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Poggio candidata sindaca a Trento? Lei: “Non è una questione di nomi ma serve un cambio di prospettiva”

In vista delle amministrative 2020 impazza il totonomi, fra i papabili spunta anche quello della prorettrice Barbara Poggio che non conferma né smentisce “Ciò che più conta in realtà è mettere insieme le forze di tutti coloro che sono disponibili a ragionare sulle questioni concrete: dagli squilibri sociali, alle diverse opportunità tra generazioni, alle risorse nei diversi territori, fino alla mobilità e alla sostenibilità ambientale”

Pubblicato il - 16 novembre 2019 - 13:51

TRENTO. Le elezioni amministrative del 2020 sono dietro l’angolo e in questi giorni si rincorrono tante suggestioni, talvolta semplici chiacchiere che però, vere o false che siano, possono essere rivelatrici. Fra i nomi che sono stati fatti c’è anche quello di Barbara Poggio, classe 1967, prorettrice alle politiche di equità e diversità dell’Università di Trento.

 

Sentendosi tirata in ballo Poggio ha voluto intervenire direttamente sulla questione, spiegando in un lungo post apparso questa mattina su Facebook le sue ragioni. Per non lasciare spazio ad interpretazioni segue il messaggio integrale:

 

Capita a volte nella vita di trovarsi di fronte a scenari inediti e prospettive impensate. A me è successo nelle scorse settimane, quando il mio nome è stato evocato sui quotidiani locali nella rosa dei possibili candidati a sindaco per Trento, unica variante al femminile in una lista che brillava per monocromia maschile.

 

Pur avendo in passato ricevuto alcune proposte di candidatura, non ho mai davvero considerato l’eventualità di esercitare un ruolo nell’arena della politica istituzionale, perché amo il mio lavoro e penso che cercare di svolgerlo al meglio rappresenti già di per sé un contributo alla qualità politica del territorio in cui vivo.

 

Tuttavia, nel corso degli ultimi giorni, l’arrivo di molte sollecitazioni a prendere in considerazione questa ipotesi mi ha un po’ spiazzato, spingendomi ad interrogarmi sul senso di tali richieste, prima ancora che sul tipo di risposta da restituire. Ho provato quindi a chiedere a chi mi interpellava quali fossero le motivazioni per cui il mio profilo avrebbe potuto essere adatto, nonostante la diversità rispetto a quello di quanti hanno finora ricoperto questo ruolo. Tre sono le principali risposte che ho raccolto:

- l’aver preso voce pubblica sui temi dell’equità di genere e dell’inclusione nel momento in cui queste istanze venivano minacciate e colpite da scelte politiche di limitato respiro e scarsa consapevolezza, tese a far leva sul registro della paura;

- l’impegno sul fronte della partecipazione, portato avanti in vari ambiti, dal lavoro universitario all’esperienza con la Consulta per l’Autonomia, in rappresentanza del mondo delle associazioni culturali;

- il tentativo di proporre un uso alternativo dei social, inteso come spazio di approfondimento su questioni socialmente rilevanti, cercando di adottare toni civili e modalità di interlocuzione rispettose delle diversità.

Si tratta di tre argomentazioni che credo possono riportare alle più generali aspettative che una quota non irrilevante di cittadine e cittadini ha nei confronti della politica, a cui si chiede:

- di mostrare il coraggio di portare avanti i valori costitutivi di una democrazia avanzata e inclusiva, senza limitarsi a rincorrere (e talvolta anche ad alimentare) desideri e paure contingenti, nel timore di perdere il consenso;

- di ripensare le logiche tradizionali del fare politica, spesso vissute come autoreferenziali e distanti dall’esperienza delle persone, promuovendo invece coinvolgimento e partecipazione;

- in tempi di politica urlata e di ricerca del consenso sempre più appiattita su semplificazione e contrapposizione, di adottare atteggiamenti orientati al dialogo e ad una tessitura paziente delle molte lacerazioni aperte.

 

Proprio per queste ragioni ritengo però che il punto in questo momento non sia tanto la mia personale disponibilità ad una candidatura, né quella di altri, ma piuttosto la necessità di stimolare un più generale cambio di passo e di prospettiva. E di identificare la via – se ne esiste una – per far sì che le forze politiche riescano ad alzare lo sguardo da questo logorante (e in molti casi improduttivo – per lo meno agli occhi di chi guarda da fuori) esercizio quotidiano di schermaglie e tatticismi, concentrandosi piuttosto su quelle che sono le vere sfide (così come le reali minacce) e le possibili strategie per affrontarle. E di farlo lavorando ad un progetto comune di ampio respiro, capace di attivare le molte risorse ed energie presenti sul territorio.

 

In questo scenario i nomi sono certamente importanti, ma non risolutivi. Ciò che più conta in realtà è mettere insieme le forze di tutti coloro che sono disponibili a ragionare e trovare risposte condivise sui problemi e sulle questioni concrete che riguardano la vita nella città: dagli squilibri sociali, alle diverse opportunità tra generazioni, alle risorse nei diversi territori, fino alla mobilità e alla sostenibilità ambientale. Sono convinta che l’incontro serio e responsabile tra persone che si impegnano come cittadine e cittadini ad esercitare la “sovranità”, quella vera, di cui parla la Costituzione, potrebbe essere generativo di molte idee nuove e di infinite sintesi.

 

È questa una scommessa a cui mi sentirei di contribuire, mettendo a disposizione competenze ed esperienza, così come sono certa potrebbero fare molte altre persone, se poste di fronte all’autentica opportunità di essere parte di un processo di ridefinizione condivisa della visione di città in cui vivere. Ciò che nel mio lavoro ho imparato a fare è capire i contesti, analizzarne i problemi, identificando possibili risorse e soluzioni, e ho cercato di farlo dedicando particolare attenzione a questioni come la qualità della vita e del lavoro e il riconoscimento dei diritti delle persone. Si tratta di sensibilità e saperi che credo possano contribuire a questo disegno.

 

Allo stesso modo sarebbe però importante che tutte e tutti coloro che in questo momento hanno a cuore il futuro della città si impegnassero a condividere la propria visione sugli scenari futuri, i problemi e le priorità, provando ad immaginare che tipo di contributo sarebbero in grado di offrire per rendere tale visione realizzabile. E che i partiti si facessero collettori di questo impegno di ideazione collettiva, facendo sintesi di tutte le diverse istanze e restituendo così nuovo senso e linfa al loro fondamentale ruolo di mediazione.

 

Tutto questo, a partire dalla consapevolezza che la strada per affrontare le sfide più difficili non passa né attraverso i distinguo e la frammentazione delle forze, né per l’attesa di una qualche figura salvifica, ma implica prima di tutto uno sforzo di immaginazione rispetto al tipo di scenario a cui tendere e al ruolo che ognuna e ognuno di noi può giocare per costruirlo.

 

Da parte nostra possiamo aggiungere che la prorettrice, raggiunta telefonicamente, non ha voluto né confermare né smentire, l’ipotesi di una sua candidatura ma ha voluto specificare di volersi rivolgere “direttamente alle persone” perché l’importante “è ragionare assieme”. Chissà che alla fine, nella lunga corsa ad ostacoli per la candidatura, non sia proprio Poggio a spuntarla.

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