Contenuto sponsorizzato
| 22 gen 2023 | 17:46

L'orto a 1.400 metri ereditato dalla nonna e l'incontro con l'ultima abitante di Vera che ha svelato loro cosa coltivare lassù: storia di Sara e Fabio e del loro ''caffè d'orzo''

Tutto è partito da un piccolo orto in val di Fassa. Un appezzamento di terreno che ha permesso di riscoprire un mondo ormai dimenticato, fatto di tradizioni da portare avanti "senza tuttavia rifiutare innovazione e modernità"

L'orto a 1.400 metri ereditato dalla nonna e l'incontro con l'ultima abitante di Vera che ha svelato loro cosa coltivare

CAMPESTRIN (VAL DI FASSA). Recuperare mestieri e tradizioni antiche. Non per rifiutare la modernità, ma per continuare a far vivere, nonostante l'avanzare delle tecnologie, "preziosi tesori che raccontano chi siamo e chi eravamo". Da questo presupposto sono partiti Sara Desilvestro e il marito Fabio Romelli, che ormai 8 anni fa decidevano di iniziare a coltivare "l'orto ereditato da mia nonna - anticipa Sara a Il Dolomiti -. Proprio da quel piccolo appezzamento di terreno, ha avuto inizio la nostra storia".

 

"Ci siamo cimentati nella coltivazione di differenti ortaggi ma non tutti crescevano come avrebbero dovuto - esordisce la 29enne -. Abbiamo così deciso di informarci, chiedendoci quali fossero le varietà di sementi coltivate un tempo in val di Fassa, dove viviamo. Per caso, abbiamo conosciuto Assunta Dantone, ultima abitante di Vera, piccola frazione ai piedi della Marmolada, un luogo 'fuori dal mondo' dove la signora vive ancora come si faceva una volta".

 

Un incontro cruciale, quello con Assunta, che nel 2015 donava a Sara e Fabio "un pugnetto di semi d'una varietà di orzo antico, coltivato ormai da moltissime generazioni dalla famiglia Dantone e che in passato veniva impiegato nella panificazionemacinato per farne caffè: 'tradizione' abbandonata ormai da tempo e quasi dimenticata", fa notare.

 

I due giovani fassani hanno tentato "un po' per curiosità e un po' per sfida di coltivare quell'orzo antico a Campestrin, a quota 1400 metri, provando a trebbiarlo con i metodi più disparati - ricorda Desilvestro -. Giunto il momento, avevamo chiesto a un fabbro della zona di realizzarci una padella simile a quelle utilizzate anticamente per tostare i chicchi, facendo infine assaggiare il risultato del nostro lavoro alla signora Assunta - spiega -. Con grande emozione ci aveva risposto che il profumo e il sapore del nostro caffè l'avevano riportata ai giorni della sua infanzia, risvegliando dolci ricordi".

 

"Quell'episodio ci aveva fatto capire quante cose stiamo perdendo, soprattutto a causa della rapidità e frenesia che caratterizzano i tempi moderni - prosegue Sara -. A casa producevamo già sciroppi zuccherini per noi e per i nostri amici che, come l'orzo, appartengono all'identità della val di Fassa, tradizioni che stavano scomparendo anche per via dell'avvento del turismo che ha spostato l'attenzione su altro".

 

Valorizzare i prodotti della tradizione, recuperare usanze dimenticate e farle vivere, soprattutto, 'nonostante' la modernità: "Insieme alle colture d'orzo abbiamo continuato a produrre sciroppi che regalavamo e che stavano diventando sempre più richiesti: nel 2020 abbiamo deciso di avviare la nostra piccola azienda, "N'outa" ("come una volta" in ladino ndr), e di mettere in commercio quando da noi creato".

 

Poco più tardi si sono aggiunte anche le grappe trentine Pisoni "che abbiamo iniziato ad aromatizzare con camomilla autoctona che cresce negli orti di alcuni anziani del territorio e con il cirmolo - rivela -. Nel 2018 si sono aggiunte alla nostra piccola realtà anche le api, che alleviamo in arnie stanziali. Tenendo fede alla nostra, che è una filosofia più che mai 'green' e 'circolare', abbiamo fin da subito iniziato a utilizzare anche quanto resta della filtrazione del miele: uno 'scarto' che un tempo veniva mescolato con acqua e diventava bevanda per i più piccoli e che noi uniamo alle grappe, che acquistano anche il profumo di cera e polline". 

 

"La nostra volontà non è quella di vivere come si faceva una volta, rifiutando l'innovazione - precisa Desilvestro -. Vogliamo recuperare quanto c'era un tempo in questa valle per valorizzarlo di pari passo con l'avanzare del mondo e della tecnologia, che è un bene", conclude.

 

"Ad oggi "N'outa" è il nostro secondo lavoro: avviare un'attività comporta dei costi non indifferenti e per ora, non è possibile considerarlo un impiego a tempo pieno. Soprattutto perché la nostra è una produzione 'minuscola', coi limiti della raccolta spontanea. Nonostante gli orari strampalati (sciroppi realizzati alle 4 di notte ndr) e la fatica, visto che abbiamo un bimbo di 8 mesi, ce la stiamo mettendo tutta per coronare ancor più il nostro grande sogno". 

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 09 agosto | 17:42
Momenti concitati si sono vissuti nella mattinata di oggi - domenica 9 agosto - poco sopra l'abitato di Tiarno di Sotto, in val di Ledro. Le [...]
Cronaca
| 09 agosto | 17:23
La Protezione civile ha emesso un'allerta. Un'altra settimana di caldo fino a dopo Ferragosto. Nei fondovalle sono attese temperature [...]
Cronaca
| 09 agosto | 16:53
La macchina dei soccorsi è stata attivata due volte in circa un'ora per gli incidenti lungo il circuito. Due persone, un 12enne e un 26enne, sono [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato