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Contrabbando internazionale di gasolio, 7 milioni di litri importati illegalmente dal Brennero in un anno

Sgominata una vera e propria associazione a delinquere dedita al contrabbando di carburante (fatto passare per "olio lubrificante"). Dalla Germania veniva fatto arrivare illegalmente e con documenti falsi in Italia. Sequestrati depositi, distributori e anche una barca da diporto lunga 18 metri

Pubblicato il - 17 luglio 2020 - 11:31

BOLZANO. Avevano svariati depositi, cisterne e anche una barca da diporto e, in un anno, hanno fatto passare dal Brennero circa 7 milioni di litri di gasolio di contrabbando grazie ad un articolato sistema.

 

L'operazione, coordinata dalla Procura di Bolzano e con il prezioso contributo in ambito europeo di Eurojust, ha sgominato una vera e propria associazione a delinquere con l'arresto di sette persone e il sequestro di tre depositi commerciali, tredici distributori stradali di carburante, trentaquattro tra motrici, semirimorchi e cisterne adibiti al trasporto del carburante, un imbarcazione da diporto lunga 18 metri, timbri metallici contraffatti destinati alla creazione di falsi documenti di trasporto, sessanta rapporti finanziari (fra conti correnti, certificati di deposito, titoli ecc.), quote societarie e denaro fino alla concorrenza di 4,3 milioni (in fase di esatta quantificazione).

 

 

Nel complesso, risultano indagate diciannove persone per i reati di associazione a delinquere finalizzata al contrabbando di prodotti energetici, aggravato dalla quantità del prodotto commercializzato e dalla natura transnazionale degli illeciti. Denunciate anche sette società italiane e una della Repubblica Ceca per non aver impedito e, anzi, per aver agevolato i reati di associazione a delinquere finalizzata all’evasione dell’accisa di prodotti della carburazione.

 

L’attività investigativa, coordinata inizialmente dalla Procura del Tribunale di Trento e, quindi, dalla Procura di Bolzano, e che ha impiegato più di 200 finanzieri e doganieri impegnati in Campania, Lombardia, Puglia, Toscana, Abruzzo e Basilicata, è partita dal controllo di un’autocisterna effettuato dalla Guardia di Finanza di Bressanone alla barriera autostradale A/22 di Vipiteno. Le indagini (sviluppate in collaborazione con il Reparto Antifrode dell’Ufficio delle Dogane di Bolzano dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli)  hanno permesso di disarticolare un’agguerrita associazione a delinquere a carattere transnazionale che, in un solo anno,
attraverso il valico del Brennero, ha “importato” illegalmente in Italia circa 7 milioni di litri di gasolio.

 


 

Per realizzare la frode (limitatamente alle accise, l’imposta evasa, in soli dodici mesi, ha superato i 4 milioni di euro), l’organizzazione si è avvalsa di alcune società “cartiere”, prive di qualsivoglia consistenza economica, strutture operative o personale dipendente, a nome delle quali venivano emessi i documenti (anch’essi fittizi) utilizzati per scortare la merce lungo il viaggio in territorio italiano.
 

In sintesi, il meccanismo illecito funzionava così. Dall’Italia partivano le autocisterne vuote, che si dirigevano verso un deposito compiacente situato in Germania, a Lübben, dove veniva caricato il gasolio, falsamente classificato come “olio lubrificante” (quindi non soggetto ad accisa). Le autocisterne piene facevano quindi rientro in Italia, percorrendo un primo tratto su strada, da Lübben fino alla cittadina austriaca di Wörgl. Da qui venivano caricate su rotaia e, attraverso il servizio “Ro.La.” (acronimo del termine tedesco Rollende Landstrasse – autostrada viaggiante), giungevano fino a Trento, scortate da una semplice lettera di vettura.

 

Una volta “sbarcati” a Trento, i conducenti delle autocisterne distruggevano le lettere di vettura e proseguivano il viaggio verso un deposito commerciale di prodotti petroliferi nell’hinterland milanese. Durante questo tragitto, la merce veniva classificata come “gasolio” e scortata da documenti non genuini, che attestavano falsamente che il prodotto aveva già assolto l’accisa ed era diretto verso un operatore autorizzato allo stoccaggio. Pertanto, in caso di controlli su strada da parte delle forze di polizia, i carichi risultavano formalmente ineccepibili.

Il gasolio trasportato veniva così scaricato all’interno dei serbatoi di stoccaggio presenti nel deposito commerciale, i cui responsabili erano conniventi con i membri dell’organizzazione criminale scoperta. Dal deposito partivano altre autocisterne, per rifornire dei distributori stradali di carburante non rientranti nel circuito delle grandi marche, alcuni dei quali di proprietà di soggetti inseriti nella stessa organizzazione criminale.

 

 

A questo schema base, dal mese di marzo 2019, si è aggiunta una variante che ha visto l’utilizzo del “Ralpin Sa” (che è il corrispondente svizzero del servizio “Ro.La.”) lungo la tratta Friburgo in Brisgovia (Germania)–Novara, con destinazione finale il medesimo deposito italiano dell’hinterland milanese.

 

L’evasione non ha interessato soltanto le accise ma anche l’I.V.A. gravante sulla commercializzazione del prodotto; infatti, anche le società che cedevano il gasolio ai
distributori stradali
non adempivano ad alcun obbligo tributario e non provvedevano al versamento dell’I.V.A. addebitata ai clienti e da questi regolarmente pagata. L’ammontare totale dell’imposta evasa è quindi in fase di quantificazione.

Le investigazioni hanno permesso d’individuare l’intera filiera illecita, dal vertice ai contabili, dai responsabili in loco dei vari depositi ai numerosi trasportatori, dai molteplici prestanomi delle società̀ ai compilatori dei documenti falsi.

 


 

Al fine di rendere più efficace l’apparato investigativo, da alcuni mesi, il comando regionale Trentino Alto Adige della Guardia di Finanza ha avviato la sperimentazione di un “test speditivo” sviluppato dall’Università degli Studi di Trento, che, in base al tipo di reazione manifestata, permette di definire, immediatamente, l’effettiva genuinità del prodotto trasportato, prescindendo quindi da quanto indicato sui documenti di trasporto o dalla necessità di effettuare dispendiosi approfondimenti d’indagine.

Al danno erariale come sopra accertato, si deve aggiungere il pericolo potenziale per l’ambiente e i mezzi di trasporto derivante dall’immissione in commercio di prodotti energetici non a norma, che ignari consumatori acquistano presso distributori di carburanti presenti sul territorio nazionale. L’attività illecita, considerato il volume di prodotto illegalmente commercializzato, ha causato anche un’inevitabile distorsione del mercato, penalizzando gli operatori onesti già provati dalla grave crisi che ha colpito il settore.

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