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Rifiuti contaminati da amianto miscelati e rivenduti per fare fondi stradali e opere edilizie: maxi sequestro alla Bianchi di Isera

Una vera e propria task force si è presentata ieri mattina presto presso una delle più importanti aziende trentine che operano nell’ambito delle attività di scavo e movimentazione terra, riciclaggio di rifiuti speciali e bonifiche ambientali di siti contaminati. I carabinieri del Noe di Trento hanno perquisito la discarica e la cava di Mori e contestualmente sono intervenuti anche i Carabinieri del Noe di Brescia nel Comune di Prevalle 

Pubblicato il - 05 marzo 2020 - 11:45

ISERA. L'accusa è che recuperate ingenti quantità di rifiuti contaminati da amianto li avrebbe poi rivenduti come materia prima. Ma non è tutto: l'azienda avrebbe gestito i rifiuti rendendo appositamente difficoltosa la loro tracciabilità e in molte occasioni, senza sottoporli alle analisi previste dall’autorizzazione ambientale, li avrebbe miscelati abusivamente tra di loro per poi, direttamente o combinati con il cemento, utilizzarli per la realizzazione di sottofondi stradali, riempimenti di vario tipo, opere edilizie, copertura di discariche.

 

Una vera e propria task force si è presentata ieri mattina presto presso una delle più importanti aziende trentine che operano nell’ambito delle attività di scavo e movimentazione terra, riciclaggio di rifiuti speciali e bonifiche ambientali di siti contaminati. Le attività di verifica, predisposte dal Comando Carabinieri per la Tutela Ambientale, sono scaturite da una segnalazione relativa all’impropria gestione di una ingente quantità di rifiuti contaminati da amianto provenienti da Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso, che, invece di essere smaltiti come previsto dal piano di bonifica e dal pubblico capitolato in apposita discarica, sarebbero stati invece recuperati dalla Biachi s.r.l. di Isera e rivenduti come materia prima per l'edilizia.

 

 

I Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Trento, congiuntamente agli ispettori del Nucleo investigativo dell’APPA e il supporto del Nucleo Operativo Specialistico del Corpo Forestale Trentino, del Servizio Minerario e dell’Ispettorato del Lavoro, nel corso della perquisizione oltre a rilevare, all’interno delle aree aziendali, degli stoccaggi abusivi di terre contaminate da amianto provenienti da Prevalle (nel bresciano), hanno accertato anche la quasi totale difformità dell’impianto rispetto a quanto previsto dall’autorizzazione ambientale e hanno dunque proceduto al sequestro di gran parte delle aree adibite dall’azienda alle ipotizzate illecite attività di gestione dei rifiuti, degli apparati di vagliatura e addizione del cemento e della cava di Mori, sempre di proprietà della Bianchi S.r.l., dove venivano abusivamente stoccati i rifiuti prodotti nell’impianto di Isera.

 

Contestualmente anche i Carabinieri del Noe di Brescia, su indicazione dei colleghi del Noe di Trento, accertato che nel Comune di Prevalle la Bianchi S.r.l. stava effettuando, senza il prescritto piano di bonifica, la lavorazione di terre contaminate d’amianto, procedevano al sequestro del sito.

 

L’azienda, nonostante l’importante sequestro, potrà comunque continuare a lavorare nella parte dell’impianto dove vengono lavorati i materiali riciclati non legati e ad utilizzare tutti i mezzi d’opera. E ora i legali dell'azienda potranno fare le loro deduzioni in attesa dell'apertura del processo. Sul sequestro dovrà ora esprimersi la Procura della Repubblica di Rovereto, mentre le posizioni dei responsabili sono al vaglio della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Trento, coordinata dal Procuratore Distrettuale Sandro Raimondi, poiché le ipotesi di reato riguardano le attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti.

 

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