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Coronavirus, l'incubo infinito nelle Rsa. Mancano infermieri e oss, Upipa: ''Alcune strutture Covid non predisposte per l'ossigeno. Costretti a cercare personale fuori regione''

I contagi all'interno delle Case di Riposo sono più diffusi rispetto la prima ondata anche se, in alcuni casi, con conseguenze meno gravi. Tra le criticità più sentite c'è la mancanza di personale. "Lo stiamo cercando anche fuori regione ma è molto difficile" spiega Francesca Parolari di Upipa. Massima attenzione anche sulle nuove strutture che da Rsa di transizione diventano Rsa Covid: "Non tutti possono offrire standard come quella di Volano soprattutto per la predisposizione dell'ossigeno"

Di Giuseppe Fin - 30 novembre 2020 - 04:01

TRENTO. Operatori chiamati a fare in continuazione straordinari, turni infiniti, stanchezza e tanta paura. Se i dati ufficiali sembrano mostrare un rallentamento di questa grave epidemia, l'allarme rimane alto nelle Case di riposo trentine.

 

In queste strutture non si può tirare il fiato. Non basta dire che il Trentino “è stato il primo a mettere in campo Rsa di transito o covid” come ha fatto sabato il presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti dimenticandosi, peraltro, di dire che è stata un'intuizione d'emergenza arrivata da Upipa, l'organo che rappresenta le case di riposo trentine.

 

Ogni giorno si contano nuovi morti, nuovi ammalati gravi e questa seconda ondata ha riportato alla luce vecchi punti deboli, tra questi c'è la mancanza di personale. Il Covid-19 non dà un attimo di respiro alle case di riposo alle prese con una costante ricerca di infermieri ma anche Oss.

 

Sabato scorso è stata colpita la Rsa di Transacqua ma nelle ultime settimane il virus è entrato in altre case di riposo portando morte e dolore. Una parte delle strutture che alla prima ondata erano riuscite a resistere all'infezione, in questa seconda sono cadute. Basta pensare che su circa 45 strutture gestite da Upipa, ad oggi, sono meno di quindici quelle che si possono definire ancora libere dal Covid. Inutile, quindi, l'auto incensarsi da parte delle istituzioni. 

 

I dati dicono che il contagio è molto più diffuso rispetto alla scorsa primavera anche se i casi gravi sono leggermente meno. “Durante l'estate tutte le strutture sono riuscite a mettere in campo dei piani Covid ad hoc che hanno portato a una riorganizzazione complessiva. Non è stato semplice” ci dice Francesca Parolari presidente di Upipa che fin dall'inizio è stata in prima linea per coordinare le attività nelle varie case di riposo per cercare di dare delle risposte alle tante necessità. “Purtroppo il virus è molto diffuso nella comunità – spiega Parolari – ed è per questo che si è propagato anche all'interno delle Rsa”.

 

Il problema più sentito rimane il personale. Infermieri e Oss non si trovano e alcune strutture sono costrette a cercare personale fuori dai confini provinciali dove però la situazione non è facile. “Stiamo avendo moltissime difficoltà a trovare personale socio sanitario. Un problema del genere lo stiamo affrontando chiedendo agli operatori occupati di dare di più”. Saltano i riposi settimanali, i turni diventano lunghissimi e la stanchezza in alcuni casi è insopportabile.

 

“E' uno sforzo enorme quello che stanno facendo tantissimi operatori e per questo dobbiamo ringraziarli. Ma quello della mancanza di personale è un problema che deve essere affrontato. Fino ad oggi si è fatto poco e deve essere invece messo sul tavolo perché così non si può andare avanti”.

 

Quando si ammalano gli operatori devono rimanere a casa circa due settimane. E' inevitabile che in una situazione di emergenza le difficoltà nelle Case di riposo aumentino. Purtroppo, però, vi è una mancata programmazione del personale. “E' un problema che ci portiamo avanti da prima dell'epidemia – spiega Francesca Parolari – e non è possibile che ci troviamo ora in queste condizioni. Ci sono scelte politiche e universitarie che devono essere riviste perché non è accettabile arrivare a lamentarsi che ci rubiamo il personale quando basterebbe avere un numero maggiore di persone. Ci hanno detto che a dicembre usciranno circa 50 nuovi laureati in infermieristica. E' un numero troppo basso, solo le nostre Rsa sono una cinquantina ma poi ci sono anche i bisogni dell'azienda sanitaria. Così non va bene”.

 

I problemi però non sono ovviamente finiti. Sabato l'assessora Stefania Segnana, ha spiegato che la Rsa Covid di Volano, la struttura che ospita i soggetti che hanno contratto il Covid e che hanno la necessità ossigeno, sta terminando i posti a disposizione. Per questo alcune strutture di transito come quelle di Dro, Tione, Ala e San Vendemiano sono diventate Covid. Nuove funzioni che richiedono inevitabilmente anche il personale per essere portate avanti. Ma devono avere pure determinate caratteristiche che, secondo Upipa, non sempre ci sono per seguire i malati Covid gravi. 

 

“Alcune di queste strutture citate dall'assessora – spiega Parolari – non sono certamente nuove e non hanno sempre la possibilità di mettere a disposizione, come accade invece a Volano, l'ossigeno alla testa di ogni letto che è fondamentale per gli ammalati. E' in corso anche una programmazione del personale, la gestione degli ospiti è diversa e non è per nulla semplice, non si può fare da un giorno all'altro. La struttura di Volano era nuova e si poteva adibire a tutto questo. Per le altre dobbiamo stare molto attenti, il piano funziona se c'è collaborazione, rete e soprattutto confronto tra azienda sanitaria e noi”.

 

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