck dell’Impero in cui veniva chiesto conto del denaro comunale utilizzato per sovvenzionare le partenze.

 

Lo spettacolo teatrale racconta questo e così lo racconta chi porta ancora il nome di origine trentina, come il signor Ferrari, vicesindaco di Rodeio, con parole colme di gratitudine: “E’ un grande orgoglio e soddisfazione per noi poter essere qui oggi dove sono nati i nostri avi. E’ davvero una grande emozione.”

 

Ha spiegato come i nonni abbiano sempre raccontato il duro viaggio che lì portò in Brasile, le fortune, le sofferenze e come siano riusciti a sopravvivere. Prima di concludere ha espresso un piccolo augurio, che si possa continuare a rimanere in contatto e non dimenticarsi di ciò che ci accomuna. “Questo patto vale dieci anni, ma spero che chi arrivi dopo di noi continui a portare avanti questa amicizia in futuro”.

 

Il prefetto Filippi di Rio dos Cedros ha continuato il pensiero. “I nostri due comuni sono di origine trentina, la maggioranza di noi conosce il dialetto - spiega - sentiamo di essere ancora italiani e trentini in particolar modo”.

Ha ribadito la gioia di poter riabbracciare amici conosciuti più di vent’anni fa. La prima delegazione trentina infatti partì nel ’93.

 

Una prima collaborazione concreta nell’ambito del patto sembra poter essere uno scambio di lettere fra i bambini delle scuole dell’infanzia. Anche Maurizio Tomasi, direttore della rivista dell’Associazione Trentini nel Mondo si è complimentato per la bellissima iniziativa promossa dalle due realtà. “Non ce ne sono mai abbastanza di iniziative così - ha commentato - quando si visitano questi luoghi in Brasile, le persone ti fanno sentire come fossi il Papa. Chi viene dal Trentino ha per loro un enorme valore, è come farghe en regal an matelot”.

 

A quest’ultimo pensiero si è riallacciata la sindaca di Albiano Erna Pisetta: “Visitare il Brasile è un’esperienza davvero indimenticabile- racconta –queste comunità danno valore alle persone, mentre nelle nostre si dà sempre più valore alle cose”.

 

Pierino Caresia, presidente della Comunità Altavalsugana e Bernstol, ha sottolineato: “Si sentono dai nostri amici brasiliani molti termini del nostro dialetto che noi abbiamo perso, davvero un’esperienza emozionante e sentita. Speriamo di poter tornare in veste meno ufficiale, semplicemente come buoni amici”.

 

“Abbiamo un debito nei vostri confronti - è intervenuta l’assessora all’istruzione Bruna Stenico - i nostri bambini nati nel benessere devono sapere e capire che chi se n’è andato l’ha fatto anche per noi, chi se n’è andato ha lasciato posto e ricchezza a chi è rimasto”.

 

Valentina, giovane attrice della Filodrammatica, ha lasciato alla sala un ultimo messaggio. “In Brasile ho potuto riscoprire tante tradizioni che qui non avevo mai vissuto. Non penso che questo sarebbe successo se non fossi partita. Sono convinta che noi giovani saremo cittadini migliori dopo questa esperienza. E recitare davanti ai nipoti di antenati comuni è stata una grande responsabilità, ma anche un grande orgoglio. Abbiamo tanta voglia di tornare e tenere i contatti, perché è un viaggio che cambia”.

 

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