"Due fabbri ai piedi della Marmolada", storia dei fratelli Carlo e Davide e di una tradizione centenaria: "La nostra 'fosina'? L'ultima rimasta in zona"
È un lavoro certosino quello che la famiglia De Biasio svolge in una 'fosina' ai piedi della Marmolada da ormai cent'anni: "Facciamo tutto a mano. In estate, le porte della nostra officina sono sempre aperte, pronte per far entrare chiunque volesse vedere da vicino come lavoriamo il ferro", un'arte ormai dimenticata

SOTTOGUDA (BELLUNO). Le persone sono la voce narrante del territorio. Raccontano quanto è stato e talvolta anche quanto resiste, con invidiabile tenacia. È questo il caso dei fratelli Carlo e Davide De Biasio che a Sottoguda, un paesino ai piedi della Marmolada, portano avanti una tradizione di famiglia centenaria. Una storia che ha avuto inizio in una 'fosina' nella quale il rumore del ferro caldo 'battuto' a mano, ancora risuona fra le sue mura.
Tutto è partito nel 1923 da nonno Carlo (FOTO DI SEGUITO), "rientrato nel bellunese dalla val Gardena dopo due anni di apprendistato nella bottega dell'unico fabbro della zona - esordisce il nipote Davide a Il Dolomiti -. Tornato a Sottoguda, decideva così di mettere in piedi con i suoi fratelli e alcuni dei suoi cugini una piccola attività, realizzando attrezzi rudimentali in ferro battuto", rivela De Biasio.

Il testimone non ha tardato a passare nella mani di "papà Ermanno e infine a me e a mio fratello, che non abbiamo mai avuto dubbi - confessa -. Siamo nati e cresciuti nell'officina di famiglia e sapevamo che avremmo voluto portare avanti la tradizione, diventando fabbri come il nonno". Dal 1923 è trascorso molto tempo, anni durante i quali si sono susseguiti non soltanto nuovi 'attori' all'interno della bottega ma anche variegate tecniche di lavorazione.
"Ai tempi del nonno il ferro si lavorava per creare strumenti utilizzati principalmente da artigiani o contadini. Quando è subentrato nostro papà, invece, e con l'avvento del turismo, si è iniziato a proporre complementi d'arredo, candelieri e sculture: insomma, souvenir che raccontano un pezzo di storia delle Dolomiti - fa notare Davide -. La costante oggi come allora? Facciamo tutto a mano, anche se con tecniche diverse e utilizzando inoltre i colori, cosa che un tempo non si faceva".
Fra oggetti d'arredo "acquistati", nella fucina dei fratelli De Biasio si fanno spazio innumerevoli cimeli realizzati invece dai due con pazienza e devozione: "Animali ma anche alberi, piante e tante altre sculture: oggetti che io e Carlo costruiamo pezzo per pezzo, immergiamo nell'antiruggine e dipingiamo con pennello e colori ad acqua".
Gli unici fabbri a 'resistere' nella zona (oltre alle aziende che producono inferiate e cancelli ndr), non soltanto artigiani del ferro ma veri e propri artisti: "Realizziamo oggettini piccoli in serie, come coccinelle o farfalle e sculture più grandi come aquile, gufi o galli - spiega l'artigiano -. Creiamo anzitutto un telaio e disegniamo su carta i tanti piccoli pezzi che andranno a comporre l'animale. Li realizziamo col ferro e li saldiamo infine insieme". Un complesso lavoro, che può richiedere anche un mese di tempo per 'vedere' il suo completamento.

Piccoli o grandi manufatti che narrano la storia di una famiglia, di una tradizione altrove scordata, spazzata via dall'avvento della tecnologia: "Ma anche un pezzo di storia della Marmolada, che guardiamo dalle finestre dell'officina, le cui porte in estate sono sempre aperte, pronte a far entrare chiunque volesse vedere da vicino come lavoriamo il ferro", un'arte, oggi, custodita da pochi.


















