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Imprenditore trentino crea un'azienda fantasma in Slovacchia per pagare meno tasse. La finanza scopre un'evasione fiscale internazionale di oltre 3,6 milioni di euro

L’operazione è stata denominata “Bratislava” perché i Finanzieri hanno scoperto che gli uffici operativi della società slovacca erano in una stanza di 20 metri quadri di un palazzo al centro della capitale, condiviso con altre 46 società che lì avevano dichiarato la loro sede

Pubblicato il - 06 agosto 2019 - 10:08

RIVA DEL GARDA. Una società fantasma gestita in Trentino ma con sede in Slovacchia per sfruttare la minore tassazione e i minori costi d'azienda. E' una frode internazionale nel settore dei trasporti quella scoperta nel corso delle indagini portate avanti dalla Guardia di Finanza.

 

La Tenenza di Riva del Garda ha concluso un’attività di servizio nel settore tributario nei confronti di due società, una con sede formalmente in Slovacchia e l’altra in Provincia di Milano. Dagli accertamenti eseguiti dalle fiamme gialle, entrambe le sedi sono risultate “fittizie” perché tutte e due le aziende operavano stabilmente nell’Alto Garda, gestite da un imprenditore trentino.

 

L'evasione complessiva ai danni dello Stato ammonta ad oltre 3,6 milioni di euro conseguita dalle due società in quasi 4 anni di attività. Difatti, attraverso la falsa localizzazione della residenza fiscale all’estero, una delle imprese, che in realtà operava sistematicamente e perseguiva il suo oggetto sociale in Italia, ha omesso di dichiarare il reddito conseguito nell’esercizio della propria attività d’impresa, presentando le dichiarazioni dei redditi relative agli anni compresi tra il 2013 e il 2017 nello stato dell’Est Europa, dove l’aliquota d’imposta applicata è inferiore a quella prevista in Italia.

 

L’operazione è stata denominata “Bratislava” perché i Finanzieri hanno scoperto che gli uffici operativi della società slovacca erano in una stanza di 20 metri quadri di un palazzo al centro della capitale, condiviso con altre 46 società che lì avevano dichiarato la loro sede.

 

La zona, però, è stata analizzata dai finanzieri che hanno appurato l’inadeguatezza per lo svolgimento della normale attività d’impresa, l’assenza di postazioni operative e di piazzali dove parcheggiare gli automezzi. Tutto questo era facilmente desumibile ricorrendo ai sistemi di mappatura satellitare messi a disposizione dai motori di ricerca di internet. Gli elementi hanno insospettito le fiamme gialle rivane che hanno subito iniziato gli accertamenti.

 

L’indagine, iniziata nel settembre del 2018, ha consentito di scoprire che la società formalmente slovacca aveva rapporti commerciali esclusivamente con un’impresa di trasporti trentina, il cui rappresentante legale deteneva l’intero capitale dell’azienda estera. Era lui a decidere i prezzi da praticare ed i viaggi da effettuare, a gestire i rapporti con le banche o a far fronte ai sinistri. Il rappresentante legale, uno slovacco di 54 anni, altro non era che un autista dipendente della società italiana.


I finanzieri hanno ricostruito i percorsi chilometrici effettuati negli ultimi quattro anni alla guida dei camion di proprietà dell’impresa: con ben più di 370 mila chilometri all’attivo, per il 54enne slovacco è risultato impossibile gestire il consistente traffico giornaliero della società; difatti, non ha inviato né è stato destinatario di nessuna delle 84 mila e-mail analizzate dalle fiamme gialle per gestire fornitori e clientela. Elemento ancor più interessante è che nessuno dei viaggi organizzati era stato effettuato, partito o arrivato in Slovacchia.

 

L’esame della corposa documentazione contabile ed extra-contabile ha confermato la costituzione, da parte dell’imprenditore trentino di un alter ego slovacco della propria azienda italiana, con la finalità di sfruttare la minore e più favorevole tassazione sui redditi d’impresa, il minor costo della manodopera slovacca, nonché di proporsi sul mercato a prezzi molto più competitivi dei soggetti economici concorrenti, alterando le regole del mercato stesso dell’autotrasporto, in danno degli operatori corretti. In sintesi, tutte le scelte gestionali per la conduzione dell’azienda provenivano dal territorio nazionale.

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