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Anche il Comune di Trento contro il rischio di "scippo" dalla Pat ai danni dell'Associazione per i minori

Il consigliere Lenzi porta in aula il problema della sede che la Provincia non vuole più concedere nel nuovo stabile di via Manzoni. L'assessora Maule risponde che il Comune si attiverà anche perché le attività per i giovani dell'Associazione per i minori sono da sempre una risorsa apprezzata nel capoluogo e gli spazi progettati serviranno anche il quartiere di San Martino. Spinelli promette adesso di cercare una soluzione ma la risposta ancora non arriva. Ma la soluzione c'è. Basta volerla

Di Carmine Ragozzino - 30 novembre 2020 - 13:36

TRENTOAnche il Comune di Trento farà la sua parte – competenze permettendo – per far cambiare idea alla Provincia sul possibile “scippo” della nuova sede dell’Associazione provinciale per i minori. Lo ha confermato nell’ultimo consiglio (giovedì scorso), l’assessora Chiara Maule, titolare delle politiche sociali.

 

L'assessora Maule ha risposto brevissimamente ma chiaramente ad una domanda d’attualità – (e l’attualità della questione è indubitabile) – presentata da Walter Lenzi, consigliere del gruppo Pd/Psi.

 

Riprendendo e sintetizzando anche troppo – causa regolamento – la notizia cui tutta l’informazione locale ha dato eco con unanime preoccupazione (Qui articolo), Lenzi incitava il Comune a perorare la causa dell’Appm. Due le considerazioni del consigliere Pd: l’assurdità di una marcia indietro rispetto a precisi accordi pregressi e ad una progettazione conseguente degli spazi del nuovo stabile, a testimonianza inquietante insensibilità da parte degli amministratori provinciali; la ricaduta negativa sulla città capoluogo del mancato trasloco di Appm nell'edificio costruito (e finito da 5 mesi) in via Manzoni, al posto dello storico asilo di San Martino.

 

Una causa - quella della sede – che era stata concordata sin dai tempi della presidenza Dellai, confermata e rafforzata dalle giunta Rossi ma inopinatamente bloccata dalla giunta Fugatti attraverso l’improvviso e improvvido  “niet” dell’assessore Spinelli. Da parte dell’assessora Maule è arrivato - in risposta a Lenzi - il plauso convinto del Comune di Trento all’attività a favore di giovani e famiglie svolta da decenni da Appm anche sul territorio cittadino.

 

In particolare Maule ha ricordato la funzione di aggregazione e formazione giovanile, rivolta in special modo ai ragazzi. Non certo solo a quelli più svantaggiati. L’esperienza degli spazi gestiti da Appm sulla città verrebbe ampliata e potenziata nella nuova sede di via Manzoni, concepita da una parte per far posto agli uffici oggi collocati a Trento Nord ma soprattutto per dotare lo stabile di aree per laboratori, gioco, dopo scuola, musica e molte altre “occasioni” di crescita per adolescenza e post adolescenza.

Sono le attività sulle quali l’associazione fondata da Paolo Cavagnoli e oggi diretta da Paolo Romito - con 170 dipendenti ed una larghissima fetta di educatori impegnati in un campo difficile, mutevole e bisognoso di costante attenzione – ha costruito la sua missione educativa.

Una missione di prevenzione ma anche di risposta coraggiosa a problemi di marginalità e di abbandono scolastico sempre più diffusi anche in un contesto ricco qual è quello trentino.

 

La sede Appm nel quartiere di San Martino era stata immaginata come un polo di socialità per i giovani ma anche come punto di riferimento per l’associazionismo del quartiere e dell’intera città. Tutto questo per altro risponde al vincolo con il quale la Fondazione San Martino aveva ceduto alla Provincia l’ex asilo che fu poi abbattuto e ricostruito con lo sfondo di un “core business” preciso. La costruzione e l’organizzazione degli spazi del nuovo stabile ha seguito questa logica virtuosa, in continuo raccordo con Appm.

 

Va detto che in corso d’opera – come sempre purtroppo accade – i costi inizialmente preventivati dalla Provincia sono fortemente lievitati ma questa non è di sicuro una ragione per “rivalersi” su un sodalizio no profit con un affitto più che raddoppiato rispetto a quello che Appm paga attualmente a Trento Nord. Il tentativo di far rientrare almeno in parte i costi sembra essere alla base del voltafaccia di Spinelli e della giunta Fugatti nel momento in cui – prima in modo arrogante e poi con un allargare di braccia che cambia i toni ma lascia inalterata la scempiaggine della scelta – avrebbero destinato lo stabile di via Manzoni a non ben identificati uffici provinciali.

 

Un ‘operazione compiuta come se alla base della questione non vi fosse un “patto” dalla forte valenza sociale. L’appello di Appm, firmato un paio di settimane fa dal consiglio di amministrazione e reso pubblico, ha suscitato vasta e preoccupata eco. Qualcosa per fortuna l’iniziativa di Appm ha smosso, mobilitando le forze politiche con interrogazioni in Provincia (Rossi, Zeni, Coppola) e con la domanda di attualità di Lenzi che ha determinato la presa di posizione del Comune di Trento attraverso l’assessora Maule.

 

Pare si sia reso conto del pasticcio anche lo stesso assessore Spinelli che si è mostrato meno rigido e sbrigativo, dichiarando la volontà di trovare una soluzione pur senza indicare ancora tempi e modi. Spinelli ha spiegato di “avere le mani legate” da un parere dell’avvocatura della Provincia che prefigura un possibile danno erariale se lo stabile fosse affidato come da accordo ad Appm ad un affitto che non strangoli l’associazione.

 

Il riferimento è ad una norma giuridica risalente all’epoca di Dellai che però dovrebbe essere superata da una successiva decisione della giunta Rossi che permette di assegnare stabili pubblici (il palazzo è di Patrimonio Trentino), senza badare al mercato quando sono assicurate le finalità sociali di chi diventa assegnatario. È il caso di Appm ed è la via d’uscita del pasticcio che per altro porterebbe l’associazione a poter usufruire gratuitamente degli spazi di via Manzoni.

 

Una soluzione tutta politica dunque e di una politica che guarda al bene comune piuttosto che ad un portafoglio pubblico che non si può gonfiare a danno di un’azione sociale vitale e svolta oltretutto per conto dei Comuni e della stessa Provincia. Spinelli si sarebbe mostrato disponibile ad approfondimenti fin qui mai sondati e avrebbe promesso una risposta definitiva in tempi brevi. Quella che verrà – (si spera a giorni e non a mesi) - non sarà solo la risposta ad Appm ma un segnale a tutta la comunità trentina che crede nell’importanza del lavoro a favore dei giovani.

 

Per l’assessore provinciale, ma ancor di più per il presidente Fugatti e l’assessora Segnana, (fin qui muti sulla vicenda) è un’occasione per dimostrare nei fatti e non nelle sole parole che nella loro agenda di governo i temi sociali non sono in fondo alla lista. Se non fuori lista.

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