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''Per fare la rivoluzione è necessario ammazzare qualcuno”. Ecco i nomi degli anarchici arrestati nel blitz

Il covo della cellula è stato individuato in una casa isolata a Bosco di Civezzano. Questo il luogo dove falsificavano i documenti  per garantirsi la clandestinità e progettare atti di eversione in Italia e all’estero

Di Giuseppe Fin e Luca Andreazza - 19 febbraio 2019 - 18:02

TRENTO. Una cellula anarco – insurrezionalista che da Trento progettava e portava a termine veri e propri atti sovversivi con finalità terroristiche e con collegamenti con altre omologhe realtà sia italiane che straniere operative in Grecia, Spagna e Svizzera. Sono sette gli anarchici che sono stati arrestati questa mattina nell'operazione “Renata” che ha visto l'intervento dei Carabinieri del Ros e dei carabinieri di Trento, ma anche gli agenti della Digos e della Direzione centrale della polizia di prevenzione.

 

 

Sono stati accusati, a vario titolo, di associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi, fabbricazione, detenzione e porto di armi ed esplosivi, atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi, incendio e danneggiamento di sistemi informatici o telematici, anche di pubblica utilità, con finalità di terrorismo.

 

Gli arrestati, infatti, sono accusati di aver costituito una cellula eversiva che ha posto la lotta violenta alla base della propria strategia e programma ideologico, ricorrendo con estrema “facilità all’uso di sostanze esplosive ed incendiarie” per le azioni contro obiettivi istituzionali.

 

Gli arrestati sono: Luca Dolci, 33enne di origine giuliana; Roberto Bottamedi, 28enne, trentino; Giulio Berdusco, 32enne, di origine veneta; Agnese Trentin, 31enne, di origine veneta; Andrea Parolari 45enne, trentino;Nicola Briganti, 44enne, di origine salentina; Marie Antonia Sacha Beranek 34enne, di origine tarantina.

 

Il covo della cellula è stato individuato in una casa isolata a Bosco di Civezzano. Questo il luogo dove due degli anarchici, Dolce e Trentin, secondo le indagini, sarebbero riusciti a falsificare con un lavoro minuzioso alcuni documenti di identità, funzionali a garantire la clandestinità di compagni per la realizzazione del progetto sovversivo e il compimento di atti di eversione in Italia e all’estero.

Alcuni di questi documenti, assieme a delle banconote false, sono stati trovati in possesso di un 36enne anarchico foggiano Alessio Michele Del Sordo già arrestato Patrasso (Grecia) il 30 giugno 2018, mentre si imbarcava per Bari.

 

Le indagini portate avanti da carabinieri e della polizia avrebbe anche permesso di appurare che la cellula anarco-insurrezionalista avrebbe usato diverse sedi in Trentino per svolgere le riunioni del gruppo. I locali venivano chiamati “El Tavan”. Sempre gli stessi locali venivano usati per riunire i militanti che di volta in volta partecipavano alle varie manifestazioni e come deposito di caschi e bastoni

 

 

L'attività di propaganda sarebbe avvenuta anche attraverso la redazione e la diffusione della rivista anarchica “I giorni e le notti”, bollettino diffuso in modalità cartacea nel quale, fra l’altro, si sostiene che “…il cambiamento violento delle condizioni date, l’insurrezione armata contro l’ostacolo materiale - lo Stato - che impedisce ogni trasformazione reale è ancora oggi l’unica strada possibile verso la libertà”. Le intercettazioni avrebbero permesso anche di rilevare i presunti “concreti propositi eversivi”, testimoniati non solo dai molteplici attentati compiuti, ma anche da una spiccata “intenzione insurrezionale”, tanto che, in un commento intercettato, sarebbe stato espressamente affermato che per “fare la rivoluzione” è necessario addirittura “ammazzare qualcuno”.

 

Inoltre dalle indagini è emerso un particolare modus operandi caratterizzato da un “elevato livello di cautela”, in quanto gli indagati sarebbero stati soliti lasciare a casa i cellulari accesi durante le “fasi operative”, oltre che ricercare distributori privi di videosorveglianza per reperire materiali infiammabili.

 

Nel dettaglio, secondo le indagini ci sarebbe stato un coinvolgimento degli arrestati nelle seguenti azioni violente di matrice anarchica:

 

- il danneggiamento del laboratorio di matematica industriale e crittografia del Dipartimento di Matematica e Fisica dell’Università degli Studi di Trento, mediante l’uso di un ordigno esplosivo o incendiario, che ha causato la distruzione dei sistemi informatici ivi presenti, avvenuto l’08 aprile 2017, a Trento;

 

- il danneggiamento di un traliccio della società “Spa Towers”, di cinque ponti ripetitori radio-televisivi e delle apparecchiature ivi installate per la trasmissione di segnali radiofonici, telefonici e telematici, avvenuto il 07 giugno 2017, a Rovereto in località Monte Finonchio. Tra le attrezzature distrutte figurano anche alcuni apparati utilizzati per le trasmissioni dell’Arma dei Carabinieri, il cui danneggiamento ha causato una temporanea interruzione dei collegamenti radio;

 

- il danneggiamento di almeno nove autoveicoli della Polizia Locale, mediante l’uso di ordigni incendiari tipo “molotov”, avvenuto il 03 dicembre 2017, a Trento;

 

- il danneggiamento di una filiale Unicredit, mediante un ordigno esplosivo, avvenuto il 25 luglio 2018, a Rovereto;

 

- il danneggiamento della sede dell’agenzia di lavoro interinale Randstad, mediante un ordigno esplosivo, avvenuto il 1° settembre 2018, a Rovereto;

 

- la collocazione di due ordigni esplosivi, dei quali uno solo esploso, nei pressi della sede della “Lega”, avvenuta il 13 ottobre 2018, ad Ala.

 

 

 

 

 

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