Dal fondo del lago di Varna rimosse oltre 6.000 bombe da fucile. Dal 2017 recuperati più di 33.000 residuati bellici
Sul fondo del lago, a qualche chilometro da Bressanone, c'è un vero e proprio arsenale della Grande Guerra. Da anni gli sminatori dell'esercito sono impegnati nel recupero di manufatti bellici, gettati dagli austro-ungarici in ritirata. L'estate scorsa erano stati rimossi oltre 4500 residuati esplosivi

BOLZANO. Sul fondo del lago di Varna, a qualche chilometro da Bressanone, c'è un vero e proprio arsenale della Grande Guerra. Da anni gli sminatori dell'esercito sono impegnati nel recupero di residuati bellici, gettati dagli austro-ungarici in ritirata. L'estate scorsa erano stati rimossi oltre 4500 residuati esplosivi (QUI ARTICOLO), quella precedente erano stati rimossi 3094 pericolosi ordigni esplosivi più 6000 bombe da fucile, mortai e bombe a mano (QUI ARTICOLO).

Sono ben otto, ad oggi, le campagne di bonifica in questo lago, luogo di esercitazione dell'esercito imperiale già dal 1840 e poligono di tiro dalla costruzione della roccaforte di Fortezza. Ora, alle otto campagne, se ne aggiunge un'altra. Gli artificieri dell’Esercito Italiano, appartenenti al 2° reggimento genio guastatori ed il Nucleo SDAI di Ancona, appartenenti al Comsubin della Marina Militare, chiamati dal Commissariato del Governo di Bolzano, hanno infatti effettuato l’ennesima campagna di bonifica nelle acque del lago, iniziata l'8 giugno e conclusasi ieri, venerdì 19 giugno.

Dagli operatori della Marina sono state rimosse ben 6064 bombe da fucile austriache della Prima Guerra Mondiale, che vanno ad aggiungersi ai 33.862 manufatti inesplosi che sono stati tolti dal fondo del lago dal 2017 e consegnati, per la relativa
distruzione (in sito idoneo), agli stessi guastatori della Brigata Alpina “Julia”.

E’ bene ricordare, sottolineano i militari, a chiunque dovesse imbattersi in oggetti che per forme e dimensione possano richiamare un ordigno esplosivo o parti di esso, che questi manufatti possono essere molto pericolosi e pertanto non devono essere toccati o manomessi in alcun modo, ma ne va denunciato immediatamente il ritrovamento alle Forze dell’Ordine locali, come Capitanerie di Porto o alla più vicina stazione dei Carabinieri, così da consentire l’intervento dei specialisti di Esercito e Marina Militare, al fine di ripristinare le condizioni di sicurezza del nostro territorio.













