"Il vino unisce storia e generazioni", Matteo Sardagna Einaudi (erede del primo Presidente della Repubblica) in visita a Trento: "Palazzo Sardagna fu venduto per finanziare Garibaldi"
Il produttore vinicolo piemontese, titolare dell'azienda fondata dal primo Presidente della Repubblica, fa visita a Trento e riscopre il palazzo che per secoli fu abitato dai suoi antenati: "A fare da sfondo a questa bellissima possibilità è il mondo del vino: in Trentino ho molti rapporti amicali con esponenti del settore. Momento emozionante che unisce la famiglia di mia mamma, collegata al mondo del vino, e quella di mio padre le cui radici affondano nella storia di Trento"

TRENTO. Una visita a Palazzo Sardagna che ha il sapore della ricongiunzione con una storia famigliare antica, che affonda le radici nella Trento del 1600 per arrivare fino all'oggi. Matteo Sardagna Einaudi, bisnipote di Luigi – primo Presidente della Repubblica Italiana – e produttore vinicolo titolare della nota e omonima azienda vinicola piemontese da lui fondata oltre un secolo fa, è stato ospitato nella mattina di giovedì 22 maggio nei locali dell'edificio storico del centro storico di Trento, collocato all'angolo tra via Calepina e via Roccabruna, che attualmente ospita il Rettorato dell'Università. Una presenza, quella di Matteo Sardagna Einaudi, voluta e coordinata da Marco Scartezzini e Corrado Tononi e che ha registrato anche un cordiale incontro con il prefetto di Trento Giuseppe Petronzi.
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Ad essere organizzata una visita guidata, dove a fare gli "onori di casa" è stato il rettore Flavio Deflorian, e in è stato riscoperto e ripercorso l'altro "binario" della storia famigliare dell'imprenditore, che non a caso porta il cognome Sardagna: Matteo discende infatti, da parte di padre, dalla storica famiglia trentina che dal 1600, fino a quasi 200 anni fa, fu in possesso dell'omonimo palazzo che dal 1975 è di proprietà della Provincia di Trento.
"A fare da sfondo a questa bellissima possibilità è stato proprio il mondo del vino – racconta a il Dolomiti Matteo Sardagna Einaudi – dal momento che in Trentino coltivo molti rapporti soprattutto amicali con molti esponenti del settore, e così è stato possibile organizzare questo momento, che mi lascia grandi emozioni, poiché unisce le mie due origini: quella materna collegata al mondo del vino e quella paterna le cui radici affondano nella storia di Trento".
L'imprenditore racconta come il padre fosse "molto legato alla storia dei suoi antenati, e conseguentemente del palazzo storico", anche alla luce del grande archivio di famiglia che traccia i confini di una storia che parte oltre 400 anni fa: in breve, sembra che il primo collegamento fra i Sardagna – provenienti dall'omonima frazione di Trento – e l'edificio risalga al Seicento, quando questo è documentato come dimora di Antonio Sardagna, dottore in legge e più volte eletto console cittadino.

"Ricordo degli aneddoti di mio padre che sembravano usciti da un romanzo, e quando a 14 anni visitai per la prima volta Palazzo Sardagna, senza però quella consapevolezza che possiedo oggi – prosegue il produttore – ed essere qui è come riannodare un filo rosso che si è interrotto quando il palazzo fu venduto duecento anni fa, e che mi piacerebbe ripercorrere e raccontare, anche perché quando mi chiedono le mie origini, da piemontese (ride, ndr) sottolineo orgogliosamente quelle trentine".
Matteo Sardagna Einaudi, che da oltre trent'anni ha rilevato l'azienda di famiglia – nota a livello globale per i suoi vini Nebbiolo e Barolo – svela poi un dettaglio curioso, e se vogliamo incredibile, proprio sulla vendita di Palazzo Sardagna.
"Da quanto ho potuto apprendere – racconta – sembra che il mio antenato Giovan Battista Sardagna, che fu umanista e mecenate, si innamorò degli ideali risorgimentali e volle, oltre alla sua grande collezione artistica, vendere il palazzo per finanziare l'Impresa dei mille di Garibaldi: questa vicenda mi è sempre rimasta molto impressa, dal momento che come famiglia 'perdemmo' questo bellissimo edificio non per motivi economici ma per sostenere un'idea, una causa nobile".
Al termine della visita, a riflettere sul senso e sul valore di questo incontro è anche il rettore dell'Università di Trento Flavio Deflorian, che lo definisce "un'importante occasione per riscoprire le radici storiche di Palazzo Sardagna, e per sottolineare che questa storia ha ancora degli eredi".
"Siamo felici perché è stata un'occasione per mostrare gli interventi di restauro, in ottica conservativa, che hanno interessato il palazzo che – prosegue Deflorian – al netto del fatto che ora ospita il rettorato, è un patrimonio di tutta la comunità. Quello che poi mi ha colpito è che, durante la visita, è emersa una memoria viva e interessata da parte dell'erede della famiglia che a lungo lo ha posseduto, anche riguardante alcuni dettagli e aspetti architettonici, il che sottende un grande apprezzamento per l'edificio e la sua storia centenaria".













