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I comitati lanciano l’allarme: la coltura del broccolo rischia di scomparire

Molte le critiche sollevate nei confronti dell’amministrazione arcense: “Se l’area di Linfano fosse edificata in un colpo solo sparirebbe il 50% dei terreni coltivati a Broccolo”. Il sindaco Betta: “Chi amministra la cosa pubblica deve tutelare il valore dell’area”

Di Tiziano Grottolo - 29 marzo 2019 - 21:01

ARCO. “Se l’area del Linfano fosse edificata la coltura del broccolo rischierebbe di sparire” questo l’allarme lanciato dai comitati ambientalisti. D’altra parte il titolo scelto per la serata ‘SOS Broccolo’ promossa da vari comitati e associazioni, tra questi Comitato Olivaia, Comitato Sviluppo sostenibile, Wwf, Italia Nostra, Amici della Terra, Rotte Inverse, Ass.Pinter, Ledro Inselberg, Mnemoteca Basso Sarca, non lasciava nulla all’immaginazione. Per gli ambientalisti infatti la situazione è grave non a caso Ettore Paris, direttore di ‘Questotrentino’ nonché moderatore della serata, ha parlato riferendosi al patrimonio ambientale dell’Alto Garda: “Di un lento processo di degrado che solo la consapevolezza della gente potrà fermare”.

 

Marina Bonometti tra le relatrici della serata ha ripercorso la storia urbanistica della zona del Linfano, una lingua di terra che che confina con i comuni di Riva del Garda e Nago-Torbole ma che ricade nella giurisdizione di Arco. “Una vicenda che dura da oltre 50 anni” - ha affermato Bonometti - i primi progetti di urbanizzazione di questa fascia di terra attraversata dal fiume Sarca risalgono per l’appunto alla fine degli anni ‘60, quando su iniziativa di alcuni imprenditori in particolare Giorgio Domenichelli venne presentato il progettoArcoporto’. Un’iniziativa faraonica che avrebbe trasformato completamente la zona agricola prevedendo un molo e la creazione di un complesso edilizio che fra alberghi e appartamenti avrebbe previsto oltre 100.000 metri quadri di volumetrie. Un intervento edilizio scongiurato dalla mobilitazione dei comitati ambientalisti e dall’introduzione del ‘Piano urbanistico provinciale’ del 1987 che intervenne a tutela dell’area. “Nel 2001 - ha continuato Bonometti - la società partecipata del comune Amsa ha acquistato da Domenichelli l’area pagando un valore al metro quadro ben al di sopra del valore medio di terreni simili, l’imprenditore in cambio ha ricevuto anche la possibilità di edificare, sempre a Linfano, il complesso ‘Garda Thermae’ per un totale 21.000 metri quadrati”. Adesso il comune, tramite una variante, starebbe progettando di spostare in questa zona i complessi commerciali che attualmente si trovano verso la fascia lago oppure di costruirci un complesso di piscine: “Contro questa variante abbiamo fatto ricorso al Tar” ha specificato Bonometti, un dato su tutti preoccupa la relatrice: “Dal 1973 al 2011 aumento della popolazione riva e arco è stato del 37,8% mentre il suolo urbanizzato e fortemente antropizzato ha subito un incremento del 66,2 %”.

Successivamente è stato il turno di Paolo Matteotti ex sindaco di Riva e oggi insegnate presso l’Istituto tecnico Giacomo Floriani, che con alcune delle sue classi ha svolto delle ricerche topografiche per individuare le aree attualmente coltivate a broccolo. Attraverso l’analisi incrociata delle mappe di Google, delle mappe catastali e dei dati rilevati con autocad (softwere utilizzato in architettura) è emerso che attualmente nell’area del Linfano sono 22 i campi, tra grandi e piccoli, che danno spazio a questa coltivazione. “Sui terreni acquistati da Amsa - ha spiegato Matteotti - si concentra il 50% della produzione del Broccolo di Torbole”. Secondo gli ambientalisti la scomparsa di queste coltivazioni potrebbe mettere a rischio la sopravvivenza della particolare varietà di cavolo: “Da questo punto di vista c’è un silenzio assordante da parte del comune di Arco che non vuole impegnarsi nella tutela di questa coltura” - ha attaccato Matteotti, cha ha poi rincarato la dose affermando: “Secondo me non è un caso che a suo tempo quest’area non sia stata inserita tra le aree agricole di pregio a differenza dei lotti adiacenti”.

 

In favore del Broccolo di Torbole sono intervenuti anche Roberto Calzà, che ha spiegato il valore dal punto di vista agroalimentare di questa coltivazione che qui prospera per via delle particolari condizioni microclimatiche, e Sergio Valentini portavoce di ‘Slow Food Trento Alto Adige’. Il broccolo di Torbole infatti è diventato un presidio ‘Slow Food’ e grazie alla popolarità raggiunta la sua fama a valicato anche i confini nazionali. “È Tremendo vedere questo ben di dio aggredito dal cemento - ha affermato Valentini - anche se dopo tutto quello che ho visto e sentito questa sera non credo che ci sia un amministratore pubblico che abbia il coraggio di far passare qualcosa su questi terreni”.

 

Alla serata, molto partecipata, erano presenti oltre un centinaio di persone, tra queste diversi consiglieri d’opposizione ma anche il sindaco Alessandro Betta che è intervenuto per precisare il punto di vista dell’amministrazione. “Ho ascoltato questa serata e volevo rimanere in silenzio ma ritengo di dover fare alcune precisazioni - ha esordito il sindaco Betta - sono quattro anni che Amsa ha affidato questi terreni per la coltivazione del broccolo, prima quella coltura non c’era, gli amministratori che hanno acquistato quei terreni avevano in mente un altro progetto, chi amministra oggi la cosa pubblica deve tutelare anche questo aspetto”. Evocando poi lo spettro di un possibile intervento della Corte dei Conti dal momento che quei terreni sono stati acquistati ad un prezzo elevato, secondo l’amministrazione, c’è la necessità di investire. Il sindaco ha comunque voluto ribadire come non ci sia ancora una progettualità definita: “Ci sono solo delle idee ma l’amministrazione ha il dovere di tutelare il valore dell’area”. In chiusura il sindaco Betta non ha risparmiato una frecciatina agli ambientalisti: “Non vedo la stessa attenzione per quanto l’amministrazione rivana sta realizzando sull’altro versante del Monte Brione”, dove effettivamente verrà realizzato il nuovo circolo tennis che sottrarrà terreno ad altre aree agricole.

 

Durante l’intervento del sindaco gli animi si sono un po’ surriscaldati a riportare la pace ci ha pensato Gilberto Galvagni, storico portavoce degli ambientalisti locali, che ha voluto riconoscere “l’onore delle armi” al sindaco Betta: “Questa sera sono stati espressi due pensieri in antitesi entrambi legittimi, e seppur con grandi differenze, entrambi tendono al bene delle comunità, il nostro modo di fare politica - ha concluso Galvagni - è quello di esprimere il nostro parere nei confronti di chi amministra nel rispetto totale delle parti”.

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