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Dalla Val di Cembra al Brasile, la storia della famiglia Dalmonech che in Sudamerica ha costruito le sue fortune partendo da un piccolo appezzamento di terra nella foresta

La famiglia Dalmonech, storico cognome della Val di Cembra, dopo più di un secolo dalle prime immigrazioni, è divenuta oggi una grande dinastia brasiliana. Un incontro di culture e paesaggi che ha dato vita anche a una nuova tradizione: la Birra Verla che spopola in Brasile

Di Laura Gaggioli - 29 November 2020 - 15:37

TRENTO. Di questi tempi il concetto di viaggio è stato completamente stravolto dalla pandemia, figurarsi cosa può significare trasferirsi in un altro Paese in un contesto come quello attuale. Eppure, nel 1875 emigrare per molti rappresentava l’unica speranza per un futuro migliore. Il passato ci ha preceduto con storie di immigrazioni, di famiglie separate, con storie di coraggio e di sacrificio. Racconti che rischiano di essere dimenticati e che giungono a noi, ancora una volta, grazie all’impegno  di qualcuno che ha deciso di partire per una nuova esplorazione: la ricerca delle proprie radiciQuesta è la storia della famiglia Dalmonech, storico cognome della Val di Cembra, divenuta oggi anche una grande dinastia brasiliana.

 

Diego Dalmonech, cembrano di Verla di Giovo, venne a conoscenza dell’esistenza della famiglia d’oltreoceano solo nel 2003. Fu un certo Luis Dalmoneki (risultato di un errore di trascrizione all’anagrafe brasiliana), di professione contabile, abitante a Rio de Janeiro, che fece la prima mossa: “Mi contattò avendo visto il mio nome in internet, come facente parte del comitato che organizzava la festa dell’uva di Verla - racconta Diego - decisi subito di andare in Brasile a conoscere quella parte di famiglia che per anni avevo ignorato. Rimasi lì un mese, trascorrendo i giorni a incontrare gli altri parenti e a scoprire la loro cultura culinaria, le loro tradizioni e la forma delle città che i trentini di altri tempi avevano costruito più di 128 anni fa. Un’emozione fortissima”.

 

Ai tempi della grande immigrazione, anche il paese di Verla, che era prevalentemente agricolo, viveva una grande miseria, pertanto nel 1875, anche Timoteo Dalmonech, giovane 35enne, decise di partire per il Brasile con tutta la famiglia al seguito, in cerca di condizioni di vita migliori. Ad arrivare nella terra promessa dello Stato dello Espírito Santo​, il  27 dicembre del 1875 con la nave Fenelon insieme a Timoteo, c’erano anche il padre Pietro di 70 anni, la moglie Domenica Vettori di 28 anni e i figli Elvira, Placido, Cornelio di 7, 6 e 4 anni, e Fidenzio, di alcuni mesi di vita. 

 

“Nell’immaginario italiano il Brasile era la terra della cuccagna, dove le montagne erano d’oro e dagli alberi si poteva cogliere il formaggio - ricorda Diego - per questo la partenza dal Trentino per il Brasile apriva nuovi orizzonti. Ma la traversata dell’Atlantico non era per niente facile. Il viaggio sulla nave a vapore durava circa 40 giorni e le condizioni di viaggio in terza classe erano molto pesanti".

"L’arrivo della famiglia trentina nel porto di Vittoria, capitale dello Stato dello Espírito Santo​ non fu semplice - continua Diego - tra risalite del fiume Santa Maria Vittoria in barche remate da schiavi africani e chilometri di strada fatta a piedi o a dorso di asini e cavalli, la famiglia Dalmonech riuscì a stabilirsi a Tabacos, nel comune di Santa Teresa. Era questa la terra che l’imperatore brasiliano aveva promesso ai nuovi coloni: un paesaggio ripido, formato da montagne e foreste, ma che per i nuovi arrivati ricordava il sapore della casa che lasciavano alle spalle. La famiglia Dalmonech, come tutti gli altri emigrati, furono però ingannati dal governo Brasiliano del secolo XlX - racconta il cembrano - quest’ultimo aveva promesso di aiutare i nuovi coloni, ma la realtà era altra. Appena arrivati, furono costretti a firmare un contratto che li obbligava ad abbattere con le proprie mani la foresta, ripulire il terreno dalle piante e costruire le proprie case. Se ciò non fosse stato fatto, la famiglia avrebbe perso a titolo definitivo la proprietà della terra”.

La radice trentina, nello Stato dello Espírito Santo​​, oggi è molto presente" esulta Diego. Timoteo e Domenica ebbero infatti altri cinque nati dopo l’arrivo in Brasile, Americo, Irene, Amelia, Liberico e Modesta. Tutti registrati anche nel libro dei nati nella Parrocchie di Santa Maria Assunta in Verla. Timoteo poi, era molto conosciuto, tanto che ancora oggi, a distanza di 145 anni dall’arrivo della famiglia Dalmonech, tutti i famigliari sono conosciuti come “ Os Moti” in riferimento proprio al nome del primo immigrato “Timoteo”. Ogni anno, nel mese di maggio, si percorre, al suono di musica folcloristica, danze e altre attrazioni, il cammino dell’immigrato lungo il percorso originario che dal comune di Santa Leopoldina a Santa Teresa crearono quel ponte tra Italia e Brasile. 

I Dalmonech contribuirono con molti sacrifici allo sviluppo della città di Santa Teresa, tanto che fu riconosciuta anche come la prima città della colonizzazione italiana in Brasile col nome di “Dolce terra dei Colibri” (legge 13617/2018). Oggi, la stirpe trentina partita da Verla più di un secolo fa, è concentrata in gran numero nello Stato dello Espírito Santo​ nei comuni di Santa Teresa, Itarana, Colatina, Santa Maria de Jetiba, Ibatiba e in varie altre località dello Stato.

 

“Quando nel 2004 andammo a conoscerli - racconta ancora Diego - i nostri cugini ritrovati ci portarono a visitare i posti più belli di Rio e a mangiare nelle più sofisticate Churrascarie. Era una festa. Da questo viaggio rimasi esterrefatto nel vedere le loro arti culinarie ed è qui che ha origine anche la mia passione per il churrasco, il metodo di cottura sudamericano, che con impegno coltivo anche qua in Trentino”. Ma, non solo Diego cucina le carni trentine seguendo la tradizione brasiliana, anche in Brasile, il luppolo latino americano ha dato vita a una nuova tradizione: la Birra Verla (qui articolo) opera di Josè Clèrio Dalmonech e dei figli Guilherme e Helder, discendenti di “Os Moti”. L'immigrazione, vortice culturale che coinvolge passioni, corpi e secoli, che arricchisce territori e animi, portando un po' di tradizione dell’una nel tempo dell’altra, dando vita a un nuovo patrimonio.

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