Un paesino divenuto leader a cavallo del '900 nella produzione dei manici di frusta
Su Uomo Città Territorio da ieri in edicola in Trentino il racconto completo di Rocco e Tullio Tamè che a 90 e 79 anni ancora 'intrecciano' il Bagolaro come si faceva decenni fa secondo una tradizione nata alla metà dell'800 e che ha portato la piccola Taio ad essere leader in Europa nella realizzazione di questo particolare oggetto artigianale

TAIO. L'industria dei manici di Frusta ha rappresentato il cardine economico e sociale del piccolo paese di Taio in Val di Non, reso celebre in Italia e nel mondo, tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, da quest'attività. E proprio per raccontare una storia che definire unica non è azzardato, nel 2022 è nato in paese il "Museo delle Fruste" che accompagna il visitatore in una vera e propria bottega artigiana, con il percorso che illustra sia gli "attrezzi del mestiere" che le varie fasi del processo di costruzione dell'allora ricercatissimo oggetto.
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Voluto e realizzato dall'Associazione "Taio Ieri per non dimenticare", si pone l'obiettivo di preservare la narrazione di un mestiere che oggi è tenuto in vita dagli ultimi due anziani frustai ancora operativi, i fratelli Rocco e Tullio Tamè.
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Accogliendoci negli spazi del museo, a tessere le fila del racconto sono il presidente e il vicepresidente dell'associazione Armando Larcher e Giorgio Chilovi: "L'inizio dell'industria dei manici da frusta risale all'Ottocento quando la prima fabbrica fu fondata a Taio nel 1830 da Simone Barbacovi che, dopo essere emigrato a Salorno per lavorare come operaio falegname, ebbe l'intuizione di importare in paese l'attività: per imparare tutti i segreti si recò inoltre nel bresciano, dove esistevano già fabbriche di manici da frusta, per poi iniziare con alcuni operai la sua produzione".
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La materia prima per la realizzazione del prodotto? Il legno di Celtis Australis, meglio conosciuto come Bagolaro, che veniva acquistato principalmente dal Veneto per poi essere lavorato in loco. E l'impulso all'attività, nel giro di poco tempo, è significativo: nel giro di qualche decennio il numero delle fabbriche cresce e nel 1875 in paese se ne contano 12, fino ad arrivare al culmine della produzione nel 1920 con 21 fabbriche, per un totale di 350 addetti, con l'attività che coinvolgeva buona parte delle famiglie.


















