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Bruno è morto in pista davanti ai figli, a giudizio cinque persone

E' successo nel 2018. Ieri si è svolta l'udienza preliminare per i cinque indagati. Si è stabilito un primo acconto per il risarcimento di circa 250 mila euro

Pubblicato il - 17 gennaio 2020 - 08:41

TRENTO. Sono stati rinviati a giudizio tutti e cinque gli indagati per la morte di Bruno Paoli, lo sciatore che il 21 gennaio del 2018 stava percorrendo in Panarotta una pista blu di raccordo, con l'8% di pendenza, quando è precipitato nel dirupo davanti i figli, sbattendo violentemente la testa e riportando numerose ferite che lo hanno portato alla morte. (QUI L'ARTICOLO)

 

Ieri si è svolta l'udienza preliminare per gli indagati. Rinviati a giudizio per omicidio colposo sono: Fabrizio Oss, presidente e legale rappresentante della Panarotta srl, Alberto Pedrotti, delegato alla sicurezza della società sciistica, Renzo Gaiga, responsabile delle sicurezza delle piste, Silvio Dalmaso, dirigente del Servizio turismo della Provincia di Trento e Gianfranco Mittempergher, incaricato della vigilanza sugli impianti a fune per conto della stessa Provincia.

 

E' stata avanzata una richiesta di risarcimento che ammonta a circa un milione e 200 mila euro. Ieri è arrivato un primo riconoscimento di 250 mila euro.

 

La Procura contesta alla società che gestisce la pista, fra le altre cose, di non aver messo in atto tutte le misure di sicurezza necessarie, in particolare di aver ignorato le segnalazioni della Forestale sulla pericolosità di alcuni punti e di non aver predisposto una rete di protezione per le uscite di pista.

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