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Costi troppo alti e capienza al minimo, il parco acquatico si arrende. “Non riapriremo. Secondo le disposizioni, su 1700 persone potrei farne entrare 130”

Il parco acquatico Riovalli di Cavaion Veronese non riaprirà per l'estate. Le restrizioni imposte dai protocolli di sicurezza, le procedure e l'innalzamento automatico dei costi hanno spinto la direzione a decidersi per la chiusura, lasciando a casa una trentina di dipendenti. Il proprietario: "Lasciati soli dal governo. Anche con le nuove disposizioni del Veneto, come posso garantire al cliente di usufruire dei servizi per cui ha pagato?"

Pubblicato il - 25 maggio 2020 - 12:53

CAVAION VERONESE (VR). “Le disposizioni astringenti del DPCM del 17 maggio, rese meno restrittive dall’ordinanza del Governatore del Veneto Luca Zaia del 23 maggio, non hanno comunque creato i presupposti affinché il nostro parco possa pensare di riaprire”. Commenta così, il proprietario dell'Acquapark Riovalli di Cavaion Veronese, Vanni Orlandi, le nuove disposizioni sulla Fase 2.

 

Nonostante il via libera dato da Venezia per la riapertura dei parchi di divertimento, con annessi protocolli di sicurezza per il contenimento del virus, le troppe restrizioni hanno spinto la direzione dell'acquapark a rinunciare. Determinante è infatti le complicata gestione degli spazi, che secondo il decreto del governo dovrebbero mettere a disposizione di un singolo cliente uno specchio d'acqua di almeno sette metri quadri.

 

“Con questa nuova ordinanza – continua Orlandi – la Regione ha concesso l'utilizzo di tutte le strutture compresi gli scivoli, resta però un problema sostanziale ovvero la gestione dello spazio. Con la norma del governo sugli spazi, infatti, in un parco come il nostro che ha una capienza massima di 1700 persone, secondo le disposizioni, soltanto 130 possono stare in acqua nello stesso momento. Quindi, come posso fare a garantire che tutti i clienti usufruiscano di tutti i servizi per cui hanno pagato? Dovrei mettermi a controllare quanto tempo trascorre in acqua ogni singolo cliente e questo è impensabile”.

 

A complicare ulteriormente le cose, inoltre, ci sarebbero le norme per la corretta sanificazione di bagni, docce e aree comuni, oltre ai controlli per il rispetto di distanze di sicurezza e utilizzo dei dispositivi di protezione. “A fronte di tutto questo saremmo costretti ad aumentare il prezzo d’ingresso e questo non lo vogliamo fare – ha commentato Orlandi - da sempre il parco acquatico Riovalli ha infatti adottato una politica di abbattimento dei costi per venire incontro il più possibile al suo target di clienti, che per la maggior parte sono famiglie. Abbiamo scelto di essere una realtà low cost per far fronte anche all’esigenza di moltissime famiglie che da sempre ci scelgono come riferimento per le loro vacanze, perché altrove non potrebbero farlo. Tra le altre cose per quest’anno avremmo inaugurato una nuova attrazione, lo scivolo 'Arlecchino' tanto atteso e che per noi ha significato un investimento oneroso che non avremo modo di ammortizzare”.

 

A subire le conseguenze della chiusura vi saranno anche i lavoratori del parco, circa una trentina di persone. “Quest'anno resteranno a casa – continua – inoltre, dalle poche e confuse indicazioni fornite, non è chiara nemmeno di chi sia la responsabilità penale e civile se a qualcuno dei nostri clienti succedesse qualcosa”.

 

Ci dispiace molto per i nostri clienti, il nostro parco negli ultimi anni è diventato punto di riferimento per oltre 70mila persone provenienti da diverse province intorno al nostro lago e anche da paesi stranieri, che amano villeggiare nel nostro Paese. Ci rendiamo conto che la situazione non è affatto semplice da gestire da parte del Governo, tuttavia è chiaro: rispettare queste disposizioni per noi non è possibile. Nella speranza che le cose possano cambiare e le condizioni possano essere favorevoli, ci riserviamo la possibilità di aprire magari nel mese di luglio”.

 

Non rientrando nelle categorie che possono usufruire del Decreto Cura Italia, il Riovalli dunque valuterà il da farsi. “Noi non rientriamo, ovviamente in questo decreto – ha concluso Orlandi – poiché la nostra attività avrebbe aperto i battenti dal prossimo mese, quindi non siamo in nessuna delle categorie che lo Stato potrà sostenere con degli aiuti. Saremo soli”.

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