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Belluno
09 giugno | 09:56

Grazie a un diario del 1902 ricostruiscono l'albero genealogico (con tanto di cognomi diversi) e ne nasce un pranzo di famiglia con 220 persone: storia dei Cerentin/Celentin

Una riunione di famiglia allargata, quella dei Cerentin/Celentin. Sì perché, dentro una stessa famiglia, si possono ritrovare anche fratelli con cognomi diversi e quando si è in 220 le curiosità da scoprire non mancano. Il grande pranzo si è tenuto a Limana, ma venivano da tutta Italia: la storia di una famiglia ricostruita grazie alla curiosità di un cugino e a un libro degli inizi del Novecento

LIMANA. Una riunione di famiglia allargata, quella dei Cerentin/Celentin. Sì perché, dentro una stessa famiglia, si possono ritrovare anche fratelli con cognomi diversi e quando si è in 220 gli spunti non mancano. Il grande pranzo si è tenuto a Limana, ma venivano da tutta Italia: Lombardia, Piemonte e anche una cugina di Roma. “Il primo incontro è stato nel 2017 tra i discendenti degli 11 fratelli di mio nonno Costante e quest’anno abbiamo deciso di rifarlo risalendo a tutti i Cerentin che abbiamo trovato” racconta Andrea Cerentin, che Il Dolomiti ha incontrato con il papà Costante.

 

Gestiscono con i fratelli e la sorella di Andrea l’azienda Cerentin F.lli, ma stavolta non si è parlato di impresa e territorio (qui per saperne di più), anche se il legame con il territorio la fa comunque da padrone. È infatti l’occasione per ripercorre la storia di una famiglia, ricostruita grazie alla curiosità di un cugino e a un libro degli inizi del Novecento: chissà se il suo autore, Giovanni Maria (“Giomaria”) Celentin, avrebbe mai immaginato che oltre cent’anni dopo i suoi appunti avrebbero riunito tutti attorno a un tavolo a festeggiare.

 

Tutto è partito da un cugino, dicevamo. “Italo - racconta Costante - era curioso di sapere la storia dei Cerentin. Lui è nato in Belgio ma è tornato in Italia quando aveva circa dieci anni e come spesso accade ci si vedeva solo ai funerali. Era incuriosito dal conoscere i suoi antenati e così abbiamo deciso di vederci davanti una pizza e iniziare a indagare”. Alla curiosità e ai passaparola si sono aggiunti due diari, quello di famiglia e quello della frazione di Tassei (Belluno), entrambi documenti prima di tutto contabili, ma anche e soprattutto fonti preziosissime per gli storici, perché oltre alle registrazioni dei conti, riportano aspetti salienti delle famiglie e delle società dell’epoca.

 

La prima curiosità riguarda ad esempio il cognome di famiglia. “Giovanni Maria - osservano Andrea e Costante - riporta tutto con la “r” (Cerentin), ma nella storia lo scambio con il cognome “Celentin” è stato fatto decine di volte. Non c’è quindi un momento preciso in cui si è passati dall’uno all’altro, al punto che in certi periodi è possibile trovare anche fratelli con cognomi diversi tra di loro”. Ma ci sono anche informazioni sulla produzione di formaggio, l’acquisto di una mucca o la vendita del burro: tramite la famiglia, si rivive la storia. Negli appunti di Giomaria, infatti, l’albero genealogico parte da Sebastiano (Bastian), nato secondo il diario nel 1756 in Alpago e che, nei pressi di Pian Del Monte a Belluno, costruì la prima casa di famiglia.

 

Giomaria era molto preciso: la scrittura è lineare, i dettagli attenti. Il diario è firmato 1902 ed è straordinario come un quadernetto un po’ ingiallito conservato nei decenni possa riportare informazioni così preziose per conoscere il passato di tutta la società. Si legge infatti di monete della Repubblica di Venezia, di nascita di nuove frazioni, di risarcimenti pagati dai tedeschi per i beni sequestrati durante la guerra - ma non degli eredi delle figlie femmine, le quali non compaiono neanche nelle foto di famiglia. È quello che studiamo nei libri di storia e parte anche da qui.

 

 

Mentre parliamo, quasi per caso, entra Dina Vignaga, “la genealogista di Trichiana”, che si è sempre occupata di storie di famiglia per passione, andando a cercare le informazioni negli archivi di Stato, nei libri della parrocchia, negli atti notarili: insomma - tiene a precisare - solo dati ufficiali. Dopo aver saputo del lavoro fatto dai Cerentin, si offre di aiutarli, perché, dice, ha già notato dei piccoli errori nelle informazioni del buon Giomaria. “Amo viaggiare nel tempo, non nello spazio” racconta: e con lei i Cerentin andranno avanti ad approfondire la loro storia, pronti ad aggiungere, chissà, nuovi posti a tavola.

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