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Il virologo Crisanti: “La discesa si è fermata, se i contagi non rallentano il prossimo inverno avremo problemi”

I contagi tornano a salire, preoccupazione in vista dell’autunno-inverno, il virologo Crisanti: “Stiamo perdendo un’occasione dovevamo sfruttare le temperature alte, quando il virus fatica maggiormente a circolare, per avvicinare allo zero la sua presenza”

Pubblicato il - 19 giugno 2020 - 12:05

 TRENTO. Per molti Andrea Crisanti, direttore di Microbiologia e Virologia dell'Università di Padova, è l’uomo che ha salvato il Veneto dal coronavirus, la regione nonostante sia stata fra i territori maggiormente colpiti dall’epidemia è fra quelle che meglio si sono attrezzate per combatterla e, adottando la strategia dei “tamponi a tappeto” (circa 10mila al giorno), è riuscita a superare la fase critica. I meriti, almeno in parte, sono da attribuire alla task force veneta composta da vari esperti, fra cui Crisanti.

 

Il virologo, intervistato da “Il Messaggero”, ha commentato la situazione attuale, rispetto all’evolversi della pandemia, precisando che se da un lato i numeri dei contagi si sono abbassati dall’altro sarà necessario tener alta l’attenzione “perché – ha spiegato al quotidiano romano – i nuovi casi sono costanti, non diminuiscono da settimane, gli scostamenti sono poco significativi”.

 

Secondo il virologo, un segnale che qualcosa non sta funzionando. Un esempio su tutti: in Lombardia, come fa notare Crisanti i casi sono tornati a salire, anche perché a Milano non starebbero proseguendo con il tracciamento dei casi indispensabile per isolare i possibili contagiati.

 

Come sottolineato dal virologo queste settimane sarebbero dovute servire per portare vicino a zero i casi positivi, “in modo da ridurre al massimo la base di infetti per quando tornerà il freddo e la situazione climatica sarà favorevole a Sars-CoV-2”.

 

Eppure le cose non stanno andando per il verso giusto, molte Regioni stanno abbassando la guardia: “Stiamo perdendo un’occasione – ha ribadito il virologo a il Messaggero – dovevamo sfruttare le temperature alte, nei giorni in cui il virus fatica maggiormente a circolare, per avvicinare allo zero la sua presenza. Invece, la discesa si è fermata”. A preoccupare è soprattutto il periodo fra autunno e inverno quando il virus potrebbe riacquistare vigore e, considerando che molti elementi dell’epidemia rimangono poco conosciuti, potrebbe tradursi in un nuovo lockdown, ulteriori contagi, ospedali saturi e purtroppo anche altri decessi.  

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