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Gestione illecita di rifiuti, il Noe mette i sigilli ad un impianto trentino e sequestra un'area di 22 mila metri quadri trasformata in discarica abusiva

Sono stati messi i sigilli all’impianto di recupero di rifiuti della società Bianchi di Isera che già a marzo era stato in parte sequestrato. Nel mirino dei carabinieri anche un'area di circa 22 mila metri quadrati diventata una discarica abusiva

Di gf - 13 ottobre 2020 - 16:34

ISERA. Una gestione illecita dei rifiuti che nemmeno dopo un primo sequestro parziale dell'impianto si è fermata. Tonnellate di rifiuti miscelati abusivamente tra di loro per poi, direttamente o combinati con il cemento, utilizzati per la realizzazione di sottofondi stradali, riempimenti di vario tipo, opere edilizie, copertura di discariche. Alcuni dei materiali provenivano direttamente da bonifiche d'amianto. Un'attività illegale seguita passo dopo passo dal carabinieri nel nucleo operativo ecologico di Trento, il Noe, e che grazie alle indagini ha portato ai sigilli alla ditta Bianchi.

 

Nel marzo scorso, i carabinieri del Noe con l’ausilio del Nucleo Ispettivo dell’Appa e il supporto del Nucleo Operativo Specialistico del Corpo Forestale Trentino, avevano sottoposto a parziale sequestro l’impianto di Isera poiché l’azienda gestiva i rifiuti rendendo artificiosamente difficoltosa la loro tracciabilità e in molte occasioni, senza sottoporli alle analisi previste dall’autorizzazione ambientale, li miscelava abusivamente come già detto. (QUI L'ARTICOLO)

 

Il sequestro aveva riguardato alcune baie di stoccaggio dei rifiuti e l'impianto di miscelazione che consentiva il materiale di essere legato con il cemento. Questo aveva permesso di salvaguardare il lavoro dei dipendenti ma purtroppo non ha bloccato la gestione dell'impianto fuori dalle norme del settore.

 

L’azione di monitoraggio promossa dalla Direzione Distrettuale Antimafia, coordinata dal procuratore Sandro Raimondi e dai sostituti Alessandra Liverani e Davide Ognibene, ha consentito ai Carabinieri del Noe, con l’ausilio del Nucleo Ispettivo di Appa, di accertare come la ditta perseverasse nella propria azione.

 

 

Oltre a quanto accertato nelle prime fasi d’indagine, la società, attraverso il sistema del “giro bolla”, prendeva del materiale da alcuni terreni in Valle dei Laghi classificato come rifiuto ed invece di portarlo all'impianto per sottoporlo a operazioni di recupero, li inviava direttamente in una cava a Mori facendoli risultare, con un giro di bolle, non più rifiuti.

 

Il gip Enrico Borrelli visto la situazione ha quindi disposto un doppio sequestro che ha visto, di fatto, l’apposizione dei sigilli all’impianto di recupero di rifiuti della società Bianchi di Isera quale extrema ratio per impedire la prosecuzione e reiterazione della condotta. Oltre a questo è stata sequestrata anche un'area di circa 22 mila metri quadrati, nella quale, proprio in ragione del conferimento ripetuto e sistematico di rifiuti di fatto mai recuperati, si è realizzata discarica abusiva.

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