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Addio a Gianni Mura, maestro di giornalismo trentino nel cuore che a Piné ''smaltiva'' i Tour de France e a Povo aveva tenuto a battesimo ''al Paròl''

Solidarietà, arguzia e lo sport come pochi altri sanno narrare. Ri-scoprendo i saperi di ogni evento, che per lui diventavano stimolanti sapori. Sardo d’origine, milanese verace, con una precisa, per certi versi smodata, affezione al Trentino. Che ha iniziato a frequentare nei primi Anni ’70, quando al via della Marcialonga di Fiemme e Fassa s’innamorò di una giovanissima ragazza dello staff organizzativo

Di Nereo Pederzolli - 21 marzo 2020 - 15:02

TRENTO. Istrionico, bastian contrario, ma nel contempo rigoroso, con una disciplina professionale basata sullo studio dei poemi classici, Omero su tutti. Con una passione viscerale per la poesia, per i poeti del canto, Luigi Tenco e qualche maestro d’intricati racconti "giallo". Un mix che Gianni Mura ha traslato nella sterminabile sua produzione giornalistica, scrivendo di sport, di calcio, di memorabile fughe ed epiche imprese del pedale, il ciclismo come metafora del riscatto, tifare senza mai finire nel banale. Senza tralasciare il suo impegno a favore di Gino Strada, al lavoro dei medici e di quanti ovunque operano davvero in trincea.

 

Solidarietà, arguzia e lo sport come pochi altri sanno narrare. Ri-scoprendo i saperi di ogni evento, che per lui diventavano stimolanti sapori. Sardo d’origine, milanese verace, con una precisa – per certi versi smodata – affezione al Trentino. Che ha iniziato a frequentare nei primi Anni ’70, quando al via della Marcialonga di Fiemme e Fassa (arrivato come cronista della Gazzetta dello Sport ) s’innamorò di una giovanissima ragazza dello staff organizzativo: Paola Gius, la donna della sua vita, figlia di osti trentini, famiglia con la cucina di tradizione sotto la Torre dell’Aquila, al castello del Buonconsiglio. Con lei ha girovagato in tutti i luoghi del buon cibo, diventando una coppia di bongustai tra le più autorevoli, per competenza di giudizio (lei, nel vino) e stupenda narrazione.

 

Gianni Mura e sua moglie Paola sono stati inoltre tra i primi "sponsor" di quella scommessa gastronomica impostata da Piero Zabini e Lucia Gius, la sorella, che osarono aprire una trattoria a Povo, nel "bar dei tisici", chiamato "al Paròl". Un locale che subito ha stravolto consuetudini gastronomiche non solo trentine. Dove ai tavoli era facile trovare i guru del cibo, nei convivio tra i Mura e personaggi del calibro di Gianni Brera ("il mio Maestro", ha sempre detto), Luigi Veronelli, il critico più eretico e padre della moderna enogastronomia, e alcuni vignaioli (Mario Pojer) che avrebbero scandito l’evoluzione del gusto.

 

Una passione per il Trentino che Gianni Mura manifestava con grandissimo riserbo. Amava le passeggiate nei boschi, alla ricerca di funghi. Lo faceva con rispetto, in sordina. Ma conosceva ogni anfratto delle foreste porfiriche attorno al lago di Pinè, sostava nei masi per assaggiare qualche frutto, formaggi nostrani e completare la sosta gastronomica ai "Due Camini" di Franca Merz e di sua madre Lucia, piemontese d’origine francese. Con la quale divagava sui giacimenti gastronomici d’Oltralpe.

 

Dove talvolta cenava con alcuni colleghi giornalisti esperti di ciclismo o cultori del paesaggio. Memorabili le discussioni tra sport e cibarie con Adriano Morelli, il giornalista Rai di Trento che proprio Mura chiamò "moserologo". Pure con Flavio Faganello, il "maestro delle lenti e della gente trentina", indimenticabile fotoetnografo.

 

In Pinè smaltiva il suo Tour de France. Un "dopo" insostituibile, tra relax, funghi e il ripasso di qualche suo romanzo, come i suoi "gialli", ambientati tra mare (Ischia) e luoghi della memoria. Ritiro pinetano per riprendersi al Tour che per Gianni era anche e sopratutto un godurioso tour de force. Ogni tappa, come ogni fuga o vicenda ciclistica era abbinata ad un vino particolare, per recuperare aromi di pietanze contadine o menù elaborati dai più blasonati cuochi, di Francia e dei paesi dove abbinava sport e cibo. Solo pura curiosità.

 

Adesso ci mancheranno purtroppo le sue storie, talmente disincantate da essere annoverate tra le più convincenti, emozionanti mai lette negli ultimi tempi.

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